Devastante l’impatto dell’ondata di maltempo che ha investito il nord over dell’Emilia-Romagna nel tardo pomeriggio di lunedì 4 luglio. Il bilancio peggiore nel piacentino, colpito da una tromba d’aria e da una bomba d’acqua e dove un allevatore, Giorgio Minardi, 54 anni, ha perso la vita sotto le macerie della parete della sua stalla abbattuta dal maltempo, a Besenzone.

Sono ingenti i danni alle colture, in particolare a mais e pomodoro nella bassa piacentina, con piante sradicate dal forte vento. Si segnalano danni anche alla frutta. I comuni più colpiti sono San Giorgio, Podenzano, Calendasco, Rivergaro, Villanova, Besenzone e Cortemaggiore. Danni anche alle coltivazioni in serra e alle strutture, con tetti scoperchiati, alberi caduti, serre sradicate. In Val Tidone il forte vento ha colpito i vigneti, gli effetti sono da valutare. Il maltempo ha interessato tutta la provincia, ma i danni – la cui stima è ancora in corso – si sono concentrati soprattutto nei comuni di pianura e prima collina.

Incendio nel modenese dove hanno preso fuoco circa 200 rotoballe colpite da un fulmine, mentre in provincia di Parma si segnalano l’allettamento di alcuni campi di mais e la caduta di alberi.

La pioggia – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è attesa per combattere la siccità nelle campagne ma per essere di sollievo deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa, mentre i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano danni poiché i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti.

Siamo di fronte in Italia – sostiene Coldiretti regionale – alle conseguenze dei cambiamenti climatici con il moltiplicarsi di eventi estremi e una tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Il risultato – conclude Coldiretti Emilia Romagna – è un conto per l’agricoltura di 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture.

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