“Il cambiamento climatico è fuori controllo”, ha commentato a proposito il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres alla notizia del nuovo record attribuibile (almeno in parte) al riscaldamento globale. “Se continueremo a rimandare l’adozione delle misure necessarie, penso che presto inizieremo a muoverci in una situazione catastrofica”. Senza interventi decisi e coordinati per il taglio delle emissioni, insomma, il rischio è quello di trovarci realmente tra le mani una catastrofe climatica. Di quale entità? Sicuramente il modo migliore per tradurre in un’immagine chiara e semplice gli scenari che emergono dai modelli climatici è concentrarsi sugli effetti previsti sulla salute e il benessere della nostra specie. Ma anche così, non è un compito facile.

L’Ipcc, il foro scientifico delle Nazioni Unite che indaga il riscaldamento globale, non si sbilancia nei suoi rapporti, limitandosi sostanzialmente a sottolineare gli ambiti in cui, stando alle ricerche scientifiche disponibili, ci sono alte probabilità che l’aumento delle temperature determini gravi effetti deleteri nei prossimi decenni: morti per caldo, diffusione di malattie infettive, problemi di sicurezza alimentare, guerre e migrazioni causate, o esacerbate, dai cambiamenti climatici. Quanto, esattamente, rischiano però di peggiorare le cose per gli esseri umani?

Un indizio ce lo fornisce un recente documento commissionato dal Climate Vulnerable Forum, un gruppo di 58 nazioni in via di sviluppo altamente vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, e dal Lancet Countdown on health and climate change, una collaborazione scientifica internazionale dedicata proprio allo studio degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana. Il rapporto risale allo scorso anno, e contiene, tra le altre cose, alcune previsioni degli effetti tangibili del riscaldamento globale nei diversi scenari climatici elaborati per il prossimo secolo, legati a loro volta alle azioni di mitigazione delle emissioni di CO2 che le nazioni di tutto il mondo metteranno in campo nei prossimi anni.

Iniziamo dal caldo. In assenza di un taglio deciso delle emissioni, le previsioni elaborate dal Lancet Countdown on health and climate change prevedono per la fine del secolo un aumento del 630% degli over 65 (la categoria più a rischio per gli effetti del calore estremo) esposti in tutto il mondo alle ondate di calore. Un aumento che può essere contenuto a circa il 350% se l’incremento delle temperature medie nell’arco del secolo venisse limitato sotto il grado e mezzo rispetto a quelle dell’epoca pre-industriale.

Attualmente, si stima che i cambiamenti climatici siano responsabili di circa un terzo delle morti causate dalle temperature eccessive in tutto il mondo. Nello scenario peggiore, quello in cui in assenza di interventi sulle emissioni l’aumento delle temperature nell’arco del secolo supererà i tre gradi, il numero di morti causati dal caldo potrebbe aumentare anche del 1.540%, a danno principalmente di persone fragili e over 65, in particolare in paesi a basso reddito, più esposti alle ondate di calore e con meno risorse per contrastarne gli effetti. La percentuale potrebbe essere ridotta del 59% (più di metà) se gli interventi sulle emissioni manterranno l’aumento delle temperature medie entro i due gradi, e del 91% se l’aumento rimarrà al di sotto del grado e mezzo.

In termini assoluti, significherebbe 3,4 milioni di morti in più ogni anno entro la fine del secolo, nello scenario in cui le emissioni rimangono quelle attuali. 1,5 milioni di morti extra se l’aumento delle temperature raggiungerà i 2 gradi, e appena 400mila rimanendo sotto il grado e mezzo.

Parlando di malattie, i cambiamenti climatici si stanno rivelando vantaggiosi per la maggior parte dei patogeni, e dei vettori che li diffondono, come le zanzare. I calcoli riportati nel rapporto parlano, assenza di interventi sulle emissioni, di un aumento del 4% entro la metà del secolo delle nazioni in cui le condizioni climatiche saranno ottimali per la diffusione della Dengue, e di un 22% entro la fine del secolo. Di particolare interesse per noi, probabilmente, il fatto che tutta l’area del Mediterraneo (Italia compresa) è tra le zone in cui questo virus è destinato a diventare endemico entro i prossimi decenni.

Il numero di giorni con elevate probabilità che scoppino incendi è destinato ad aumentare invece dell’8,5% nello scenario migliore, quello in cui l’aumento delle temperature medie non supera il grado e mezzo, e ben 10 volte di più in quello peggiore, in cui non verranno tagliate le emissioni. Guardando infine agli effetti sull’agricoltura, nello scenario di aumento incontrollato delle temperature è previsto un aumento del 12,8% della popolazione globale esposta a condizioni di grave insicurezza alimentare, mentre l’aumento potrebbe essere contenuto sotto il 3% negli scenari in cui il taglio delle emissioni riuscirà a contenere l’aumento medio delle temperature.

Ovviamente, si tratta di previsioni di massima, e non di certezze. Ma aiutano a mettere in prospettiva i pericoli che corriamo: la nostra specie e la Terra non rischiano di essere distrutte nei prossimi decenni, ma potrebbero comunque trovarsi in una condizione molto peggiore di quella in cui viviamo attualmente, con un clima meno favorevole, più morti per il caldo e le malattie, guerre e carestie causate dalla siccità e dagli eventi meteo estremi. La soluzione secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc passa necessariamente per un taglio importante delle emissioni di CO2, ma anche dall’investimento di risorse per aumentare la resilienza delle nostre nazioni nei confronti dei cambiamenti climatici, in parte ormai inevitabili.

(Fonte: Today.it)

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