Non succede spesso che l’economia europea presenti uno stato di salute migliore di quello americano e addirittura di quello cinese. Eppure è proprio così. I dati a disposizione dimostrano che l’Eurozona è cresciuta del 3.5% nel 2022, mentre il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è salito del 2.1%. L’ultima volta che l’economia della zona euro è cresciuta a un ritmo più veloce di quello della Cina e degli Stati Uniti risale al 1974. Il fatto che questo stia accadendo in un momento in cui l’Europa si trova a gestire una guerra alle porte e una crisi energetica rappresenta una sorta di miracolo.

L’Europa ha imparato dai suoi errori
Matthias Matthijs, professore di economia politica presso la School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University, dichiara, su Foreign Affairs, che i leader dell’Unione Europea hanno imparato dagli errori del passato. A differenza del 2010, quando Bruxelles ha esitato per tre anni prima di agire per risolvere la crisi del debito sovrano, negli ultimi anni, le istituzioni europee hanno fin da subito impiegato misure forti a sostegno delle famiglie e imprese. La Banca Centrale Europea ha immediatamente lanciato, nel marzo del 2020, il Pandemic Emergency Purchase Program, uno sforzo da 750 miliardi di euro, per supportare i bond dei Paesi membri e poco dopo è stata attivata la misura «Next Generation EU» con altri 750 miliardi di euro. Dopodiché, terminato il momento di emergenza della pandemia, la Bce è stata in grado di combattere l’inflazione portando a termine i programmi di acquisto di obbligazioni e ha aumentato i tassi molto dopo la Federal Reserve americana.

Bce più cauta della Fed
Questo approccio europeo, più cauto e ponderato nell’alzare i tassi per domare il caro prezzi, ha impressionato molti a Wall Street. Sì, perché parecchi analisti finanziari pensano che Jerome Powell, il capo della Fed, abbia alzato i tassi troppo presto e soprattutto in maniera eccessivamente aggressiva inducendo un inevitabile rallentamento dell’economia statunitense. Tutto questo è interessante, soprattutto ora visto che l’inflazione sta calando, sia in Europa che in America. Lagarde e Powell, che hanno entrambi alzato i tassi la settimana scorsa, hanno lasciato intendere che continueranno a farlo in maniera decisa. La grande differenza è che i tassi in America sono già a livelli record per gli standard degli ultimi anni, mentre nell’eurozona la situazione è diversa perché rimangono ancora abbastanza bassi. «Penso che debbano fermarsi – ha detto David Kelly, capo degli investimenti di JPMorgan Asset Management, su Bloomberg, a riguardo alle intenzioni di Powell di alzare ulteriormente i tassi – questa è una guerra che hanno vinto, rischiano però di far precipitare l’economia in recessione. Credo che stiano peggiorando il problema fiscale, quindi vorrei che la finissero». Paul Krugman, premio Nobel per l’economia nel 2008, ha evidenziato come l’inflazione stia scendendo molto più velocemente di quanto ci si aspettasse: «I numeri sull’inflazione sono migliorati da un pezzo, ma la Federal Reserve – che è contraria a rischiare di abbandonare troppo presto la lotta contro l’inflazione – ha insistito sul fatto che l’inflazione è ancora alta, se si guarda a quelle che considera misure più fondamentali».

Il mercato premia la politica della Bce
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha attaccato Lagarde nel dicembre scorso sostenendo, in un tweet, che «non ha senso alzare i tassi» per combattere l’inflazione nell’Eurozona, visto che i prezzi stanno salendo a causa della crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina. Il Ministro vicino a Giorgia Meloni ha aggiunto che in America l’inflazione esiste per ragioni diverse, prima fra tutto un ritmo eccessivamente sostenuto dell’economia. I fatti dicono che il mercato sta premiando la politica della Bce. Il collega Federico Fubini fa notare che, malgrado l’innalzamento dei tassi della scorsa settimana, «i rendimenti dei titoli di Stato italiani a dieci anni, che si muovono in senso inverso rispetto ai prezzi, sono crollati di 0,39%. Lo spread sugli omologhi titoli tedeschi si è ristretto di 18 punti a quota 182. L’euro ha perso lo 0,71% sul dollaro». I nuovi dati sulla fiducia dell’Ue sono molto positivi, il grafico che riporto lo dimostra.

Gli investitori Usa guardano all’Europa
E ora arriviamo al punto importante. Gli investitori americani stanno tornando a guardare all’Europa con interesse, soprattutto perché molti Paesi emergenti rimangono chiusi, particolarmente la Cina,come scrive il Financial Times. I principali fondi americani – come JPMorgan Asset Management, T Rowe Price e BlackRock – stanno pianificando di espandere i loro uffici in Europa mentre cercano vie di crescita al di fuori degli Stati Uniti. T Rowe Price, che gestisce 1.23 trilioni di dollari, ha visto aumentare il suo proprio numero di impiegati in Europa: da circa 300 persone nel 2012 a più di 1000 oggi. Capital, che ha in gestione 2.2 trilioni di dollari, ha quasi raddoppiato il personale europeo nell’ultimo decennio da 430 a 750 unità. «L’Europa rimane un mercato attraente… è il più grande mercato istituzionale e all’ingrosso al di fuori degli Stati Uniti. Vanta anche un forte focus sugli investimenti responsabili, supportato dal regime normativo», ha dichiarato Saker Nusseibeh, amministratore delegato di Federated Hermes, che gestisce 624 miliardi di dollari. Per tornare all’articolo di Matthijs, «How Europe Got its Mojo Back», è proprio grazie alle lezioni apprese dalle crisi degli ultimi anni che oggi l’Europa ritorna a essere un’area economica d’interesse strategico per le grandi aziende e investitori americani. È essenziale prendere consapevolezza di questo cambiamento e dell’abilità dell’Ue di sapersi rinnovare in maniera che sia più in sintonia con i cittadini europei.

(Fonte: Corriere.it)

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