A pochi giorni dal voto di domenica 22 e lunedì 23 marzo il referendum confermativo sulla riforma della giustizia si preannuncia come una delle consultazioni più incerte degli ultimi anni.
Poiché si tratta di un referendum costituzionale, non è richiesto il raggiungimento di un quorum: il risultato sarà valido qualunque sia il numero di votanti.
La partecipazione è il fattore determinante per l’esito finale. Secondo le ultime rilevazioni di Ipsos Doxa, solo il 36% degli elettori si dichiara certo di recarsi alle urne, mentre quasi la metà della popolazione (48%) ritiene probabile l’astensione.
I sondaggi mostrano una rincorsa del fronte del “No” rispetto a un iniziale netto vantaggio del “Sì”.
Vantaggio del NO con bassa affluenza – Se l’affluenza dovesse fermarsi intorno al 42%, le proiezioni indicano una vittoria del No al 52,4% contro il 47,6% del Sì. Anche YouTrend conferma che una bassa partecipazione favorirebbe il fronte contrario alla riforma (No al 53%).
Testa a testa con affluenza media – Con una partecipazione vicina al 49-50%, l’esito si risolverebbe sul filo di lana, con i due schieramenti virtualmente appaiati al 50%.
Vantaggio del SÌ con alta affluenza – Il fronte favorevole alla riforma mantiene speranze di vittoria solo in caso di una mobilitazione massiccia, superiore al 50% degli aventi diritto.
Il quesito chiede ai cittadini di confermare o respingere modifiche cruciali all’ordinamento giudiziario:
- Separazione delle carriere: distinzione netta tra giudici e pubblici ministeri.
- Sdoppiamento del CSM: creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura.
- Sorteggio dei componenti: introduzione del caso nella selezione dei membri dei CSM.
- Alta Corte Disciplinare: un nuovo organo per giudicare l’operato dei magistrati.







