Sul caso dei bonus per i centri estivi i conti non tornano e il Comune di Parma dovrebbe dare una spiegazione ai cittadini. Tanti veramente i fondi provenienti dalle Regione (600.000 euro) e non pochi quelli aggiunti dal Comune (130.000 euro) per cui si fa fatica a capire come mai se il tetto massimo per ogni bambino (0-13) definito dai criteri Regionali è di 336 euro e siano stati erogati solo 700 bonus (per Isee veramente bassi, si parla di 7000 euro, ma sono voci di corridoio). Poiché 336 moltiplicato 700 fa 235.200 e non 600.000 il comune dovrebbe avere in cassa ancora moltissimi fondi da erogare alle altre famiglie. Ma tutto tace e i criteri utilizzati per “incontrare” il bonus comunale e il contributo regionale sono male interpretabili anche nel bando emesso, che in teoria, grazie al contributo del comune potrebbe accontentare una platea molto più alta di famiglie e di bambini, non solo quelle estremamente indigenti. Le famiglie hanno bisogno di questo servizio, ma non solo: il Centro estivo infatti, soprattutto dopo questo anno e mezzo di pandemia, non è solo questione di conciliazione famiglia/lavoro: per molti bambini e bambine diventa una esperienza importantissima per la sua creatività, socialità e per lo stimolo sportivo, culturale, relazionale che offre prima di una estate per alcuni troppo calda o troppo rinchiusa tra quattro mura o nel parchetto sotto casa.

Leggendo il regolamento comunale per la determinazione delle tariffe dei servizi per l’infanzia nell’ultima versione del 2016, si nota una interpretazione dei bisogni delle famiglie assolutamente legata all’Isee e non alle condizioni reali della famiglia del bambino quali le reti familiari allargate, la situazione lavorativa dei genitori, situazioni di malattia. Come abbiamo spesso fatto notare amaramente è stato completamente eliminato il fattore “quoziente Parma” che offriva criteri più compositi ed oggettivabili con un algoritmo Isee più consono a riflettere unbisogno reale, criterio che in questo frangente sarebbe stato comunque molto utile. Ma anche così i conti non tornano, i fondi ci sono e in pochi li hanno ricevuti.

Chiediamo quindi al Comune di rispondere alle nostre domande su questo “giallo” dei bonus non erogati, sperando che le famiglie che sono state escluse e con Isee non certo “ricchi” siano fornite di quei contributi che permettono loro di prenotare le attività per i loro figli non solo con il criterio del risparmio ma anche con quello della qualità e della praticità ai fini della conciliazione con il lavoro che, per fortuna, per molti continua.

Il gruppo consiliare PD Parma

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