Il dibattito sul divieto di consumo della carne di cavallo ha assunto a Parma toni particolarmente accesi, trasformandosi in uno scontro tra sensibilità animaliste nazionali e radicate identità gastronomiche locali.
A Parma, la carne equina non è solo un alimento, ma un pilastro culturale. La proposta di legge nazionale del PD (a prima firma Eleonora Evi) e di altre forze politiche per riconoscere gli equidi come animali d’affezione metterebbe fuori legge piatti iconici del territorio.
Caval Pisst: il pesto di cavallo crudo, rito del sabato mattina per molti parmigiani, diventerebbe illegale.
Ricette a Rischio: piatti come la “Vecchia” di cavallo e lo stracotto d’asinina scomparirebbero dai menù dei ristoranti.
La mobilitazione a Parma contro il divieto è stata immediata e trasversale:
- Associazioni di Categoria: Fiesa-Confesercenti Parma e Federcarni hanno definito la proposta un “errore grave” e una “legge ideologica” che penalizzerebbe imprese, lavoro e libertà individuali.
- Opposizione Politica Locale: esponenti della Lega (come Laura Cavandoli) e di Fratelli d’Italia hanno promesso battaglia in Parlamento per difendere la filiera e la biodiversità legata a questo tipo di allevamento.
- Commercio Locale: le storiche macellerie equine di Parma, come quelle citate da Ascom Confcommercio, vedono minacciata un’attività che garantisce trasparenza e qualità controllata.
Se approvata, la legge comporterebbe conseguenze pesanti per chiunque continui la vendita o il consumo a Parma:
- Status Giuridico: gli equidi passerebbero a “Non DPA” (non destinati alla produzione alimentare).
- Multe e Carcere: sono previste sanzioni pecuniarie fino a €100.000 e la reclusione da 3 mesi a 3 anni per chi viola il divieto di macellazione.
Mentre il Partito Animalista Italiano e le ali più radicali del PD sostengono la legge come un atto di civiltà, Parma rivendica il diritto di preservare una tradizione millenaria, nata per necessità durante le carestie storiche e divenuta eccellenza culinaria.







