Published On: Mer, Lug 15th, 2020

Le inique vicende giudiziarie sull’ex sindaco Vignali iniziano a svelare pesanti verità – Su quanto subì Vignali in procura, l’ormai nota archiviazione è solo un aperitivo

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Era ora che si iniziasse a parlare dell’ex sindaco Pietro Vignali che ha subito un vero linciaggio mediatico a partire dal 2010, proseguito nel 2011 e poi negli anni seguenti in cui la procura di Parma si accanì nei suoi confronti anche inventando reati inesistenti.
A questi attacchi si unì l’attuale sindaco Pizzarotti che, sempre mentendo, affermò di fronte al presidente della Repubblica, il giorno dell’inaugurazione di Parma 2020 capitale italiana della cultura, di aver salvato Parma dal défault in cui l’aveva cacciata Vignali. Guardiamo invece la realtà.

Nell’occasione citata il Pizzarotti, pavoneggiandosi, affermava di aver ereditato una città desolata, piena di debiti, mal amministrata, che è riuscito a risanare, affermazioni mendaci, in mala fede, che in mancanza di risultati esaltanti gli sono servite per esaltare sé stesso.
Parma non era piena di debiti, non era sull’orlo del fallimento, lo aveva enunciato l’ex assessore al Bilancio, dott. Capelli e lo avevano scritto alcuni quotidiani nazionali; anzi nelle casse del Comune vi erano parecchie decine di milioni grazie all’azione dell’ex sindaco Vignali che ottenne, dopo la rinuncia alla metropolitana, una legge ad hoc del Governo che garantiva quei milioni al Comune, milioni coi poté completare la stazione ferroviaria. La città fu salvata dall’ex sindaco Vignali, che il Pizzarotti tratta al pari di un bancarottiere, mentre invece dovrebbe fargli un monumento, avendo salvato la città dalla bancarotta che le sarebbe caduta addosso con la metropolitana. Menzogne, solo menzogne.

Questo sindaco non ha costruito un’opera pubblica di valore, non è nemmeno riuscito ad ottenere che il ponte metallico fosse dichiarato agibile, cosa che ha fatto un senatore della Lega con un semplice intervento parlamentare. Ha dichiarato guerra all’inceneritore che doveva solo servire la città che invece ora brucia il rudo di mezza Emilia superando alla grande la capacità per cui era stato omologato.
Ha trovato cose già programmate da chi l’ha preceduto e non è stato nemmeno capace di seguirle integralmente: una per tutte la collocazione del monumento alle tre religioni che doveva sorgere in una rotonda in viale Piacenza di fronte all’ingresso retrostante del Palazzo Ducale, ora aperto da una cancellata, il cui progetto fu voluto, assieme a tutte le autorizzazioni, da Vignali.
Ora Pizzarotti, che fa lo sponsor culturale, ha abolito il Festival della Poesia che stava avendo una grande rinomanza nazionale, lui che ora si pavoneggia nel palco reale del Regio, luogo ove, per sua ammissione, entrò per la prima volta dopo la sua elezione.
Parma culturalmente, rispetto a città partite dopo, come ad esempio Mantova e Modena, è rimasta al palo. E la capitale della cultura continua ad avere la città sporca, con i sacchetti dell’immondizia per strada, con strade piene di buche, senza servizi igienici cittadini e specialmente nei parchi.
Su Vignali pareva essere sceso un pietoso velo; invece con ritardo biblico, l’archiviazione di una delle prime vessazioni subite dalla procura ha sollevato questo velo.
Una notizia che poteva sembrare una delle tante similari, ma la notorietà dell’ex sindaco ha avuto il sopravvento, la notizia è apparsa su numerosi quotidiani nazionali e addirittura ha innescato interrogazioni parlamentari: 10 anni necessari alla procura di Parma per rendersi conto che le indagini della Guardia di Finanza erano errate, sono parse non solo un’esagerazione, ma un affronto alla giustizia
I forzisti Pierantonio Zanettin, avvocato ed ex membro del Csm, e la collega deputata Gloria Saccani, hanno presentato una interpellanza in Parlamento per chiedere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di valutare se debbano essere attivate ispezioni giudiziarie e provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati coinvolti.
Corollario delle indagini, condotte in modo spettacolare dalla Finanza con perquisizioni e sequestri continui di documenti presso gli uffici comunali, fu il grave danno d’immagine a tutti gli indagati con la paralisi per mesi dell’attività amministrativa.
Concetti ribaditi dallo stesso Vignali in una intervista rilasciata alla Verità: “Non voglio entrare nel merito perché ci è entrata la P.M. Dal Monte scrivendo di errori investigativi che hanno portato a individuare reati che non esistono. L’accusa più grave era quella di avere assunto 18 dirigenti in modo clientelare, amici degli amici, con un danno erariale di oltre tre milioni di euro. Erano coinvolti due segretari comunali, il direttore generale, il direttore del personale, l’assessore al Personale. La faccenda paralizzò l’Amministrazione, nessuno firmava più nulla non sapendo se lo si facesse in piena legittimità. Un lungo, estenuante limbo”.
Le dichiarazioni di Vignali su questa inconcepibile vicenda furono rilanciate da varie Tv nazionali ed anche da Tv Parma.
Da esse traspare, come ha detto l’ex sindaco, “una grande amarezza perché nel mondo reale, dove si contano i minuti, dieci anni sono un’eternità. Per il resto, quando leggo che il criterio previsto dalla legge per le assunzioni è del tutto rispettato e che non c’è alcun danno erariale sono contento. Ho avuto un risarcimento morale. Solo quello, meglio che niente”.
Ritengo che questo risarcimento sia poca cosa se confrontato a quanto abbia subito; in merito ricordo l’affermazione di un grande scrittore mitteleuropeo del secolo scorso: “una vittoria morale è una vittoriosa sconfitta” Sulle vicende giudiziarie che hanno colpito l’ex sindaco è necessario fare completa chiarezza; l’auspicio è che arrivi in fretta. Vignali merita molto di più di una soddisfazione morale, merita giustizia.
Questa archiviazione tardiva (come quella dell’indagine di quasi tutta la Giunta Vignali per l’Ospedale Vecchio, voluta dall’allora procuratore Gerardo Laguardia, che fu pure il grande inquisitore di Vignali con arresti vari e confische di beni) avviene in concomitanza con la notizia delle dichiarazioni del magistrato di Cassazione Amedeo Franco, che definì la condanna di Berlusconi per evasione fiscale e seguente espulsione dal Senato per la legge Severino: “una sentenza pilotata, fu un plotone d’esecuzione”.
L’analogia tra i due casi è lampante. Anche Vignali nel 2011 fu costretto a dimettersi proprio sotto i colpi del “plotone di esecuzione” della Procura di Parma
Luigi Derlindati

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