Quando un amico ci lascia ci prende un sentimento di solitudine, come se fossimo privati di qualcosa che non vedremo più. Così per me è stata la scomparsa di Fabrizio Castellini. Si è spenta una “voce” libera che ricordava spesso ai parmigiani fatti e notizie che altri non davano o davano con molta parsimonia. E’ per la città una perdita che lascia il segno. Conobbi Fabrizio nel 1998 quando, avendo lui letto un mio piccolo libro, mi chiese se volevo scrivere sul giornale che, lui direttore, sarebbe uscito a breve. Iniziò così una collaborazione ed un’amicizia durata sino alla sua scomparsa, prima al “Giornale” poi alla “Voce di Parma”. Quanti articoli abbiamo scritto, quante notizie, anche poco piacevoli, abbiamo dato ai nostri lettori. Ci siamo pure divertiti “castigando, ridendo mores”. I nostri interventi giornalistici non piacquero specialmente ad alcuni magistrati del nostro tribunale che iniziarono una vera persecuzione specialmente nei confronti del direttore Castellini. Pure ci condannarono, ma mai nessuna condanna arrivò a passare in giudicato. E’ duro condannare chi dice la verità. Passammo pure al contrattacco e alcune nostre denunce allontanarono dal Palazzo di Giustizia, alcuni anni fa, tre magistrati. Fabrizio era un uomo coraggioso che non guardava in faccia a nessuno, per questo le persone dotate di senso critico lo apprezzavano ed ora piangono la sua scomparsa.
Sotto una scorza che appariva severa, vi era un animo buono e generoso, sempre pronto a difendere chi lo meritava, specialmente i più deboli e ad onorare la verità; ci mancherà la sua verve ironica, le sue battute e le discussioni anche politiche, che non ci vedevano spesso allineati, in un confronto dialettico sempre rispettoso delle altrui idee. A vuoto
andarono i tentativi di far passare il nostro giornale come scandalistico. Ricordo un suo ottimo articolo in cui chiedeva a certi benpensanti, se era più scandalistico denunciare gli scandali o esserne coinvolti. Le voci critiche erano sempre all’ordine del giorno, ma Fabrizio non se ne curava; gli ricordai una frase di Saint Beuve: “Quando vedete un uomo assalito con accanimento, state certi che quest’uomo ha molto valore”; mai definizione fu più centrata per questo lucido e intransigente polemista. Ultimamente, stanti le mie difficoltà deambulatorie, ci sentivamo spesso per telefono; lo chiamai alcuni giorni fa dopo l’uscita dell’ultimo numero della “Voce” per contestargli un articolo, promettendogli un intervento di rettifica. Non si pensa mai, quando si parla con un amico, che possa essere l’ultima volta.

Luigi Derlindati

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