L’associazione NocargoParma ha scritto ai Membri della Commissione UNESCO affinché intervengano in tutela della Food Valley – patrimonio dell’umanità oggi gravemente minacciata, sia dal punto di vista della reale qualità ambientale del territorio sia per la sua immagine nel mondo, dal progetto di trasformazione dell’attuale aeroporto in Hub Cargo. Questo il testo della lettera:

Andrea Torreggiani
Nocargoparma APS

In data 15 novembre si è svolta l’assemblea annuale dell’Unione Industriali di Parma.

Come cittadini siamo culturalmente preparati al fatto che un imprenditore possa anteporre il buon esito dei propri affari agli interessi della comunità. Non ci si stupisce, tanto in un sistema che funziona esistono gli amministratori eletti proprio da noi cittadini che dovrebbero avere il compito di preservare il bene comune, contenendo le ambizioni di pochi a vantaggio di tutti.

Questo sistema a Parma è completamente saltato, non esiste più il controllo e il freno di chi amministra la res pubblica: i pochi hanno preso il completo sopravvento e allora si assiste a quello che è successo ieri.

I pochi possono permettersi di presentarsi come coloro a cui sta a cuore la qualità dell’aria e dell’ambiente del territorio annoverando tra le “buone azioni” da compiere per salvaguardare l’ambiente di tutti, quella di introdurre un aeroporto Cargo in nome e ad esempio della sostenibilità.

Ci spiace, ma un aeroporto Cargo NON è sostenibile in una città già altamente inquinata come la nostra.

NON è sostenibile se un terzo del serbatoio di un aereo viene scaricato in fase di decollo.

NON è sostenibile se si pensa di far atterrare e decollare aerei con apertura alare di 65 metri a 2.5 km dal centro della città, anche nelle ore notturne.

NON è sostenibile se il nostro è purtroppo il Paese Europeo dove si muore di più per inquinamento dell’aria.

Se si dichiara di avere a cuore la qualità dell’aria, oggi è il momento di eliminare fonti inquinanti non di aggiungerle.

Dal momento che il trasporto merci su aereo oltre ad essere la modalità più inquinante è anche la più costosa, nessuno ancora ci ha detto quali sarebbero le grandi aziende di Parma interessate ad utilizzare questa modalità e capaci di sostenere economicamente una tale infrastruttura. Presumiamo non certo “la pasta” che viene venduta a 1 euro al kg. Quindi? A chi serve? Oppure è solo una speculazione per recuperare i 50 milioni di euro che sono stati persi in questi anni, trasformando il nostro territorio da Food Valley-Capitale del cibo a Capitale della logistica sul modello, pubblicamente dichiarato fallimentare, di Piacenza?

Associazione NoCargoParma

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