È doloroso apprendere come, nel 2021, si possa ancora morire sul lavoro come duecento anni fa. Non solo: si muore di più. I dati parlano chiaro: dall’inizio dell’anno si è registrato un incremento dell’11,4%, e la cosa non può che preoccuparci fortemente.

La notizia della morte di Andrea Recchia, trentasettenne operaio della Ferrero mangimi ci colpisce duramente, perché si aggiunge alla lunga scia di morti di cui apprendiamo tutti i giorni dagli organi di stampa: Luana D’Orazio a Prato, Maurizio Gritti a Calcinate erano solo gli ultimi di un elenco che sembra non avere mai fine.

Questa scia di sangue va fermata. Siamo di fronte a un’emergenza nazionale la cui soluzione non può essere più rinviata. Nessun settore è estraneo a queste tragedie, mentre nel contempo si depotenziano gli strumenti di controllo: sono anni che i responsabili di INPS e INAIL lamentano carenze di organico proprio in quei settori che sarebbero determinanti per arrestare, od almeno ridurre fortemente, la lunga scia di morti bianche

La sicurezza nei luoghi di lavoro deve rientrare tra le priorità del nostro Paese e, di conseguenza, il Recovery plan nella sua versione definitiva non potrà non tenerne conto.

Oggi, purtroppo, possiamo solo esprimere vicinanza alla famiglia di Andrea  ma, nel contempo, non possiamo esimerci dall’invocare con forza un piano di investimenti sulla prevenzione e per ricordare che gli incidenti sul lavoro non sono una casualità ma il frutto di politiche di riduzione di diritti e tutele.

 

Coordinamento Provinciale Articolo Uno Parma

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