La coalizione al governo ottiene 76 dei 125 seggi da assegnare ed ha la maggioranza assoluta alla Camera Alta

 

 

La coalizione di governo in Giappone ha trionfato alle elezioni di domenica per il rinnovo parziale della Camera Alta in scia anche all’onda emotiva dell’assassinio dell’ex premier Shinzo Abe, avvenuto venerdì in un comizio elettorale a Nara.

Il voto ha premiato l’esecutivo del primo ministro Fumio Kishida: dei 125 seggi da assegnare, il partito Liberal Democratico si è assicurato 63 seggi, che salgono a 76 seggi includendo quelli del partner più piccolo Komeito.

Nel complesso, quando lo spoglio delle schede è ancora in corso in alcuni distretti, la coalizione al potere supera ampiamente la maggioranza assoluta con 146 seggi sui 248 che compongono l’assemblea, contro i 102 dell’opposizione.

Il premier Kishida ha assicurato di voler “costruire sull’eredità” politica di Abeed ha promesso che Tokyo “rafforzerà drasticamente” la difesa entro 5 anni in risposta alle incertezza alla sicurezza innescate dalla guerra in Ucraina e alla crescente assertività della Cina.

In agenda ci sono l’economia e le modifiche costituzionali con le forze politiche favorevoli che ora superano la maggioranza dei due terzi sia nella Camera Alta sia in quella Bassa.

Emergono intanto nuovi particolari sull’assassinio dell’ex premier. La madre dell’attentatore, Tetsuya Yamagami, era una seguace della Chiesa dell’Unificazione, fondata dal reverendo Moon in Corea del Sud. Lo stesso Yamagami ha detto alla polizia che nutriva un forte risentimento verso un gruppo religioso gratificato dalla madre con una “grande donazione”, mandando sul lastrico la sua famiglia. Abe era diventato il target perché ritenuto collegato a questo gruppo.  La setta, famosa per i suoi matrimoni di massa, era molto popolare nel Sol Levante negli anni ’80.

L’uomo ha anche riferito di aver tentato di realizzare una bomba, in aggiunta alla fabbricazione di più pistole artigianali, una delle quali usata per il folle gesto. Lo riferisce la Kyodo, citando fonti investigative. Yamagami, 41 anni, è comparso questa mattina davanti ai pubblici ministeri con l’accusa di omicidio e per la formalizzazione dell’arresto.

Gli agenti di polizia in servizio nel luogo del comizio elettorale della città di Nara dove l’ex primo ministro Abe Shinzo stava tenendo un discorso non hanno riconosciuto l’uomo sospetto tra la folla fino a quando non hanno sentito il primo sparo. Lo riferisce il network pubblico Nhk, in una ricostruzione postata nella notte a conferma delle lacune sulla sicurezza, ricordando che Tetsuya Yamagami, 41 anni, ha colpito a morte Abe con due colpi esplosi con una pistola artigianale fatta di legno e ferro a distanza ravvicinata. La polizia ha arrestato sul posto l’uomo, un disoccupato residente in città, che si sarebbe avvicinato all’ex premier camminando in diagonale da dietro e sparando a pochi metri di distanza. L’Agenzia nazionale di polizia ha affermato che, considerando le circostanze della scena dell’attentato, di puntare a riesaminare le disposizioni di sicurezza seguite nella giornata dell’ex primo ministro, citando possibili problemi con le disposizioni di sicurezza sul pattugliamento dell’area dietro a cui stava parlando Abe. Alcuni esperti hanno sottolineato la gravità delle lacune sulla sorveglianza, con gli agenti incapaci di impedire all’uomo armato di sparare. Innanzitutto, l’obiezione principale è che la polizia avrebbe dovuto impedire all’aggressore di avvicinarsi ad Abe.

La polizia giapponese fa mea culpa all’indomani dell’assassinio di Shinzo Abe, ammettendo “notevoli falle” nella sicurezza durante il comizio elettorale dell’ex premier nella città di Nara. Mentre sul fronte delle indagini, dai primi interrogatori è emerso che il killer, Tetsuya Yamagami, intendeva compiere un attentato contro il capo di un gruppo religioso che in qualche modo riteneva collegato ad Abe. L’ex militare bloccato subito dopo gli spari ha raccontato che sua madre era profondamente coinvolta nella setta, al punto da aver effettuato diverse donazioni di soldi all’origine di seri problemi economici familiari. Con l’intero Paese che piange l’ex primo ministro conservatore, il capo della polizia di Nara, Tomoaki Onizuka, ha ammesso in conferenza stampa che “è innegabile che ci siano stati problemi nella sicurezza”.

Le autorità di Nara, capoluogo dell’omonima prefettura del Giappone centrale, erano state informate della presenza di Abe per il comizio solo il giorno precedente, giudicando comunque possibile garantirne la sicurezza. Lo stesso attentatore ha riferito di avere appreso dell’arrivo dell’ex premier la sera precedente su internet, decidendo di partecipare all’evento e di mettere in atto il suo folle piano. La questione di fondo resta che in Giappone i raduni elettorali non prevedono, salvo rari casi, i cordoni di forze dell’ordine, che puntano più sull’autodisciplina di organizzatori e partecipanti e sulle guardie del corpo personali dei politici. In un Paese caratterizzato da un tasso di criminalità tra i più bassi al mondo, i cittadini possono avvicinarsi ai candidati praticamente senza limitazioni.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *