Il passaggio del testimone non è mai un momento come un altro. Lo sa bene Adriano Panatta, che in vita sua tante volte avrebbe voluto che qualche nuovo adepto della racchetta riuscisse a emularne i trionfi. Ora che l’ha trovato, la staffetta può dirsi finalmente completata. “Aspettavamo da tanto uno come Sinner, e tutti faremmo bene a essere felici dei suoi trionfi”.

Il vincitore del Roland Garros 1976 è stato tra i primi a riconoscere le qualità e lo spessore dimostrati da Jannik nel suo percorso di crescita. “Al di là del tennis, questo è un ragazzo che ha delle qualità anche umane eccezionali. E mi sento di dire che già oggi per me è il numero 1 del mondo, lasciando perdere gli algoritmi del ranking ATP. A 22 anni ha tutta la carriera davanti e di titoli slam, se lo vorrà, ne vincerà ancora tanti. Dico di più, vincerà molto più di me e di qualcun altro che ancora non capisce che il mondo è cambiato e che questi ragazzi giocano un tennis moderno. Non c’è più il tennis del passato, con quelle racchette e quelle scarpe, è tutta un’altra cosa”.

Panatta ha spiegato che per l’Italia del tennis (e in generale dello sport) la metamorfosi di Sinner è una benedizione in tutto e per tutto. “Jannik è un ragazzo perbene, educato e fiero dei valori che possiede. È rispettoso verso se stesso e verso gli altri, da essere anche spiritoso, ha l’aria del bravo ragazzo ma non è solo apparenza, è qualcosa che trasmette a pelle e che fotografa bene il suo modo d’essere. Non va mai sopra le righe e per questo è un esempio per l’intera società italiana. E poi quelle parole rivolte ai genitori a fine match dimostrano tutta la sua maturità e riconoscenza”.

A Melbourne, Sinner ha trovato la forza per reagire a un destino che pareva segnato dopo i primi due set. Panatta ne ha elogiato il carattere e la forza d’animo nel risollevarsi e riuscire a cambiare l’inerzia della partita. “Ormai ha raggiunto un livello tale da poter essere paragonato ai più forti della sua generazione. A me ha ricordato molto Nadal, uno che non smette mai di lottare e per il quale ogni 15 valeva quanto la sua vita. La testa nel tennis è un aspetto determinante e Sinner ha raggiunto una forza mentale devastante.

La trasformazione c’è stata tra le ATP Finals e la Davis: lì è scattato qualcosa e si è cominciata a percepire quello che sarebbe potuto accadere a breve. Contro Medvedev ha saputo far fronte a un copione che non era previsto: Daniil ha snaturato un po’ il suo modo di giocare, pur di cercare di mettere in difficoltà Sinner. Che però ha saputo adattarsi alla situazione e capire come ribaltare le cose. Aver vinto da 0-2 a 3-2 vale molto più rispetto a quel che avrebbe voluto dire vincere 3-0”.

L’ultimo pensiero di Panatta va a quel confronto generazionale che pure, come spiegato in più di una circostanza, oggi lascia il tempo che trova. “Epoche diverse e nuovi scenari. Penso che Sinner la corsa la farà su quelli della sua generazione: non dico che proverà a spingersi fino si 24 titoli slam di Djokovic, ma di sicuro vorrà vincerne tanti, anche perché a 22 anni è giusto porsi grandi obiettivi. Ripeto, per me oggi è il numero 1 al mondo, e questa è l’unica cosa che nessuno mi toglierà dalla testa. E per lo sport italiano non poteva esistere spot migliore”.

(Fonte: Sport.virgilio.it)

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