Sono molti i docenti parmensi che ogni 48 ore, pagando, si sottopongono a tampone per verificare di non essere stati contagiati dal Covid 19 e quindi ottenere il green pass, indispensabile per accedere al lavoro. Fin qui è tutto secondo le norme, ma l’assurdo avviene quando nelle classi in cui operano questi insegnanti si verifica un caso di positività: l’Ausl di Parma, non ritiene sufficiente il tampone fatto a pagamento ogni due giorni, nonostante lo stesso sia ritenuto valido dal Ministero della Sanità per rilasciare il green pass, quindi sottopone d’autorità gli stessi docenti ad un altro tampone ma esso non è utile al rilascio del “certificato verde”, in pratica quasi contemporaneamente, a causa di un sadismo burocratico assurdo, i nostri colleghi per poter lavorare sono costretti a sottoporsi ad un triplo controllo invasivo nel giro di due giorni. Le precauzioni non sono mai troppe, ma tre tamponi in due giorni dei quali due a pagamento ci sembra un eccesso. La Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, tramite il suo coordinatore Salvatore Pizzo, fa notare che l’Ausl non ha condiviso i suoi protocolli da adottare in ambito scolastico con i rappresentanti dei docenti, forse lo ha fatto con appartenenti ad altre categorie che operano nel settore che non hanno titolarità giuridica a rappresentare professori, professoresse, maestri e maestre. A tutto questo va aggiunta la mancanza di rispetto dei consiglieri regionali del Pd e della Lega i quali non hanno mai risposto, né positivamente né negativamente, alla richiesta di offrire i tamponi gratis ai docenti che, per poter lavorare, sono costretti a pagarli di tasca propria.

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