Credenza dal Medioevo ma in Inghilterra e Giappone è opposta

 

 

Risale al Medioevo la superstizione sui gatti neri che porterebbero sfortuna quando li incontriamo, peggio ancora quando ci attraversano la strada.

Un preconcetto duro a morire contro il quale il 17 novembre si celebra una giornata in molti paesi del mondo, mentre il 27 ottobre si festeggiano proprio i felini dal manto scuro.

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I preconcetti che inducono ancora oggi diverse persone a fare gli scongiuri quando incontrano un micio dal pelo corvino, come accade in Italia, Stati Uniti e Spagna, dovrebbero vacillare già solo a fronte di molti altri paesi, come l’Inghilterra, la Scozia ed il Giappone, dove possedere o avvicinare un gatto è invece ritenuto invece un segno di prosperità e fortuna, ma la relatività di una credenza pare non bastare a sgretolarla.
Vedere un gatto nero che attraversa la strada è perciò ancora ritenuto un segno di sventura.

L’origine della superstizione

Di tale convincimento se ne trova traccia dal Medioevo quando, di notte, i cavalli venivano spaventati dagli occhi gialli dei gatti incontrati sulla via. Da qui pare sia nata la leggenda che accomuna i gatti al diavolo. Nello stesso periodo per molti popoli del Mediterraneo il gatto nero veniva associato ad una presenza demoniaca e alle streghe. E siamo ancora al Medioevo quando diversi Papi ne autorizzavano l’eliminazione per la loro presunta vicinanza col maligno. Al contrario, però, i marinai inglesi li volevano a bordo perché scacciavano la sfortuna e ancora oggi per inglesi, scozzesi e giapponesi incontrare un gatto nero per strada è di ottimo auspicio.
Nella totale confusione di abitudini, l’istituzione del black cat day ha l’obiettivo primario di abbattere tali convincimenti ed aumentare la confidenza con tutti i gatti a prescindere dalla razza, dal colore e dal sesso. La festa punta anche a stimolare i cittadini a prendersene cura (i gatti neri sono i meno adottati e riempiono le colonie di gatti randagi) scoprendo quali e quanti benefici hanno tali piccoli felini sull’uomo, appena identificati con maggiore precisione anche dalla scienza.
I gatti infatti, inclusi quelli dal pelo nero, più che portare sventura la scacciano perché sono in grado di far dimenticare il cattivo umore e abbattere l’ansia in chi li ospita, soprattutto se gli si dedicano dai 15 ai 40 minuti al giorno di coccole, giochi e carezze. L’efficacia delle ‘cure feline’ è stata osservata in una nuova indagine, pubblicata nei giorni scorsi su Plos One, rivista scientifica della Public Library of Science.

Tali benefici sono stati calcolati in centinaia di famiglie di 25 paesi diversi, superstiziosi o no inclusa l’Italia, durante un periodo particolarmente difficile della vita, e comune a moltissimi i cittadini del mondo: i lockdown vissuti nel 2020 a causa dalla pandemia in corso. Ricercatori di diversi paesi hanno raccolto l’andamento di tale lungo periodo nelle famiglie con animali domestici e descritto come le convivenze tra umani e gatti di ogni razza e manto abbiano piuttosto portato fortuna alle famiglie stesse eliminando in ben due terzi del corposo campione molte tensioni, cattivo umore e timori conseguenti il Covid. Nessun gatto né tantomeno nero ha fatto del male, magari trasmettendo l’infezione ai suoi conviventi umani come qualcuno invece sospettava, al contrario ha indotto molte ‘guarigioni’ dai molti effetti collaterali psicologici che la pandemia ha provocato nella maggioranza di noi alle prese con infezioni, mancanza di lavoro e chiusure forzate.

Insomma interagire con i gatti fa bene e per scoprirlo c’è il Gatto Nero Day il prossimo 17 novembre con numerose iniziative organizzate dalle centinaia di associazioni, gattili e rifugi della penisola che si prendono cura dei mici abbandonati e che organizzano eventi spontanee, a difesa di questi felini così vicini a noi tutti.

 

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