Che ormai la Comunità Europea sia in gran parte una comunità di burocrati, lo hanno capito in molti, ma che sia pure una comunità in gran parte di cretini è facile dedurlo dalle cervellotiche iniziative che hanno colpito specialmente il nostro Paese: vino e olio cancerogeni, dieta mediterranea da eliminare, ecc. Cose, queste, che se non ci toccano personalmente possono danneggiare le nostre esportazioni. Sono idee che provengono da burocrati del nord, abituati a mangiare saracche ed a bere schifezze. L’ultima cretinata l’abbiamo toccata con mano udendo che non si doveva più dire “buon Natale” ma “buone Feste”. Sono stati pernacchiati non solo da noi italiani, ma da molti altri e la cretinata è rientrata, ma è un precedente da non sottovalutare.

Dopo questa doverosa premessa voglio parlare del Natale e di un suo simbolo: il presepio. Su questo argomento ho letto un bell’articolo di Marcello Veneziani e ne riprendo alcuni passi.
Il presepe rappresenta l’alleanza tra il cielo e la terra, tra uomini e animali, tra oriente e occidente. Nel presepe vediamo per la prima volta insieme bianchi e neri, uno dei magi era un moro e non suscitava razzismo. Nel presepe imparavamo a riconoscere ed amare la natura, la bellezza dei monti riprodotti in carta pesta, dei fiumi e dei laghetti, anche se erano specchietti di nostra madre o sorella; il muschio vero e la neve finta, il cielo stellato e quella grande stella posata su una grotta o una capanna che faceva trovare la strada ai magi.
Nel presepe acquistavano dignità gli animali più umili come il bue e l’asinello, primi caloriferi animati per un divino utente e i suoi genitori, poi c’erano le pecore e le oche e alcuni tranquilli cammelli.

Il presepe apre i cuori all’aspettativa, allo stupore, specialmente nei più piccoli. È un esempio di fiducia nell’avvenire, un comune amore per un bambino che nasce ed una fede che unisce. Una rappresentazione che non offende nessuno, né gli islamici né gli ebrei, che narra una storia avvenuta nei loro Paesi.
Per chi crede, il presepe è il sacro ad altezza d’uomo è spiritualità a domicilio. Chi dimentica il primo presepe fatto con la mamma quando eravamo piccoli?
Oggi in molte famiglie il presepe è andato purtroppo in disuso per essere sostituito dall’albero, visione più laica del Natale, incline ai regali che sono diventati quasi una ragion d’essere del Natale stesso. Il presepe invece dona una visione più religiosa, della vita, più italo mediterranea. L’albero viene dal nord, ricorda i lapponi e babbo Natale, anzi Santa Claus. Il presepe invece viene da Greccio, opera di San Francesco, il più italiano dei santi e il più santo degli italiani. Anche l’albero è bello, ma sta bene di fianco al presepe.

Parlando di Natale non si può però non ricordare un brano di don Primo Mazzolari, il santo prete mantovano, grande uomo di fede, che del Natale aveva quasi un culto.
“Le grandi feste cristiane sono come l’alta marea, raggiungono anche coloro che si sono allontanati o sono stati allontanati. A Natale c’è la più grossa onda del nostro mistero, che molti non riescono più, se non come reminiscenza, a ricongiungere alla venuta del Salvatore fra gli uomini. Il Presepio restituisce al cuore una naturale pietà, la quale si lascia andare senza controllo il giorno di Natale, proprio come un’onda del mare, che risponde a non so quale richiamo degli astri. Un po’ di cielo lo scorge chiunque quel giorno: direi che se lo trova dentro, e gli va dietro col desiderio, quasi senza accorgersene, e si scopre buono, senza sapere donde gli venga questa strana commozione che gli solleva l’animo. Questo dice in fondo che nessuno può sottrarsi a Colui che viene sempre. Viene sempre; sì, continua sempre a venire, fin quando gli uomini lo accoglieranno nel loro cuore, nella loro famiglia, nella loro società”.

L. D.

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