Published On: Mer, Gen 29th, 2020

LETTERA AL DIRETTORE – Parma 2020 ha esaltato l’autoreferenzialità del primo cittadino: Pizzarotti fa il “lifting” alla sua immagine raccontando balle

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Caro Direttore,
Forse pochi sanno che nel 2008 Parma già aveva tentato di diventare capitale della cultura, non italiana ma addirittura in Europa. Fu infatti il sindaco Vignali a proporre la nostra città a capitale europea per il 2019 e le possibilità non mancavano, anzi il noto critico e parlamentare Vittorio Sgarbi, visitando Parma all’inaugurazione dell’attuale evento, ha dichiarato testualmente: “Parma è come Parigi, per questo è una grande capitale europea più che italiana”. Purtroppo questa possibilità fu scartata dal “fuoco amico”. Infatti il presidente regionale emiliano di allora, Errani, contemporaneamente propose, a nome della Regione, non Parma ma Ravenna: la promosse a Bruxelles con molta pompa. Ma… risultato finale: fu scelta Matera, luogo stupendo e caratteristico, ma quanto a cultura, opere d’arte e tradizione musicale non certo all’altezza della nostra città, ce la potevamo giocare. Quello che ha detto il ministro Franceschini di Parma (“A Parma c’è tutto: l’arte, la bellezza, la storia, il cibo, le grandi tradizioni culturali, il contemporaneo e le belli arti del passato. Questo appuntamento sarà la sua definitiva affermazione sul piano internazionale”) non lo conosceva il compagno Errani?
Peccato! Entro nell’argomento di questa lettera. Sono tra i molti parmigiani che hanno applaudito alla scelta della nostra città come capitale italiana della cultura 2020, ma che ha mal digerito l’enfasi e la prosopopea del sindaco Pizzarotti, che ha colto ogni occasione per fare un “lifting” alla sua immagine. L’entusiasmo del sindaco è stato enorme; addirittura si è commosso consegnando il “premi Sant’Ilario” e, in altra occasione, al colmo dell’esaltazione non gli è bastato di essere in quel momento vincente, ha voluto stravincere; affermò infatti di aver ereditato una città “quanto mai fallita” piena di debiti, al limite del default prodotto da un’amministrazione deludente e di aver sanato la situazione per cui “Parma può ripartire”. Affermazioni mendaci, giudizi tossici di fronte al Capo dello Stato, pronunciate da un uomo privo di stile a cui, in mancanza di suoi risultati esaltanti, sono servite per esaltare sé stesso. Il Comune di Parma che ereditò dalla gestione Vignali non era sull’orlo del dissesto come spesso il sindaco ama ripetere, anzi aveva in cassa 71 milioni che il suo predecessore era riuscito ad avere dal Governo, con un’apposita legge, in cambio della rinuncia alla metropolitana.

Parma mai stata in dissesto
Ma la miglior conferma della pulizia dei dati di bilancio di Vignali è venuta addirittura dall’assessore al bilancio della Giunta che gli era subentrata nel 2012. L’assessore Capelli (commercialista noto per le sue specifiche doti professionali), dopo avere per diversi mesi studiato insieme ad altri commercialisti la situazione del sistema Comune, presentò, il 9 ottobre 2012, una relazione dove disse che chi parlava di rischio default parlava in modo sconsiderato: “Il tema del debito del Comune di Parma, affermò l’assessore, è troppo importante per poterlo distorcere a fini politici… Con la salvaguardia dei limiti di bilancio approvata il 27 settembre 2012 si è preso atto che il bilancio del Comune è in equilibrio e quindi appaiono completamente infondate e fuori luogo le voci in ordine al dissesto del Comune di Parma e chi parla di dissesto parla quindi a sproposito oltre che in modo irresponsabile”.
Capelli ha poi aggiunto: “Mi sia consentito di effettuare una puntualizzazione. Da notizie di stampa, pare che autorevoli figure anche istituzionali avrebbero affermato che il Comune di Parma è in dissesto. Posto che, come detto il Comune di Parma non è in dissesto, credo che tale affermazione se confermata sarebbe assai grave!
“Questa amministrazione porta grande rispetto per i ruoli istituzionali. Ma così come diamo rispetto lo esigiamo. Se qualcuno avesse avuto notizie sul rischio di dissesto del Comune di Parma avrebbe avuto il dovere di trasferire tali informazioni alle competenti autorità, in primis la Corte dei Conti, prima di comunicarlo alla stampa. Non è consentito e non consentiremmo che la lotta politica venga consumata sulla pelle di Parma. E ciò non nell’interesse di una parte ma dell’intera comunità. E se qualcuno in Città o altrove intende seguire questa strada irresponsabile sia chiaro che ne porterà la responsabilità”.
Mi sono dilungato sulle parole dell’assessore perché ritengo che il sindaco Pizzarotti ne fosse pienamente a conoscenza, quindi le sue affermazioni di fronte al Presidente della Repubblica altro non erano che sproloqui in mala fede.
I tre giorni celebrativi dell’inaugurazione di Parma Capitale sono stati aperti con la parata “People of Parma” (l’inglese fa molto fino) che, coi suoi trampolieri con palloncini gialli e due bande musicali al seguito, dava più l’impressione di una carnevalata che di una manifestazione culturale. Ma questo incipit voleva anche essere una sfilata politica, organica alle imminenti elezioni Regionali.
Ma anche nell’atto finale delle tre giornate, la messa del Santo Patrono in Duomo, celebrata dal Vescovo, il sindaco ha ripreso il “personal lifting” prendendo la parola prima della messa. Molti presenti si sono chiesti se quel sindaco era lo stesso che la mattina di Sant’Ilario aveva consegnato l’attestato di civica benemerenza ad “Ottavo Colore” un’associazione Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), oppure se era lo stesso sindaco che il Procuratore della Repubblica “bacchettò” quando lo stesso riconobbe la legittimità dei figli di coppie gay. Il Procuratore affermò che si trattava di un atto incostituzionale, la legge parla solo di madre e padre. Questo riconoscimento alle coppie omogenitoriali indusse un parroco a chiedere le dimissioni del sindaco per violazione di una legge dello Stato. Orbene, questo campione di laicità si sveste della sua identità e ruba addirittura la scena iniziale al Vescovo. Non è mai successo che ad una messa un politico parlasse: la funzione la celebra il Vescovo, mentre tutti gli altri, autorità comprese, assistono come tutti i fedeli presenti.

Un’Amministrazione senza opposizione
Parma 2020 è stato per l’Amministrazione un grosso “assist” al suo immobilismo. Il sindaco se ne gloria e la stampa cittadina gli fa eco, ma questo rischia di essere nient’altro che una copertura d’oro su un dente cariato: la realtà quotidiana coi grossi problemi irrisolti purtroppo non cambia. Questo evento “salvifico” ha dato e dà ossigeno all’amministrazione Pizzarotti da sempre a corto di idee e addormentata nell’immobilismo, grazie anche alla mancanza di opposizione. Infatti il Pd non lo critica perché è entrato nella sua area e la Lega ha visto due suoi consiglieri essere eletti in Parlamento, un altro diventare Difensore civico regionale e il quarto probabilmente entrare in Regione. Forse sarebbe ora che i quattro consiglieri, molto impegnati, lasciassero il posto ad altri.
Da sette anni l’amministrazione comunale non ha brillato, quanto a iniziative sul futuro della città non ha fatto investimenti che, come è risaputo, sono motore di sviluppo. Si è limitata all’ordinaria amministrazione o ha spacciato per novità l’imbellettatura di cose esistenti poi inaugurate come opere dell’amministrazione; oppure ha trovato cose già programmate e non è stata nemmeno capace di seguirle integralmente: una per tutte la collocazione del monumento alle tre religioni (collocata di fronte al Duc al posto di una fontana esistente) che doveva sorgere in una rotonda in viale Piacenza di fronte all’ingresso retrostante del Palazzo Ducale, ora aperto da una cancellata, il cui progetto fu voluto, assieme a tutte le autorizzazioni, dal suo predecessore.

I lavori pubblici sono portati a termine con estrema lentezza, vedasi Piazzale della Pace, il cui prato verde, polmone per il centro, è stato cintato per un paio d’anni per rifare e allargare un marciapiede; oppure l’aver impiegato otto mesi per costruire un inconcepibile e inutile allargamento lungo una cinquantina di metri in via Mazzini, creando grandi disagi ai commercianti di quel lato di strada che per tutto questo hanno subito notevoli disagi.

Ora Pizzarotti è inebriato di cultura e forse dimentica che appena eletto ha abolito il “Festival della Poesia”, il più importante del Paese, l’unico che poteva stare al pari di quelli di Mantova (letteratura) e Modena (Filosofia), lui che ora si pavoneggia nel palco reale del Regio, luogo ove, per sua ammissione, entrò per la prima volta dopo la sua elezione.
Un inciso; è la consegna della massima onorificenza cittadina, il “Premio S. Ilario” alla Gazzetta di Parma. Qualcun ha parlato di “captatio benevolentiae” da parte del Sindaco, cosa forse esagerata visto che il Pizzarotti non conosceva il latino.
La grande kermesse culturale non cancella però le piaghe endemiche della città che continua ad essere piuttosto sporca, con i sacchetti dell’immondizia per strada, con strade piene di buche, senza servizi igienici cittadini e specialmente nei parchi. E non ho descritto che la punta dell’iceberg. Vien da ridere a sentire persone non di Parma affermare che qui c’è un sindaco molto bravo: potenza della disinformazione o, se vogliamo, delle fake news! Questo sindaco l’hanno scaricato anche i “5 Stelle”, che imbarcavano oves et boves e lui si è dato alla sinistra sperando di restare in politica.
Questi appunti all’attuale civica amministrazione non sono dettati da idiosincrasia per il sindaco (nel 2012 un quidam de populo, che ho anche votato) o simpatia per il suo predecessore che, mi si lasci dire, è stato linciato in modo indegno e iniquo da una Procura dichiaratamente ostile; sono purtroppo la verità, condivisa dalla maggioranza dei cittadini, muniti di senso critico e di certo non apoti. Certamente Parma si meritava molto, ma molto di più; mala tempora currunt.

Luigi Derlindati

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