“Abbiamo bisogno di un’Unione Europea che sia pronta per il mondo di oggi e di domani. Quello che propongo nel report è un cambiamento radicale, che è ciò di cui abbiamo bisogno”. Lo ha detto l’ex premier ed ex presidente della Bce, Mario Draghi, durante un evento sul pilastro europeo dei diritti sociali a La Hulpe, in Belgio. Draghi ha quindi spiegato che “abbiamo bisogno di raggiungere la trasformazione dell’economia europea, di affidarci a un sistema energetico indipendente e decarbonizzato, di integrare sistemi di difesa adeguati e manifattura interna nei settori piú innovativi, e acquisire leadership nel deep-teche nell’innovazione digitale”.

“Non abbiamo avuto un industrial deal a livello europeo, nonostante la Commissione stia facendo ogni suo sforzo per colmare questo gap. Nonostante le iniziative positive in corso, ci manca ancora una strategia complessiva per rispondere in queste strategie”, ha affermato Draghi sottolineando che l’Ue investe “meno di Stati Uniti e Cina nel digitale e nelle tecnologie avanzate, compresa la difesa. Ci sono solo quattro top player europei tra le prime 50 aziende globali. Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali da una competitività iniqua causata da asimmetrie in regole, sussidi e politiche commerciali”. “Per soddisfare le nuove esigenze di difesa e sicurezza”, l’Ue deve “intensificare gli appalti congiunti, aumentare il coordinamento della spesa e l’interoperabilità delle attrezzature, e ridurre sostanzialmente le dipendenze internazionali”, ha detto Draghi. “Nel settore della difesa, la mancanza di” un’economia di “scala sta ostacolando lo sviluppo della capacità industriale europea. I primi cinque operatori negli Stati Uniti rappresentano l’80% del suo mercato più ampio, mentre in Europa ne rappresentano il 45%. Questa differenza deriva in gran parte dal fatto che la spesa per la difesa dell’Ue è frammentata”.

E’ essenziale procedere con l’unione dei mercati di capitali. Se non sarà possibile farlo a 27, bisognerà procedere con i Paesi che sono d’accordo, ha continuato l’ex presidente della Bce precisando che “non abbiamo il lusso di poter rinviare le decisioni. Per assicurare coerenza tra i diversi strumenti e rilanciare la competitività della Ue occorre un nuovo strumento strategico per coordinare le politiche economiche, e se troviamo che non sarà possibile dobbiamo considerare di procedere con un gruppo di paesi nel quadro della cooperazione rafforzata quale via per il completamento dell’unione del mercato dei capitali”. “La maggior parte degli investimenti dovrà essere coperta da investimenti privati. I risparmi privati sono molto elevati e vengono per lo più incanalati in depositi bancari e non finiscono per finanziare la crescita tanto quanto potrebbero in un mercato dei capitali più ampio. Questo è il motivo per cui avanzare nell’Unione dei mercati dei capitali costituisce una parte indispensabile della strategia complessiva per la competitività”, ha detto l’ex presidente del Consiglio.

“Credo che la coesione politica della nostra Unione richieda che agiamo insieme, possibilmente sempre. Dobbiamo essere coscienti che la coesione politica è minacciata dai cambiamenti del resto del mondo”, ha detto Draghi spiegando che “ripristinare la nostra competitività non è qualcosa che possiamo ottenere da soli o gareggiando a vicenda. Serve agire come Unione europea in un modo che non abbiamo mai fatto prima”.

“Abbiamo giustamente un’agenda climatica ambiziosa in Europa e target rigidi per i mezzi elettrici, ma in un mondo dove i nostri rivali controllano molte delle risorse che ci servono, quest’agenda dev’essere combinata con un piano per garantire la nostra catena di approvvigionamento: dai minerali critici alle batterie, e alle infrastrutture di ricarica”, ha concluso Draghi.

(Fonte: Italiaoggi.it)

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