Tra recuperi più grandi di sempre di CCTPC. Valore 8 mln dollari

Daniela Giammusso ROMA

ROMA – Orfeo, il mitico cantore, seduto in trono, le labbra socchiuse, con la sua musica è riuscito nell’impossibile. Le malefiche sirene, modellate non con la coda di pesce ma metà donne e metà uccello secondo l’iconografia più antica, restano incantate.

Con le ricche vesti e i riccioli che cadono dalle acconciature, non riescono a distogliere lo sguardo. Tacciono. E gli Argonauti, al passaggio tra i flutti, sono salvi. Non cadranno vittime del loro canto. E’ tornato “a casa” Orfeo e le sirene, il gruppo scultoreo del IV secolo a.C, trionfo di bellezza e perfezione, trafugato negli anni ’70 da un sito archeologico tarantino e acquistato poi dal The Paul Getty Museum di Malibu, oggi “salvato” grazie alla complessa attività investigativa in Italia e all’estero dei Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Taranto, con il District Attorney’s Office di Manhattan e lo Homeland Security Investigations. Atterrato in Italia solo martedì, il gruppo, realizzato in terracotta quasi a grandezza naturale, è ora la superstar del nuovo Museo dell’Arte Salvata all’interno del Museo Nazionale Romano, dove sarà esposto fino al 15 ottobre per poi volare al Museo archeologico di Taranto dove entrerà in collezione. “Una grande soddisfazione sul finale del mio mandato – commenta il Ministro della cultura, Dario Franceschini -. Ancora uno straordinario capolavoro d’arte che ci era stato illecitamente sottratto e che rientra a far parte delle nostre bellezze”, raccontando “cosa fa l’Italia per il suo patrimonio: salvarlo e riportarlo nei luoghi di provenienza”. Proprio in queste settimane, rivela il Comandante dei Carabinieri del TPC, Roberto Riccardi, al suo ultimo giorno alla guida del gruppo, si sta lavorando “per far tornare in Italia al più presto anche l’Atleta di Fano” con “una proposta italiana al trust del Getty”. Ma quello di Orfeo e le sirene, ammette, “è uno dei recuperi più importanti di sempre nella storia dei Carabinieri e d’Italia”. “Non basta produrre arte, bisogna proteggerla – dice – Alla bellezza della Legalità, aver ottenuto per via giudiziaria la restituzione del bene, fa da specchio la legalità della Bellezza”. Sull’Orfeo, invece, che “per il viaggio è stato assicurato per 8 milioni di dollari Usa”, aveva allungato le mani “la criminalità organizzata”. Il suo rientro è infatti “l’epilogo di una complessa indagine – dice il Procuratore della Repubblica di Taranto, Eugenia Pontassuglia – che già nel corso del 2020-2021 aveva portato al recupero di oltre 2.000 reperti archeologici dal VI al II secolo a.c., illecitamente trafugati dal territorio Taranto e Basilicata” e all’individuazione di “un’organizzazione criminale transnazionale”. In particolare, l’Orfeo e le sirene erano stati ceduti da alcuni tombaroli a un “noto ricettatore locale” con contatti con la criminalità organizzata, che, a sua volta, li aveva ceduti a un terzo con contatti internazionali e titolare di una galleria d’arte in Svizzera. Fino a essere acquistati dal Getty di Malibu grazie all’intermediazione di un funzionario di banca. Ma tornare “a casa” vuol dire anche ritrovare la giusta lettura. “Orfeo e le sirene – spiega il direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger – racconta uno scontro musicale che è anche uno scontro filosofico e politico, importante nel contesto pitagorico. Uno scontro tra la città greca e il caos del mondo, tre due musiche e due divinità. Una lettura non prevista dal contesto del Getty, permessa dal rientro in Italia. Ora – dice – per quest’opera inizia una nuova vita, anche di studio, ad esempio sui pigmenti”.

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