“Il maiale Cuore usato per l’esperimento era un cucciolo. Scelto tra i maiali morti di cause naturali è stato dichiarato. Gli animalisti ribattono: non esiste nessuna morte naturale negli allevamenti.”

L’animale è stato bruciato in un forno fusorio, inserito nel forno e bruciato a più di 800 gradi e poi lasciato a mollo in un fluido di metallo fuso, finchè del suo corpo non è rimasto più nulla.
Il maialino è stato calato nel bagno di metallo fuso alle 15.10 dal proprietario della fonderia, non producendo nè scoppi nè alcuna fumata con un corpo così piccolo.
“Si sente un odore di fumo e di grigliata”, queste le rivelazioni, “si avverte un forte odore di peli bruciati”.
E’ l’esito dell’esperimento giudiziale voluto dalla Corte di Assise di Brescia e andato in scena mercoledì 27 aprile alla Fonderia Gonzini di Provezze, Provaglio d’Iseo, nonostante le numerose proteste di associazioni e cittadini.
Scartata l’ipotesi iniziale che prevedeva di utilizzare un maiale di circa 80/85 chili, ovvero quanto pesava Mario Bozzoli al momento della sua scomparsa, per l’esperimento è stato bruciato un maialino di circa 13 chili, un cucciolo quindi, in un forno più piccolo rispetto a quello della fonderia di Marcheno.
“Alla fine per l’esperimento è stato usato un cucciolo di soli 13 chilogrammi, un suinetto. Era un cucciolo rinchiuso in un allevamento, ed è stato dichiarato che è stato scelto tra quelli morti per causa naturale. È inaccettabile, gli animali negli allevamenti non muoiono mai per cause naturali, la loro è sempre una morte indotta, soppressi perchè malati o deceduti a causa della reclusione e delle condizioni in cui sono costretti a vivere. Dire che questo maialino è morto di cause naturali è come ucciderlo due volte”, dicono le associazioni Meta Parma e Avi Parma.
“Il maialino è stato scelto tra quelli che quotidianamente vengono conferiti all’Istituto Zooprofilattico, prelevati da tutti gli allevamenti perché deceduti e destinati allo smaltimento, e gli animali rinchiusi negli allevamenti vivono una condizione di reclusione, sfruttamento e uccisione”, spiegano le associazioni.
“Gli animali rinchiusi nelle gabbie degli allevamenti non possono definirsi mai “animali sani”, hanno ferite e piaghe da decubito dovute alla reclusione in gabbia e alla mancanza di possibilità di movimento adeguato. Sono animali tristi, psicologicamente provati, spaventati, isolati dal mondo, trattati come oggetti come se fossero nulla.
Se sono malati sono considerati non macellabili e vengono soppressi, la morte naturale per un animale da allevamento non ha mai tempo neanche di arrivare, e giustificarsi dicendo che gli animali sono “già morti” o che sono morti in un allevamento di “morte naturale”, significa togliergli ancora una volta la loro dignità di esseri senzienti. In questa triste storia c’è dunque tutto l’orrore dello sfruttamento animale: esperimenti, allevamenti, indifferenza.
Cuore era il simbolo di tutti gli animali rinchiusi nelle gabbie degli allevamenti e mandati a morire nei mattatoi, resi invisibili agli occhi del mondo, privati dei loro diritti di esseri senzienti.
Era un cucciolo, e vogliamo che il suo sacrificio non sia vano, e che possa servire ad aiutare tutti gli altri animali rinchiusi negli allevamenti e nei laboratori di sperimentazione che, come Cuore, sono esseri senzienti e hanno diritto alla loro vita e alla loro libertà.
“Non c’è schiavitù peggiore di quella che viene ignorata”.
Le associazioni: Meta Parma, Avi Parma, Salviamo i macachi di Parma.

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