Il sindaco Pizzarotti e la sua giunta sono stati caratterizzati per più di nove anni se non da immobilismo, quasi. Il sindaco ha sempre ecceduto in sonore menzogne, come quella del défault lasciato dal suo predecessore, un’invenzione meschina per farsi grande, affermando di aver sudato sette camicie per riportare i conti a posto. Cosa addirittura pronunciata, per ben due volte, di fronte al Presidente della Repubblica.
Ultimamente pare diventato un fulcro di iniziative, ben conscio che non ne porterà a compimento nessuna o se ciò capitasse sarebbero subito corrette dal suo successore.
Dopo quasi dieci anni si è accorto che il teatro dei dialetti si trova nelle medesime situazioni di quando è diventato sindaco la prima volta. Subito è corso ai ripari ed il suo assessore ha affermato che sarà acceso un grosso mutuo per finire la struttura, campa cavallo. Altra scoperta illuminante: si sono accorti, sempre dopo dieci anni, che a Parma non esistono servizi pubblici, cose che la nostra stampa ha sollecitato da sempre. Si corre ai ripari e si inizia a costruirne uno proprio davanti al cancello di una casa privata con forti proteste degli abitanti.
Altra novità. Pare che la giunta e particolarmente il vice sindaco abbiano preso una cotta per il presidente americano del Parma Calcio e lo seguano in ogni suo desiderio. Per prima cosa uno stadio nuovo che snatura il lascito del dott. Tardini, che donò alla città i terreni per farvi sorgere un campo sportivo, mentre col nuovo progetto ci sarà un supermercato, spazio per concerti o altre pubbliche manifestazioni, ecc. Pare che il progetto non abbia i requisiti necessari. Sempre parlando di Calcio, altro sacrilegio: l’americano vuol intitolare lo stadio ad uno sponsor per prendere dei bei soldini, eliminando un nome che è ormai entrato nell’immaginario collettivo dei parmigiani.
Ora l’ultima trovata apparsa sulla Gazzetta il 26 novembre: Il Comune cambia lo stemma della città, suscitando una serie di proteste. Ma questi naive di amministratori comunali non si rendono conto che i simboli non si cambiano, ma hanno una loro tradizionale? Mi è venuto freddo pensando al motto latino che si accompagna allo stemma ma, dopo Federico II di Svezia, tutto è possibile. Il motto era giusto ancor che rimpicciolito. Il nuovo logo, e adottato dalla Giunta Pizzarotti, è destinato a durare “l’éspace d’un matin” perché è pensabile che il successore, chiunque sarà, si vergognerà di questa bravata e rimetterà le cose a posto. Questa nuova grafica è stata definita dal sindaco “un’operazione di pulizia” cui gli ha fatto eco il presidente del Consiglio Comunale definendola “un aggiornamento al gusto e una necessità del tempo che viviamo”. Vi sono subito state critiche con lettere al quotidiano locale. Addirittura c’è stato chi ha modificato il motto latino come segue: “Parmensis turbetur quia civitatis vocem. Pizzarotti non tuetur”.
Le persone con cui ho parlato in proposito si sono dette quasi schifate di questa innovativa idea: hanno espresso opinioni che non trascrivo perché troppo pesanti, che rendono quale successo abbia avuto questa folgorante idea. Quando furono eletti i grillini, poi subito sgrillati, si sentì dire che eravamo caduti in mano a degli sprovveduti. Penso che chi lo disse non aveva poi tutti i torti.
Un assessore ha dichiarato l’esistenza di progetti prossimi venturi, quasi ritenesse l’attuale giunta eterna, peccato che sarà solo un’eternità di qualche mese. E speriamo che questo tempo passi alla svelta e ci eviti di sentire nuove idee innovative di questi amministratori scadenti.

Luigi Derlindati

N.B. Tra le foto i 2 loghi: più “spoglio” quello rivisto

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