Un allestimento inedito e affascinante, interamente dedicato ai disegni del Maestro di origini parmigiane, con l’esposizione di oltre 120 pezzi selezionati tra le opere della collezione d’arte di Fondazione Monteparma. Con la mostra “Amedeo Bocchi. IN PUNTA DI MATITA”, a cura di Carla Dini, prosegue l’attività di valorizzazione e divulgazione che Fondazione Monteparma porta avanti da oltre vent’anni per offrire letture sempre nuove della produzione artistica del grande Maestro di origini parmigiane, del quale detiene un corpus di oltre 300 opere.

Costituita nel 1999 grazie alle importanti donazioni delle eredi e ampliata con successive acquisizioni e altri gesti munifici, la Collezione d’arte Amedeo Bocchi di Fondazione Monteparma continua ad essere fonte di stimolo per l’elaborazione di nuove proposte e di percorsi tematici che trovano in APE Parma Museo uno spazio espositivo privilegiato. Nella ricorrenza del 140° anniversario della sua nascita e a circa due anni di distanza dalla mostra che ha indagato i temi dell’eleganza e della moda nei suoi ritratti femminili, Fondazione Monteparma torna a riservare ad Amedeo Bocchi (Parma, 1883 – Roma, 1976) un allestimento inedito e affascinante, interamente dedicato ai suoi disegni, con l’esposizione di oltre 120 pezzi, selezionati tra i quasi 200 del Maestro detenute dalla Fondazione..

Nell’insieme si tratta di una produzione molto diversificata, per dimensione, tecnica e grado di finitura, che abbraccia un arco temporale molto ampio (1897-1975 ca). A differenza dei dipinti, in particolare dei ritratti femminili a olio, che godono di una buona notorietà, i disegni di Bocchi sono meno conosciuti ma non sono certo di minor pregio e interesse, soprattutto per la loro capacità di rivelare le peculiarità dell’artista. Le sue doti di grande disegnatore sono, infatti, il frutto tanto del talento naturale e dell’estro creativo, quanto della solida preparazione accademica e del costante rigore metodologico, presupposti indispensabili per superare le molte sfide artistiche che egli ha incontrato sulla sua strada.

Tra le opere esposte in mostra si ritrovano diversi ritratti, numerosi nudi, svariati studi anatomici e, inoltre, alcuni lavori preparatori preparatori realizzati per la decorazione della sala consiliare della Cassa di Risparmio di Parma e quelli, non meno impegnativi e in larga parte inediti, per i mosaici (purtroppo mai realizzati) del Duomo di Messina, ricostruito dopo il terremoto del 1908. La maestria di Amedeo Bocchi nell’uso del lapis si manifesta molto precocemente, come dimostrano i ritratti familiari eseguiti da studente quando, dal 1895 al 1901, frequenta il Regio Istituto di Belle Arti a Parma. Saranno proprio i felici esiti di queste esercitazioni accademiche a indurre l’affermato pittore Cecrope Barilli, suo insegnante e preside della scuola, a incoraggiare la famiglia del promettente allievo a fargli proseguire gli studi alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti a Roma. La specializzazione che egli acquisirà nella capitale si riflette nell’ampia produzione successiva, ricca di accurati studi anatomici che riguardano prevalentemente la figura umana. La dimestichezza e la facilità con cui Bocchi si avvicina al corpo maschile e, ancor più, a quello femminile, danno vita a raffinati nudi che conquistano lo sguardo con la loro plastica bellezza: sono disegni armonici, morbidi, fedeli alle forme dei corpi.
Osservando i disegni si può infatti facilmente cogliere il forte richiamo alla tradizione rinascimentale e alla sua permanenza nel lavoro di Bocchi, anche per quanto riguarda il modus operandi.

Nell’insieme, la proposta espositiva regala la sensazione di partecipare al processo di creazione artistica e di scoprire le particolarità costruttive delle varie opere, sempre caratterizzate da un solido impianto formale. Guardando a tutte queste creazioni – che si tratti di uno schizzo, di un bozzetto, di uno studio o di un’opera compiuta – appare evidente che non c’è mai un segno grafico di più o di meno del necessario. Poiché, come aveva scritto Bocchi in una sua lettera ad un committente, “la fatica vera, il vero tormento dell’artista responsabile e cosciente della sua missione […] è quello d’arrivare all’espressione più profonda con i mezzi più semplici e chiari”.

Apertura mostra: dal 1° settembre 2023 al 31 marzo 2024. La prenotazione è richiesta solo per i gruppi superiori alle 10 persone. Per informazioni: info@apeparmamuseo.it tel. 0521 203413

(Fonte: Apeparmamuseo.it)

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