Trent’anni fa la strage di Capaci, poche settimane dopo quella di via D’Amelio. Per chi li ha vissuti gli anni Novanta sembravano il segno del futuro e, invece, portavano con sé le propaggini del sistema mafioso che si opponeva allo Stato.
Oggi più di ieri grazie alle condanne del processo Aemilia, per il quale ci siamo costituiti parte civile come sindacati, abbiamo aperto gli occhi su un nuovo modo utilizzato dalla mafia per insidiare la società, anche al Nord e a casa nostra, senza tritolo ma con intimidazioni e denari sporchi. Abbiamo piena consapevolezza di come legalità e crescita sociale debbano viaggiare unite. Oltre alla cultura della legalità per contrastare la mafia sono necessari buona occupazione, salari, pensioni dignitose e sviluppo economico. I sindacati, in tal senso, si impegnano nei luoghi di lavoro e in tutti i tavoli e con le associazioni per la legalità. Attenzione, però, alle insidie del denaro e della povertà dove essa attinge: i fondi del Pnrrr, da un lato, la situazione postpanedemica e di instabilità internazionale, dall’altro, sono elementi di rischio sui quali vigilare e per i quali rivolgiamo il nostro appello alla società civile. Se non ci volteremo dall’altra parte faremo la differenza.
L’esempio, certo, è quello del sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca – unica magistrata donna assassinata in Italia, della scorta con Vito Schifani – del quale ancora vorrei ricordare la struggente testimonianza il giorno delle esequie della giovanissima moglie Rosaria -, Antonio Montinaro, anch’egli giovane padre, e Rocco Dicillo.
La loro memoria, credo, sia divenuta anche un pezzo fondativo della nostra Italia. Un Paese che ieri ancora chiamato a contrastare l’illegalità tanto a Palermo quando nella ricca Emilia. Abbiamo le radici per contrastare il fenomeno mafioso che, essendo fatto da uomini, può essere sconfitto, come ricordava Falcone. L’alleato più grande, in questa lotta, è proprio il mondo del lavoro che, il 27 giugno, scese a Palermo con 100 mila lavoratori, anche dalle nostre città e province, per manifestare accanto alle famiglie per i valori della legalità. Con la conclusione del fenomeno brigatista, proprio in quegli anni, e con questa straordinaria risposta della società civile credo che nacque una parte migliore della nostra nazione.
Certo, i misteri e le zone d’ombra rimango molti, la mafia ha cambiato uomini e metodi, eppure siamo ancora qui a testimoniare che vincere l’illegalità si può. Il sacrificio dei giudici Falcone, Borsellino, delle loro famiglie e scorte è divenuto il germoglio di una nuova società che guarda al futuro portando nel cuore la speranza – che oggi batte Palermo e nelle nostre case – e tra le mani stringe un destino che vogliamo migliore, solidale, legale.

Rosamaria Papaleo, segretaria generale Cisl Emilia Centrale

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