“Controcanto” alla narrazione ufficiale dei fatti nazionali e mondiali. Intervista a Claudio Mutti, Direttore della Rivista di geopolitica “Eurasia”.

Cominciamo dall’Italia. Alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno sarà presente la lista “Stati Uniti d’Europa”, formata da candidati di Italia Viva e Più Europa (Matteo Renzi ed Emma Bonino). Nella stessa lista confluiranno altri quattro tra partiti e movimenti politici: il Partito Socialista Italiano, i Radicali Italiani, i Libdem Europei e L’Italia c’è. Nel programma, lungo 14 pagine, si legge: “La nostra Unione europea, frutto di scelte coraggiose in un continente distrutto dalle guerre e diviso dalle ideologie, sta affrontando oggi la fase più critica dal secondo dopoguerra. Oggi l’Europa è a un bivio: o assume un ruolo centrale nel mondo o è destinata a rimanere marginale”. Che giudizio si può dare alla lista e al suo programma?

Che razza di Europa sia quella prefigurata dal programma di una lista che ripropone il termine “Stati Uniti” nella sua stessa denominazione, risulta evidente dal profilo dei due candidati di spicco che la rappresentano. Matteo Renzi, il negazionista dei crimini sionisti (“Nessuno ha ammazzato tanti palestinesi quanto Hamas” ha detto in aprile a La7), è lo stesso Renzi che, in visita a Washington nel 2015 in veste di primo ministro italiano, dichiarò testualmente che “gli Stati Uniti sono il nostro modello”, che “la leadership statunitense è un punto di riferimento”, che in Afghanistan “l’Italia e l’Europa sono a fianco degli Stati Uniti, perché se gli USA ritengono che il processo deve continuare, l’Italia farà sempre la sua parte”. Data la totale sudditanza di Renzi alla volontà dell’egemone nordamericano, non c’è da stupirsi se nel 2022 venne formulata l’ipotesi di una candidatura di Renzi alla successione di Stoltenberg alla segreteria generale della NATO.
Quanto ad Emma Bonino, fondatrice di “Più Europa”, è significativo che in gennaio costei abbia ricevuto a New York dalle mani di George Soros il Fred Cuny Award for the Prevention of Deadly Conflict dell’International Crisis Group. D’altronde non è un mistero (lo rivelò Carlo Calenda) che il miliardario ebreo-americano ha elargito un cospicuo finanziamento al partito “Più Europa”, al quale perciò meglio converrebbe il nome di “Più America”.

Alcuni giorni fa, il 15 maggio, il Primo ministro della Slovacchia Robert Fico ha subìto un grave attentato. Può spiegarci cosa sta accadendo in Slovacchia?

Subito dopo aver assunto la carica di primo ministro, Robert Fico annunciò che avrebbe interrotto la consegna di armi all’Ucraina, limitando il sostegno slovacco agli aiuti umanitari e civili. “La posizione del mio governo – aggiunse – è che la cessazione immediata delle operazioni militari è la migliore soluzione che abbiamo per l’Ucraina. L’Unione Europea dovrebbe trasformarsi da fornitore di armi a operatore di pace”. Inoltre ribadì che in sede europea la Slovacchia sarebbe stata contraria a qualsiasi sanzione contro Mosca. Infine, tra le iniziative del governo di Bratislava bisogna segnalare un disegno di legge che prevede la registrazione delle organizzazioni non governative che ricevono da finanziatori stranieri un contributo annuo superiore ai 5.000 Euri. Tutte queste prese di posizione hanno inevitabilmente suscitato la furiosa reazione dell’opposizione occidentalista, nella quale si è distinta la presidente uscente Zuzana Čaputová, sostenitrice tra l’altro dell’adozione per le coppie omosessuali, la quale è stata definita da Fico agente della CIA e marionetta di George Soros. In questo contesto di tensioni politiche è maturato l’attentato al capo del governo, riferito con malcelato compiacimento – anche in Italia – dagli organi di stampa dell’estremismo atlantista. L’ex deputato slovacco Peter Marcek, presidente del partito dell’Unità Slava, ha dichiarato all’agenzia Sputnik; “È difficile dire chi c’è dietro tutto questo. Ma sappiamo che l’opposizione è molto aggressiva”, ed ha sottolineato il fatto che in Slovacchia ci sono forze di opposizione che sembrano dedite esclusivamente a difendere gli interessi degli Stati Uniti e non quelli dei cittadini slovacchi. Marcek ha denunciato la presenza di organizzazioni non governative finanziate da George Soros ed ha aggiunto in relazione all’attentato: “Possiamo solo indovinare chi potrebbe essere il mandante: l’MI6, la CIA o qualcuno dall’Ucraina. Molti sono interessati a che Fico esca dai giochi, a vederlo assassinato. Secondo me gli anglosassoni sono responsabili al 100% di tutto questo”.

La guerra sul fronte orientale europeo continua. L’esercito russo, secondo il bollettino di degli ultimi giorni, avanza in territorio ucraino. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di avere discusso con il leader cinese Xi Jinping di una possibile tregua in Ucraina per le prossime Olimpiadi, mentre il presidente ucraino Voldymyr Zelensky si è mostrato scettico sulla possibilità di una tregua olimpica. Quest’ultimo, inoltre, non smette di richiedere armi al mondo intero per la prosecuzione della guerra. Che previsioni si possono fare?

Secondo il recente rapporto Military Balance 2024, pubblicato dall’International Institute for Strategic Studies (IISS), la Russia potrà continuare le operazioni militari per “ancora per due o tre anni, o forse anche di più”, mentre la situazione dell’Ucraina è preoccupante. E siccome le sue pesanti perdite – afferma Bastian Giegerich, direttore esecutivo dell’istituto britannico – “sono state compensate in gran parte grazie al sostegno occidentale”, è necessario che i paesi occidentali incrementino la produzione di armi e sviluppino il settore della difesa sotto il profilo tecnologico. È vero che i paesi dell’UE hanno aumentato in misura considerevole la spesa militare al fine di sostenere l’Ucraina; tuttavia l’UE non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di consegnare a Kiev un milione di munizioni d’artiglieria entro marzo, come aveva promesso di fare, tanto che Ursula von der Leyen ha spostato la scadenza alla fine del 2024. Quanto alla tregua per le prossime Olimpiadi, proposta dal presidente Xi Jinping, Putin ha osservato che il Comitato olimpico internazionale (Cio) sta violando i princìpi olimpici e la natura fondamentale della Carta olimpica, politicizzando le competizioni sportive internazionali ed escludendone la Russia.

Sono piovute critiche dall’Unione Europea sulla recente approvazione della “legge sugli agenti stranieri” in Georgia, che intensifica i controlli e aumenta le multe per le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero. Secondo la nuova norma, tutte le società dovranno essere registrate come “soggetti che perseguono gli interessi di una potenza straniera” se ricevono più del venti per cento dei propri fondi dall’estero.

Il Parlamento georgiano aveva approvato la legge sull’influenza straniera il 14 maggio; dopo le proteste di piazza organizzate dai gruppi occidentalisti è arrivato il veto del presidente della Georgia, Salomè Zourabichvili, della quale non sarà privo d’interesse riferire qualche significativo elemento biografico. Nata a Parigi da georgiani emigrati, la signora Zourabichvili è stata allieva di Zbigniew Brzezinski alla Columbia University di New York; poi ha sposato un economista della Banca mondiale. Diventata ministro degli Esteri nel governo del presidente Mikheil Saak’ashvili (2004-2005), Salomè Zourabichvili creò il “Nuovo gruppo degli amici della Georgia” (Ucraina, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca) per sostenere il cammino di Tbilisi verso la NATO e l’Unione Europea. Nel 2010 fu nominata coordinatrice del gruppo di esperti nominati dalle Nazioni Unite a sostegno del Comitato per le sanzioni contro il programma nucleare dell’Iran.

Lai Ching-te è il neo-eletto presidente della Repubblica di Cina e subentra a Tsai Ing-wen. Potremmo attenderci una discontinuità nei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese?

Il nuovo presidente della Repubblica di Cina, vale a dire di Taiwan, è noto anche col nome inglese di William Lai ed ha conseguito un diploma alla Harvard School of Public Health di Boston. Dopo la sua elezione, l’Ufficio degli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha ribadito che la questione di Taiwan è un affare interno della Cina e che “il principio di una sola Cina è l’ancora solida per la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan”. È chiaro che queste parole sono rivolte in maniera indiretta agli Stati Uniti, i quali utilizzano la questione di Taiwan per ostacolare la crescita della Cina. Quanto ai rapporti dell’Italia con la Repubblica Popolare Cinese, già peggiorati con l’uscita dalla Nuova Via della Seta decisa dal governo Meloni su sollecitazione statunitense, essi peggioreranno ulteriormente se il nostro Paese continuerà ad obbedire alle direttive di Washington, che interferisce nei rapporti fra la Repubblica Popolare rischiando di suscitare un conflitto armato.

Matteo Pio Impagnatiello

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