Potrebbe anche non esserci alcuna nuova decisione in settimana

 

 

Sul fronte del gas, l’Italia rischia la stretta, ma forse riesce ad evitarla.

La Russia ha tagliato le forniture per ritorsione al nostro appoggio all’Ucraina.

Gli stoccaggi per l’inverno sono rallentati, e questo potrebbe costringere il governo a passare dall’attuale stato di preallarme sul gas a quello di allarme. Ma non è detto che succeda: le forniture da altri paesi sono aumentate, e potrebbero compensare il taglio del gas russo. In settimana il Ministero della Transizione ecologica prenderà una decisione, ma nel governo c’è cauto ottimismo: è possibile che non cambi nulla. Per esaminare la situzione, domani al Mite si riunirà il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del gas naturale. Ci saranno anche l’autorità dell’energia Arera e le due principali società di trasporto dell’energia, Snam e Terna. Poi, mercoledì il ministro Roberto Cingolani vedrà Eni, Enel e le altre compagnie energetiche. Dopodiché, deciderà il da farsi.

Passare dallo stato di preallarme per il gas a quello di allarme non cambierebbe molto. Il governo non adotterebbe misure coattive (tagli alle forniture e ai consumi): queste sono previste solo al livello successivo, quello di emergenza. Anche in allarme, gli interventi spetterebbero solo alle compagnie energetiche: aumento delle importazioni, stop alle forniture interrompibili, impiego di combustibili alternativi. Al livello di allarme, l’unica differenza è che il Mite potrebbe chiedere a Snam di ridurre le forniture alle industrie, applicando i contratti per il “contenimento volontario della domanda”. Secondo fonti del governo, nelle riunioni di domani e dopodomani l’esecutivo valuterà il peso dei nuovi afflussi di gas provenienti da fornitori alternativi a Gazprom. Potrebbe non esserci alcuna decisione questa settimana se innalzare o meno il livello di allarme. Semplicemente, perché non ce ne sarà bisogno. Secondo il sito di Snam, oggi il flusso di metano al valico di Tarvisio (Udine), dove arriva il gasdotto dalla Russia, è rimasto costante, dopo il taglio della settimana scorsa. Oggi si prevede che entreranno 34,2 milioni di metri cubi: venerdì scorso erano 34,7.

In compenso, è aumentato il flusso dall’Algeria, quello che arriva a Mazara del Vallo: venerdì era 64,3 milioni di metri cubi, oggi è salito a 74,3. Salgono anche le forniture dal gasdotto Tap, dall’Azerbaijan a Melendugno (Lecce), passate da 28,4 milioni venerdì’ a 29,2 oggi, e pure quelle dal rigassificatore di Livorno, da 9,7 milioni a 13,8. Stabili le produzioni dei due altri rigassificatori, Cavarzere (Rovigo) e Panigaglia (La Spezia). Nel complesso, oggi in Italia vengono messi in rete 207,1 milioni di metri cubi di metano, a fronte di una domanda giornaliera nazionale di 156,3 milioni. Negli stoccaggi quindi possono arrivare 25,3 milioni. Questi numeri, frutto del lavoro del governo e di Eni per trovare nuovi fornitori, soprattutto in Africa, potranno forse evitare all’Italia di tagliare il metano alle industrie. La situazione del gas comunque rimane grave. Oggi alla borsa di Amsterdam il valore è arrivato a 126 euro al magawattora, con un aumento del 7,02%. Il Cremlino ha sostenuto di aver ridotto la fonitura attraverso il gasdotto Nord Stream perché, a causa delle sanzioni, le imprese della Ue non hanno restituito le turbine in manutenzione. Nell’Unione nessuno crede a questa spiegazione. Anche perché l’Ucraina si è offerta di aumentare la sua capacità di transito per compensare il calo di Nord Stream, ma Gazprom ha rifiutato per “motivi tecnici”. “E’ una sorta di braccio di ferro -, ha commentato il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck – con Vladimir Putin che ha il braccio più lungo”.

 

 

 

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