FESTIVAL DI RESISTENZA 2022

21^ edizione – Casa Cervi, Gattatico (Reggio Emilia)

 

I VINCITORI DELLA 21^ EDIZIONE DEL FESTIVAL DI RESISTENZA

 

→ Primo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2022 allo spettacolo

“Mio padre non è ancora nato” di Caroline Baglioni Michelangelo Bellani

con Caroline Baglioni, regia Michelangelo Bellani

 

→ Il Secondo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2022 allo spettacolo

“Questa è la mia vita” di L.O.F.T./Progetti&Teatro

con Sandra Soncini, regia Carlo Ferrari

 

→ Premio Gigi Dall’Aglio della Giuria Under 30 allo spettacolo

“Alluccamm” di Ellegipì TEATRO20

testo e regia di Luca Pizzurro, con Andrea Fiorillo e Mauro Collina

GATTATICO – Si è svolta a Casa Cervi nell’ambito della Festa della Pastasciutta Antifascista, con oltre 1500 persone, la Premiazione del Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2022 che va a concludere la 21^ edizione del Festival di Resistenza, rassegna di teatro civile contemporaneo, svoltasi dal 7 al 25 luglio sempre con ampia partecipazione di pubblico, ideata e promossa da Istituto Alcide Cervi insieme a Boorea Emilia Ovestcon il sostegno di Proges e Conad.

La Giuria, presieduta da Maurizio Bercini e composta da Stefano Campani, Lorenzo Belardinelli, Emilia Bennardo, Giulia Morelli, Daniele Paterlini, Damiano Pignedoli, ha decretato i vincitori di questa edizione assegnando il Primo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria (2.000 Euro) e il Secondo Premio (1.000 Euro).

Il Primo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2022 va allo spettacolo “Mio padre non è ancora nato” di Caroline Baglioni Michelangelo Bellani con la seguente motivazione:

«Baglioni e Bellani costruiscono uno spettacolo essenziale e potente, fondato su una scrittura affilata e un’azione scenica nitida e carica di valori simbolici. La drammaturgia, articolata su tre registri narrativi, fa sì che la protagonista, anche mediante la relazione con il pubblico, persista ostinatamente nella ricerca di un rapporto – mai facile, spesso conflittuale – con il padre, quasi un estraneo. Il Festival di Resistenza premia questo spettacolo perché attraverso l’esplorazione delle contraddizioni che imbrigliano e lacerano i legami generazionali – non solo a livello intrafamiliare – fa emergere la necessità irriducibile di riallacciarli, mantenerli in vita, farli durare nonostante tutto, per venire a patti con la propria identità, con la propria possibilità di esistenza, con l’avvenire, del singolo e della collettività»

Il Secondo Premio è stato attribuito allo spettacolo Questa è la mia vita” di L.O.F.T./Progetti&Teatro, con Sandra Soncini, regia Carlo Ferrari:

«Sandra Soncini, attrice rigorosa e sensibile, offre un’interpretazione convincente in questo monologo integralmente basato sulle memorie scritte di Adalgisa Conti, internata in manicomio a soli 26 anni nel 1913 e mai più restituita al mondo. Soncini, diretta da Carlo Ferrari, si muove su una scena minimalista, lavorando di sottrazione nel delineare, con sapiente uso della voce e della microgestualità, il ritratto vibrante di una paziente che tenta di resistere con tutte le forze all’annientamento dell’istituzione totale che la sta per inghiottire. Il Festival di Resistenza premia Questa è la mia vita perché ha il merito di non incappare in facili pietismi e vittimismi, opponendo alla violenza sistemica del manicomio l’esuberanza, anche linguistica, di una donna che vorrebbe solo vivere».

Il Premio Gigi Dall’Aglio è stato assegnato dalla Giuria Under 30, composta da Giulia Artoni, Giorgia Barotti, Valentina Careddu, Federico Filice, Rosaclara Gioia, Simone Imbriani, Silvia Motta, Carlotta Paterlini, Tommaso Pecorari, Lorenzo Pisis, Federica Tavani, allo spettacolo “Alluccamm” di Ellegipì TEATRO20, testo e regia di Luca Pizzurro, con Andrea Fiorillo e Mauro Collina, con la seguente motivazione:

«Le tematiche che ci hanno fatto vivere, sono davvero molteplici, ma il filone narrativo l’abbiamo trovato ben strutturato ed originale; i personaggi sono ben caratterizzati: sia dal punto estetico che psicologico. L’interpretazione degli attori, nonostante l’uso del dialetto napoletano, è stata chiara ed accessibile a tutti. Sono riusciti a raccontarci una storia, la cui tematica principale, parte da un difficile coinvolgimento emotivo per tutti noi. I “femminielli” sono figure che molti di noi non vivono nel quotidiano. Ciò nonostante, sono riusciti a farci empatizzare su questa realtà a noi sconosciuta. Lo spettacolo, tratta, soprattutto, la tematica dell’amore. I due femminielli si danno man forte a vicenda, sopportandosi e amandosi. Creando positività e speranza nella miseria della guerra. Il finale accentua la loro eroicità, un grido di forza che ci invita a resistere!»

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