Anche il primo trimestre dell’anno ha confermato che l’economia americana rimane forte anche se in leggero rallentamento. Consumi, crescita di posti di lavoro ed indipendenza energetica sono gli aspetti che stanno garantendo questo status quo. Le stime del Bureau of Economic Analysis, il Dipartimento del Commercio, hanno rilevato che il PIL degli Stati Uniti è cresciuto nei primi tre mesi del 2024 ad un tasso trimestrale annualizzato dell’1,6% (0,4% trimestrale). Un trend positivo anche se in netto rallentamento rispetto al ritmo del 3,4% (0,8% trimestrale) dell’ultimo trimestre 2023.

Una frenata dovuta in particolare al deciso aumento dell’import. Il paese continua così a mantenere una specie di atterraggio morbido che gli permette di mantenere un trend inerziale positivo. In un anno elettorale complesso, Joe Biden non si è fatto scappare l’occasione di commentare questi risultati “Il rapporto dimostra che l’economia americana resta forte, con una crescita costante e stabile. L’economia è cresciuta più da quando sono entrato in carica che in qualsiasi altro mandato presidenziale negli ultimi 25 anni”. Nel commento presidenziale manca l’aver rilevato che questo trend sia stato favorito anche dalla ripartenza dell’economia dopo i livelli a zero della pandemia.

Ma le chiavi di volta della crescita americana stanno soprattutto in alcuni fattori. In primis i consumi, in crescita del 2,5%, rappresentano il motore vitale. Poi il mercato del lavoro, in crescita da mesi, con la disoccupazione sotto al 4%. Ed infine l’indipendenza energetica che sostiene da sempre il paese. L’Organizzazione Economica americana, a questo proposito, ha detto che: “L’aumento del PIL reale riflette principalmente l’aumento della spesa dei consumatori, degli investimenti fissi residenziali, degli investimenti fissi non residenziali e della spesa pubblica statale e locale, parzialmente compensati da un calo del PIL reale dei titoli privati”.

Un altro aspetto che da tempo si rileva negli Usa è la forza della sua resilienza in grado di resistere agli aumenti dei tassi di interesse più forte degli ultimi quaranta anni. Mentre gli Stati Uniti stanno andando a gonfie vele l’Europa arranca. Guarda caso in Europa sta mancando la crescita della produttività, il mercato del lavoro è mediamente debole, il comparto industriale è ancora poco aperto all’innovazione e affamato di energia e l’indipendenza dalle fonti energetiche una chimera. Non è così un caso che il Fondo monetario internazionale abbia rivisto al rialzo le previsioni di crescita per gli Stati Uniti e al ribasso quelle per l’Europa. Una crescita del 2,7% nel 2024 per l’America rispetto al 2,5% per l’economia statunitense quest’anno, in leggero aumento rispetto al 2,5% del 2023. I dati macroeconomici continuano a mostrare una sorta di atterraggio morbido, in cui l’economia ha perso slancio, ma mantiene un’inerzia favorevole. E di fronte a questo trend rimangono le incertezze riguardanti i tagli dei tassi di interesse. La pressione inflazionistica che si abbassa ma non all’obiettivo del 2% continua a rendere la Fed non così vogliosa di abbassare i tassi velocemente mantenendo la promessa di tre riduzioni nell’anno. E questo, insieme all’incertezza dei conflitti in Europa, rimane comunque una preoccupazione sull’economia mondiale. Preoccupazione che però impatta maggiormente in modo negativo sul Vecchio Continente.

(Fonte: Affaritaliani.it)

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