Arriva il bonus per le mamme che lavorano e a febbraio sarà doppio. La misura infatti doveva partire a gennaio, ma la circolare dell’Inps con le “istruzioni per l’uso” si è fatta attendere. La buona notizia è che il beneficio non erogato il mese scorso verrà versato insieme a quello previsto per la mensilità di febbraio. Risultato? Lo sgravio, questo mese, potrà toccare i 500 euro lordi.

La misura a favore delle donne madri che lavorano ha una soglia massima di 250 euro lordi al mese, ovvero tremila euro all’anno, corrispondenti a un aumento in busta paga pari nel complesso a circa 1.770 euro netti per le retribuzioni lorde che vanno da 27.500 euro in su. Questa è una delle principali leve che il governo intende sfruttare per favorire la natalità in un Paese con troppe poche culle. Insomma, l’aiuto per chi lavora e ha almeno due figli è ora in rampa di lancio.  Se la circolare dell’Inps è arrivata in ritardo è anche perché si sono protratte le verifiche in materia di privacy. L’agevolazione per le donne che lavorano con figli prevista dall’ultima legge di Bilancio consiste in un esonero totale del versamento dei contributi sociali.

Nel 2024 le destinatarie dell’incentivo saranno, in via sperimentale, anche le madri con due o più figli, di cui almeno uno di età inferiore a 10 anni, mentre nel 2025 potranno accedere al bonus solo le mamme con tre o più figli, di cui almeno uno minorenne. La misura si applica a tutte le lavoratrici con contratti a tempo indeterminato del pubblico e del privato, con l’esclusione del lavoro domestico. Non è necessario fare domanda: l’aiuto viene riconosciuto e attivato automaticamente dal datore di lavoro. Va tuttavia comunicato all’Inps il numero dei figli e il loro codice fiscale.

Ma quanto è ampia la platea delle aventi diritto? Dalla relazione tecnica emerge che le lavoratrici madri del settore privato con almeno tre figli, di cui uno sotto i 18 anni, sono circa 111 mila, mentre le addette con due figli, di cui uno sotto i 10 anni, sono poco più di 570 mila. A queste si aggiungono le madri beneficiarie che lavorano nella Pubblica amministrazione, parliamo di 150-200 mila statali. Totale, la misura quest’anno raggiungerà quasi 900 mila lavoratrici con figli piccoli.

Ecco, più nel dettaglio, cosa c’è scritto nella circolare diffusa dall’Inps. «L’esonero per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 trova applicazione, per le lavoratrici madri di tre o più figli, fino al compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, e per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, anche per le lavoratrici madri di due figli, fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo». E poi. «Poiché l’esonero in questione trova applicazione esclusivamente con riferimento alla quota di contribuzione a carico della lavoratrice madre, la misura non rientra nella nozione di aiuto di Stato». Inoltre, qualora un rapporto di lavoro a tempo determinato venga convertito a tempo indeterminato, l’esonero può trovare legittima applicazione a decorrere dal mese di trasformazione a tempo indeterminato, chiarisce la circolare. Facciamo due conti. Secondo la relazione annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro sulle dimissioni dei genitori entro i primi tre anni dalla nascita dei figli, sono più di 44 mila le mamme che nel 2022 hanno abbandonato il lavoro. Su un totale di 61.391 dimissioni, quelle convalidate dalle lavoratrici sono il 72,8% (44.669).

(Fonte: Ilgazzettino.it)

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