In Italia il bilancio delle morti sul lavoro continua a essere un’emergenza nazionale, segnata da una preoccupante stabilità nei numeri complessivi, sebbene i primi mesi del 2026 mostrino segnali di rallentamento rispetto all’anno precedente.

Nel 2025 l’INAIL ha registrato un totale di 792 denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro, una cifra che indica un calo rispetto al 2024, ma che rimane inserita in un contesto di mortalità complessiva elevata.

Se si considerano i dati elaborati dall’Osservatorio Vega Engineering, che includono anche le vittime “in itinere” (ovvero nel tragitto casa-lavoro), il numero totale di vittime nei primi 11 mesi del 2025 aveva già superato quota 1.010.

I settori più colpiti nel 2025 sono stati:

  • Costruzioni: il comparto con il maggior numero di vittime (99 decessi nei primi nove mesi).

  • Attività manifatturiere: segue con 83 vittime registrate nello stesso periodo.

  • Trasporti e magazzinaggio: 71 decessi.

Il 2024 si era chiuso con un bilancio tragico di 1.090 vittime totali, in aumento del 4,7% rispetto al 2023. Di queste, 805 sono avvenute direttamente sul luogo di lavoro e 285 in itinere.

I dati recenti evidenziano alcune costanti critiche che persistono tra il 2024 e il 2025:

  • Lavoratori stranieri: il rischio di morte per i lavoratori stranieri è stimato essere più che doppio rispetto ai colleghi italiani.
  • Fasce d’età: la categoria più colpita è quella tra i 50 e i 64 anni, con un’incidenza di mortalità significativamente maggiore rispetto ai più giovani. Anche gli ultrasessantacinquenni risultano particolarmente vulnerabili.

  • Infortuni in itinere: nonostante il calo di alcuni decessi diretti, le vittime nel percorso casa-lavoro hanno mostrato picchi di aumento (fino al +24% in alcuni periodi del 2025).

I dati INAIL aggiornati ad aprile 2026 indicano che, nei primi due mesi dell’anno, i decessi sono scesi a 99 unità, registrando una flessione del 26,1% rispetto allo stesso bimestre del 2025.

Tuttavia, le denunce di infortuni non mortali sono aumentate del 2,4%, suggerendo che la pericolosità complessiva degli ambienti di lavoro non è ancora diminuita in modo strutturale.

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