L’Emilia-Romagna, principale produttrice nazionale, colpita negli ultimi tre anni da calamità e fitopatie. Presentati a FuturPera nuovi strumenti di assicurazione

 


“Le calamità che hanno colpito il comparto della pericoltura negli ultimi tre anni, dalle gelate, alle fitopatie, passando per la cimice asiatica, hanno messo in ginocchio le nostre aziende. Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici e tutelare le imprese e le famiglie è strategico promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio”. Lo ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Nicola Bertinelli in occasione del convegno “Strumenti di gestione del rischio per la tutela delle produzioni e del reddito” organizzato da Coldiretti regionale in occasione dell’inaugurazione di FuturPera, la fiera dedicata alla valorizzazione della filiera pericola che ha preso il via oggi alla Fiera di Ferrara.

L’Emilia-Romagna, regione particolarmente colpita negli ultimi anni da gelate tardive e problemi fitosanitari, da sola produce il 66% delle pere italiane – fa sapere Coldiretti regionale – e per via del clima pazzo e degli attacchi di patogeni, negli ultimi cinque anni, la produzione di pere italiane è crollata a 400 milioni di kg (-48%) a fronte degli oltre 770 milioni di kg prodotti nel 2017, mentre le superfici destinate alla coltivazione diminuiscono del 15%.

Al convegno hanno preso parte, assieme al presidente di Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari, che ha fatto gli onori di casa, il presidente dell’Ente Fiera, Andrea Moretti, il numero uno di CSO Italy, Paolo Bruni, assieme al presidente Bertinelli. Sul palco si sono succeduti in qualità di relatori il prof. Felice Adinolfi del Centro Studi Divulga promosso da Coldiretti, Albano Agabiti, presidente dell’Associazione Nazionale Consorzi di Difesa (ASNACODI), la direttrice di ISMEA, Maria Chiara Zaganelli e il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo.

Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini.

“Il sistema di gestione del rischio deve fare un salto in avanti. L’agricoltura è esposta alla natura come nessun altro settore”, ha detto il prof. Adinolfi. “Una parte delle risorse della nuova PAC convergeranno sulla realizzazione di una rete di protezione per gli agricoltori che subiranno danni catastrofali. In modo che le assicurazioni tradizionali possano coprire la parte residua, così da poter abbassare le tariffe”.

“È necessario dotare gli agricoltori di nuovi strumenti di assicurazione” ha detto il presidente di ASNACODI, Albano Agabiti che ha aggiunto “e stiamo lavorando sulla possibilità di creare fondi mutualistici privati attraverso i quali i nostri soci potranno contare su un importante contributo da parte dello Stato”. “I cambiamenti climatici – ha proseguito Agabiti – rendono lo strumento assicurativo tradizionale insostenibile. Eventi atmosferici estremi un tempo si verificavano una volta ogni due decadi, adesso capitano tutti gli anni. Ci dobbiamo avvalere della tecnologia. Attraverso le risorse del primo pilastro potremo contare su un fondo catastrofale per tutte le aziende agricole. A quel punto sarà possibile allargare la platea assicurativa. Saranno determinanti i fondi mutualistici e quelli per la stabilizzazione del reddito. Ne abbiamo già attivi 10 in Italia, o che si occupano di stabilizzazione del reddito, o fondi mutualistici gestiti dagli agricoltori che fanno da supporto alle assicurazioni tradizionali”.

“Coldiretti è qui per confermare il suo impegno per tutelare il reddito dei suoi associati” ha detto il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo. “CI abbiamo sempre messo la faccia, come a Fieragricola, due anni fa, quando assieme alla Ministra Bellanova denunciammo il flagello della cimice asiatica. Il salto di qualità delle assicurazioni dovrà consistere nel mettere il reddito al centro di qualsiasi azione. Non solo ristorare i danni. Dobbiamo puntare a una formula che porti alla liquidazione del mancato reddito”.

“ISMEA è sempre stata attiva riguardo la gestione del rischio e si impegna a dare garanzie importanti per far sì che gli imprenditori agricoli possano accedere a mutui con tassi di interesse più che vantaggiosi” ha aggiunto la direttrice Zaganelli. “I servizi finanziari sono complementari a quelli assicurativi, possono dare risposte quando le imprese vengono colpite da calamità naturali, ma anche consolidare le imprese per permettere loro di evolvere”.

Mentre l’assessore regionale all’agricoltura, Alessio Mammi, intervenuto in videoconferenza, ha ricordato come la Regione tra dicembre e la primavera erogherà 100 milioni di ristori per sostenere chi ha subito calamità. “La frutticoltura è il settore che soffre di più, per fattori che prescindono dall’abilità imprenditoriale – ha detto Mammi – Gli ultimi tre anni sono stati devastanti”.

“Di fronte ai cambiamenti climatici è senza dubbio necessario creare prodotti assicurativi nuovi. Ma anche la coscienza degli imprenditori deve cambiare: in Italia si assicurano oggi 70mila imprese. Nei prossimi anni si deve passare a 500mila. Così si spalmano i costi delle assicurazioni e diventano sostenibili”, ha concluso il presidente Prandini.

“Il fondo nazionale che abbiamo voluto è fondamentale, ma non sufficiente” continua Prandini. “È un piccolo tassello, ma noi dobbiamo arrivare a una copertura 10 volte superiore. 3,4 miliardi per dare realmente copertura a tutti i rischi che corrono le nostre aziende nella loro attività. La ricerca è fondamentale. L’Italia ha bisogno di ricerca e formazione. Le figure professionali di cui abbiamo bisogno oggi non sono le stesse di 30 anni fa”.

“Inoltre”, ha concluso Prandini “è necessaria da parte della politica l’applicazione del principio di reciprocità che impedisca alla globalizzazione dei mercati di penalizzare il made in Italy. Se alle nostre aziende è vietato fare uso di determinati trattamenti sui prodotti deve essere anche vietato importare dall’estero prodotti analoghi che però ai quei trattamenti sono stati sottoposti”.

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