Da maggio sono state colpite quasi 17mila persone in 74 Paesi. Rezza: ‘ Massima attenzione ma non allarmismo’

Il vaiolo delle scimmie è un’emergenza sanitaria globale.

Lo ha affermato oggi il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus in una conferenza stampa.

Si tratta del più alto livello di allerta dell’Oms.

“Ho deciso di dichiarare un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus durante una conferenza stampa, precisando che il rischio nel mondo è relativamente moderato a parte l’Europa dove è alto. Tedros ha spiegato che il comitato di esperti non è riuscito a raggiungere un consenso, rimanendo diviso sulla necessità di attivare il massimo livello di allerta. Alla fine, è spettato al direttore generale decidere. “È un invito all’azione, ma non è il primo”, ha affermato Mike Ryan, responsabile delle emergenze dell’Oms, che ha affermato di sperare che possa portare a un’azione collettiva contro le malattie. Da inizio maggio, quando è stata rilevata al di fuori dei paesi africani dove è endemica, la malattia ha colpito più di 16.836 persone in 74 Paesi, secondo il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) il 22 luglio.

Il Ministero della salute con apposita ordinanza ha già predisposto, insieme alle Regioni e Province Autonome, le modalità di segnalazione dei singoli casi. In Italia finora sono stati registrati 407 casi con tendenza alla stabilizzazione. La situazione è sotto costante monitoraggio ma non si ritiene debba destare particolari allarmismi”. Lo dichiara il direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza.

In provincia di Cremona sono stati riscontrati i primi due casi, attestati dall’Ats Val Padana: uno dei due contagiati è già guarito, l’altro è ancora sottoposto a terapia specifica ma sta bene. “Nessuno ha rivelato problematiche particolari – spiega Luigi Vezzosi, dirigente medico dell’Unità operativa Prevenzione malattie infettive di Ats – e si è trattato per lo più di monitoraggi cautelari seguiti da isolamento”. I due casi cremonesi sono apparentemente scollegati fra loro, con residenze in due diversi paesi della provincia. E nessuno dei due aveva viaggiato prima di contrarre il virus.

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