Gaidai, ripreso l’assalto russo alla città questa mattina

 

Un post tratto dal profilo Tpyxa: Lo stabilimento Azot di Severodonetsk è in fiamme dopo i bombardamenti dell’artiglieria russa. Lì si nascondono l’esercito ucraino e circa 500 civili, tra cui 40 bambini. Lo ha annunciato il capo dell’OVA di Lugansk Serhiy Gaidai.

 

 

La guerra di posizione intorno all’Azot non si sblocca.

Nonostante i continui bombardamenti e un assedio sempre più duro, l’ultimatum russo ai combattenti ucraini asserragliati all’interno della fabbrica chimica di Severodonetsk è stato rispedito al mittente.

Uno stallo armato che sembra destinato a protrarsi a lungo, come avvenuto per l’acciaieria Azovstal di Mariupol, nel tentativo di frenare l’avanzata di Mosca verso Lysychansk. Secondo l’intelligence britannica, finché gli ucraini riusciranno a mantenere le proprie posizioni nei sotterranei dell’impianto, la Russia non potrà riassegnare le sue unità per operazioni militari in altre zone. Una battaglia che resta quindi al centro di un conflitto con diversi fronti, come quello riaperto da alcuni giorni a Kharkiv, dove si teme un’ulteriore escalation dopo la cattura di due volontari americani che combattevano con le truppe di Kiev. La guerra in Ucraina, hanno avvertito del resto gli 007 Usa, è giunta a un momento cruciale, che potrebbe determinare il risultato di lungo termine. Nei bunker dell’Azot restano bloccati anche più di 500 civili, tra cui 40 bambini. Anche il corridoio umanitario offerto da Mosca è stato disertato, nel timore di finire nelle zone controllate dai filorussi di Lugansk, unico sbocco concesso. Solo un 74enne ha lasciato lo stabilimento poco dopo l’alba, secondo il capo della guarnigione dei separatisti Alexander Nikishin, che ha accusato Kiev di non aver avvertito i civili della possibilità di evacuazione e di non aver cessato il fuoco per impedirla. In tutta Severodonetsk la situazione si fa sempre più drammatica. I civili rimasti intrappolati, tra cui anziani, donne e bambini, sono migliaia. L’ufficio dell’Onu per gli Affari umanitari ha lanciato l’allarme sulla carenza di scorte d’acqua e cibo, servizi igienici ed elettricità, avvertendo di non essere in grado al momento di fornire gli aiuti necessari a causa dei continui raid.

Sono 10mila i cittadini rimasti sotto le bombe a Severodonetsk, su 100.000 abitanti che contava la città prima dell’attacco dell’esercito russo. Lo ha riferito il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Sergiy Gaidai che in precedenza aveva dato un aggiornamento della situazione affermando che questa mattina è ripreso l’assalto militare russo.

 

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