Il medico dell’Ospedale San Matteo di Pavia a cui si deve la cura sperimentale con il plasma iperimmune avvisa: “Per il vaccino ci vorrà ancora molto tempo”

Covid19, Perotti (San Matteo): “Vaccino lontano. Plasma unica cura efficace”

“Il plasma iperimmune funziona in maniera efficace andando direttamente sul virus e uccidendolo. Sui tempi dell’arrivo di un vaccino dovremo aspettare ancora un bel po’. Serve una cabina di regia competente e realmente operativa su tutto il territorio nazionale come ad esempio stanno facendo negli USA”. A tu per tu con Cesare Perotti, Direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale San Matteo di Pavia. A lui si deve la cura sperimentale con il plasma iperimmune che potrebbe segnare la nella lotta al Covid 19.

Direttore, a circa 2 mesi dall’inizio dell’emergenza “Covid 19”, come è la situazione oggi, il virus si è finalmente indebolito come sostengono in molti?

Direi più che indebolito abbiamo imparato un po’ di più a conoscerlo. L’idea è nata facendo riferimento alle precedenti esperienze su epidemie come il virus Ebola e le precedenti SARS, MERS, dove questo approccio è stato tentato. Nulla di nuovo, ma il tutto applicato con le moderne tecnologie a nostra disposizione.

Il Centro che Lei dirige è stato il primo in Italia a sperimentare l’utilizzo del plasma iperimmune per la cura del “Coronavirus”. Come funziona in pratica questo sistema di cura?

Il plasma iperimmune è il plasma che si riesce ad ottenere con l’aiuto di un separatore cellulare dai soggetti convalescenti che hanno in circolo gli anticorpi neutralizzanti il virus. Il plasma iperimmune funziona andando direttamente sul virus e uccidendolo, il cosiddetto “killing diretto”. L’analisi dei dati dello studio è in corso, ma posso dire che la percentuale di efficacia è molto soddisfacente.

Chi sono i soggetti candidati per la donazione?

I soggetti idonei alla donazione sono quelli che sono guariti dall’infezione e che hanno, dopo un tampone positivo che documenta l’avvenuta infezione, due tamponi consecutivi negativi che ne documentano l’avvenuta guarigione.

Come avviene la donazione?

La donazione avviene mediante l’utilizzo di un separatore cellulare dedicato che permette di raccogliere il plasma senza depauperare il soggetto delle altre componenti del sangue ovvero i globuli rossi e le piastrine. Il tutto si svolge in circa 30-40 minuti ed è sicura perché tutto il processo è controllato da un sofisticato software che regola con precisione le fasi di raccolta e reinfusione.

C’è qualche controindicazione nel suo utilizzo?

Controindicazioni direi nessuna, è una terapia che può benissimo essere complementare alle altre – farmaci, anticorpi monoclonali etc. – senza interferire con esse.

Ma quindi questo tipo di terapia è meglio del vaccino, se mai ce l’avremo in tempo?

La terapia con plasma iperimmune è una terapia che trasferisce passivamente nel paziente gli anticorpi del guarito, nulla a che fare con il vaccino. Sui tempi dell’arrivo di un vaccino davvero efficace a mio modesto parere dovremo aspettare ancora un bel po’, ma spero di sbagliarmi.

I farmaci attualmente usati off-label per il Covid 19, come la clorochina o alcuni antivirali sono efficaci?

Molti farmaci sono stati usati off-label, solo il tempo ed una analisi seria dei dati, senza interferenze lobbistiche, ci diranno come è andata.

È chiaro che il “San Matteo di Pavia” e l’Ospedale di Mantova da soli non possono curare tutti gli ammalati della Regione. Non pensa che serva una cabina di regia a livello regionale se non nazionale che coordini la raccolta di plasma e spinga per il suo utilizzo in tutte le strutture come sta avvenendo con successo negli Usa?

Certamente, ci vuole una cabina di regia competente e realmente operativa su tutto il territorio nazionale come ad esempio stanno facendo negli USA.

Una domanda che in molti si fanno è se dopo la malattia si rimane immuni oppure no. Si è fatto una idea su questo?

È recentissima la pubblicazione degli autori cinesi che documenta una immunità acquisita per i guariti dall’infezione, bisognerà vedere quanto persistente sarà nel tempo.

Si è fatto un’opinione a riguardo all’alta letalità che c’è stata in Lombardia?

Non ho i dati ufficiali della letalità in Lombardia, come prima impressione sembrano purtroppo elevati, ma attenzione, bisogna valutare il tutto con calma e con una analisi molto scrupolosa.

Che cosa ha imparato da questa esperienza, sia come medico che come uomo?

Da questa esperienza ho imparato che di fronte a tragedie come questa che stiamo vivendo emerge da una parte il meglio dell’uomo in termini di coraggio, dedizione, lavoro duro, solidarietà, dall’altra, purtroppo, anche il peggio: arrivismo, vigliaccheria, egoismo e interesse privato in questioni di sanità pubblica.

di Alessandro Pedrini per Affaritaliani.it

fonte affaritaliani.it

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