Il 20 ottobre del 1944 accadde uno dei più odiosi crimini degli americani, la strage di Gorla. A seguito di un bombardamento americano della scuola elementare di Milano “Francesco Crispi” perirono 184 bambini. Proprio in questi mesi di guerra in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi, il numero di bambini uccisi a Gaza è altissimo. La denuncia arriva dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, per bocca del suo Segretario Generale Guterres: “In pochi giorni a Gaza migliaia e migliaia i bambini uccisi. Ciò significa che c’è pure qualcosa di sbagliato nel modo in cui sono condotte le operazioni militari”.

Va ricordato che allora, sul tetto della scuola milanese, era ben visibile agli aerei, data anche la giornata caratterizzata da un clima sereno, una Croce Rossa. Sì, qualcosa di sbagliato c’è stato. Ma nessuno mai pagò per il tragico errore o, sarebbe meglio dire, per l’infame crimine.

Il sito internet www.piccolimartiri.it, oltre che le testimonianze dirette, riporta un elenco composto da 192 bambini, la direttrice e 19 fra maestri, bidelli e collaboratori. Dichiarerà Antonio Recli, uno dei sopravvissuti: “Ma ve lo immaginate il non ritorno da scuola di un bimbo di sei, sette, otto, nove, dieci anni? Non che sia stato più facile accettare il non ritorno di una moglie e maestra elementare…”.

E’ importante ricordare il tragico fatto, anche perché inspiegabilmente non si trova traccia nei libri di storia per le scuole. Così come è importante ricordare, nel contempo, l’eroismo degli aviatori italiani che, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, con coraggio e sprezzo del pericolo tentarono di bloccare gli assassini arrivati dal cielo. Per almeno una settantina d’anni è calata una coltre d’oblio e le Istituzioni italiane fecero finta di niente. Le allora autorità della Repubblica Sociale Italiana disposero esequie di Stato e picchetti militari d’onore. Il rito funebre fu celebrato nel Duomo di Milano, dove accorse una grande folla silenziosa e presenziarono numerose personalità politiche, militari e religiose. Erano inoltre presenti autorità tedesche e il console della Slovacchia.

Purtroppo, nel dopoguerra il triste avvenimento diventava sempre più scomodo da ricordare, dato che gli autori della strage di bambini e civili erano coloro i quali venivano presentati come i liberatori. Era una strage politicamente scorretta. Da parte americana, oltre al danno, anche la beffa. Dopo che fu realizzato il monumento – costruito a spese e per volontà dei genitori delle vittime – a ricordo dei piccoli angeli della scuola, gli americani si offrirono di ricostruire l’edificio scolastico, a patto che fosse abbattuto il monumento. Peggior offesa non poteva esserci. Per troppo tempo, il ricordo dei bambini di Gorla è rimasto circoscritto all’interno del comune di Milano. I Piccoli Martiri di Gorla attendono di essere ricordati da tutti, a partire dall’Italia. Ci chiediamo: quando arriveranno le scuse degli Stati Uniti d’America?

Matteo Pio Impagnatiello

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