Il suo agente: ha riportato 15 ferite su petto e torso e tre sul collo

 

 

Salman Rushdie quest’anno non ha perso solo il Nobel per la letteratura, cui è stato candidato diverse volte, ma anche la vista da un occhio e l’uso di una mano dopo l’attacco subito due mesi fa sul palco del festival letterario della Chautauqua Institution, a un centinaio di chilometri da Buffalo, nello stato di New York.

Lo ha rivelato il suo agente in una intervista al Pais, fornendo per la prima volta dettagli sulle sue condizioni di salute dopo settimane di silenzio.

“Le sue ferite sono profonde ma ha perso anche la vista da un occhio”, ha riferito Andrew Wylie, 74 anni, il più potente agente letterario del mondo, con un portafoglio che comprende Borges, Camus, Bellow, Brodsky, Kundera, Pamuk, Sontag e gli italiani Bassani, Calvino. “Aveva tre ferite gravi sul collo.

Una mano è immobilizzata perché i nervi sul braccio sono stati recisi. E ha un’altra quindicina di ferite sul petto e sul torso. E’ stato un attacco brutale”, ha proseguito. L’agente si è rifiutato di dire se lo scrittore sia ancora in ospedale: “Non posso dare informazioni su dove si trovi. Vivrà e questa è la cosa più importante”.

Il 75enne Rushdie, che aveva ricevuto minacce di morte dall’Iran negli anni ’80 dopo la fatwa dell’ayatollah Khomeini per il suo libro “Versetti satanici”, era stato aggredito con un coltello da uno sconosciuto il 12 agosto scorso poco dopo essere salito sul palco del festival per tenere un intervento sulla libertà artistica. L’attentatore, il 24enne Hadi Matar, si è dichiarato non colpevole e ha sostenuto di aver tentato di uccidere lo scrittore perché ha attaccato l’Islam con la sua opera, di cui però ha ammesso di aver letto ben poco. Un lupo solitario che si sarebbe radicalizzato da solo, secondo le prime indagini.

Wylie ha ammonito che è impossibile prevenire gesti del genere. “Penso che l’attacco – ha raccontato – sia stato probabilmente qualcosa di cui io e Salman abbiamo discusso in passato, ossia che il principale pericolo da lui corso per molti anni dopo la fatwa era quello di una persona a caso che sbuca dal nulla e lo attacca: non ci si può proteggere da una cosa del genere perché è totalmente inaspettata e illogica. E’ come l’assassino di John Lennon”. L’agente ha inoltre rilanciato l’allarme sul crescente estremismo nel mondo: “Penso che siano in crescita il nazionalismo, una sorta di diritto fondamentalista …dall’Italia all’Europa, all’America Latina e agli Usa, dove metà Paese sembra pensare che Joe Biden abbia rubato l’elezione a Donald Trump e ammira questo uomo che è non solo completamente incompetente, bugiardo e truffatore ma anche una farsa”. Un Paese dove Maus, il romanzo per immagini sull’Olocausto di Art Spiegelman, uno dei suoi autori, è stato bandito in molte scuole, nonostante sia considerato un classico nel mondo: “E’ ridicolo, vergognoso, ma è una grande forza nel Paese ora”, dice riferendosi alla furia censoria animata da ideologie religiose o perbeniste. Quella che forse ha armato anche la mano di Matar. (ANSA).

 

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