Published On: Mer, Lug 15th, 2020

Confronti temporali – Genova: in meno di due anni rinasce il ponte Morandi. Parma: per rifare il ponte ciclopedonale Navetta: sei anni

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Vi sono cose nella vita che invitano a fare ironia anche se sono cose normalmente serie. Una di queste è il nostro ponte Navetta che l’alluvione del 2014 spazzò via assieme ad altri gravi danni. Cosa da fare più naturale in queste circostanze: ricostruire celermente il ponte, anzi il ponticello atto a far passare ciclisti e pedoni. Questa celere costruzione ha impiegato sei anni.
La concomitanza con la costruzione ex novo, in meno di due anni, del ponte genovese, progettato dall’archistar Renzo Piano al posto di quello crollato alla vigilia di Ferragosto del 2018, induce naturalmente a fare alcuni divertenti confronti che però non sono certo lusinghieri per la Giunta comunale in carica (per altri due anni) e per l’assessorato competente.
Per la stampa locale e segnatamente per la Gazzetta di Parma, l’evento “Ponte Navetta” è stato celebrato come fosse un accadimento eccezionale.
Il collaudo di questo ponticello ciclopedonale di 72 metri di lunghezza, (l’assessore ha sottolineato che trattasi di un’unica campata, osservando che tale campata ha una forte complessità dal punto di vista ingegneristico), che ha visto all’opera altissime gru impegnate per posare blocchi di cemento di 3 tonnellate atte a salvaguardare i pedoni o i ciclisti da eventuali rischi di sovrappesi, è stato illustrato alla Gazzetta, dal signor Davide Tarquini, dipendente dell’impresa Buia, il cui titolare è il geom. Buia, attuale presidente dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), che ha indicato l’indispensabile simulazione di “stress estremo” come il passaggio di una “folla compatta”.
Questa operazione ha reso necessaria la posa sul ponte di blocchi di cemento per un totale di 120 tonnellate, che ripartite per la superficie totale d’impalcato condensavano circa 500 chilogrammi per metro quadrato, come se su ogni metro quadro si fermassero cinque persone di un quintale l’una.
L’articolo gazzettiero termina esaltando “la spettacolarità delle operazioni, frutto di minuziosi calcoli ingegneristici, preludio dell’evento inaugurale”.
Ce n’è abbastanza. Di più per magnificare l’evento non poteva dire il bravo giornalista che ha firmato l’articolo, Francesco Francesconi, e sicuramente i parmigiani lettori del pezzo finalmente si saranno sentiti rassicurati certi di poter transitare sul ponte in estrema sicurezza.
La celebrazione del collaudo del ponte Navetta è in linea con le carezze che il giornale cittadino, segnatamente i suoi padroni, danno sistematicamente al sindaco Pizzarotti, che mai ha osato criticarli. Una carezza importante dopo che un recente sondaggio giornalistico ha indicato il nostro sindaco come uno dei meno amati in Italia.
I commenti sul ponte in città non si sono fatti attendere. “a pera ch’iabion collaudè al pont ed Brooklin” ha detto un simpatico vecchietto dopo aver letto la Gazzetta. La risposta è stata: “va avanti ti c’am scapa da ridor”. In effetti attendere sei anni per avere la possibilità di transitare su un piccolo ponte ciclopedonale pare un’enormità e certamente non sono di plauso alla Giunta che regge il Comune ed al suo sindaco, ma
a Parma vige una situazione particolare, il sindaco non ha opposizione; il Pd, col fatto che ha appoggiato Bonaccini per le regionali non morde, la Lega ha i consiglieri molto impegnati altrove e così il Pizza dorme tra due guanciali, ma fa dormire pure la città in cui non si vede un investimento importante da anni.
Pizzarotti, sentito dalla Gazzetta sul suo crollo di popolarità, ha elencato come suoi maggiori successi la Capitale della Cultura e la Città creativa per la gastronomia. Ma questi primati, come ha affermato un lettore gazzettiero in una lettera al direttore, non sono suoi ma della città e dei suoi cittadini chiudendo la lettera con ironia ricordando le parole del sindaco: “ho lavorato in silenzio”; commento: “Giusto, nessuno se n’è accorto”.
E, tornando al nostro argomento, i parmigiani del ponte Navetta si erano ampiamente scordati dopo sei anni. Fortunatamente il giornale lo ha ricordato e implicitamente ha innescato il confronto con la ricostruzione del ponte di Genova.
Odino Magi

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