Published On: Mer, Ott 28th, 2020

Le specie invasive che si salvano grazie alla loro simpatia

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Molte specie invasive, che andrebbero eradicate perché creano problemi di natura ecologica ed economica, si salvano grazie a un’arma insospettabile: fanno tenerezza!

Quello delle specie invasive o aliene è un problema universale, che coinvolge piante e animali che vengono sradicati dal loro habitat naturale e trasportati altrove, dove può capitare che trovino un ambiente favorevole e comincino a diffondersi indisturbati. Solo in Italia, per esempio, abbiamo più di 3.000 specie non native del nostro Paese, con un aumento del 96% negli ultimi trent’anni: nutrie, scoiattoli grigi, pesci siluro, pesci scorpione sono solo alcuni esempi di animali che hanno fatto del nostro Paese la loro nuova casa.
Spesso queste specie diventano un problema ecologico, perché mettono a rischio la sopravvivenza di specie domestiche con le quali competono per le risorse. E stando a un nuovo studio condotto dal Biology Centre of the Czech Academy of Sciences a Praga e dal Leibniz-Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries di Berlino, alcuni di questi invasori resistono a ogni tentativo di eradicazione grazie a un metodo semplicissimo. Come? Risultando particolarmente simpatiche!
Ma è solo uno scoiattolino! Pensate agli scoiattoli grigi, importati dal Nord America e che stanno rapidamente spazzando via gli scoiattoli rossi: da anni si discute su come eliminare questa piaga, ma ogni tentativo viene frustrato (anche) dall’azione dei gruppi conservazionisti, che sfruttano l’immagine carismatica dello scoiattolo per chiedere che venga lasciato in pace. Lo studio progettato da Jonathan Jeschke si concentra proprio su questo: le specie più “carine” ricevono un’attenzione sproporzionata, sia in termini di ricerca sia di attenzioni del pubblico, e smettono quindi di essere percepite come un pericolo per l’ecosistema diventando “animali da salvare”.
Chi ha ragione? La questione è ovviamente spinosa, perché vede contrapposte due sensibilità diverse e altrettanto valide: c’è chi dà la priorità alla salute dell’ecosistema e chi invece sostiene che il benessere delle specie aliene, che ormai hanno stabilito la loro nuova casa in luoghi lontani dai loro Paesi d’origine, vada tenuto nella stessa considerazione.

Il problema del concentrarsi in particolar modo sulle specie più carismatiche, però, rimane: secondo Gregor Kalinkat, uno degli autori dello studio, l’attenzione sproporzioniata a loro riservata crea «buchi di conoscenza [relativamente ad altre specie] che portano a dare ingiustificata priorità a certe misure di conservazione e a ignorarne altre», oltre a non tenere in considerazione l’impatto ecologico e anche economico dell'”invasione”.
www.focus.it

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