Published On: Mer, Ott 28th, 2020

LETTERA AL DIRETTORE – Franza o Spagna, basta che se magna IMPRENDITORI EDILI – POLITICA – DIRIGENZA PUBBLICA TUTTI SCONFITTI DA ANAC E TRIBUNALE

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Egregio Direttore,

dobbiamo riconoscere al suo giornale il coraggio ed il merito di aver squarciato un sistema di rapporti anomali tra politica e imprenditoria locale nell’affidamento di importanti lavori edili.
L’importante censura che l’ANAC ha mosso nei confronti del Comune di Parma, Acer e ParmAbitare non lascia dubbi sulla violazione del Codice degli Appalti nell’affidamento diretto di importanti lavori alle imprese socie di ParmAbitare.
Alla stessa conclusione erano arrivate un anno fa le indagini della Procura della Repubblica del nostro Tribunale, che aveva disposto il sequestro dei cantieri affinché l’ipotesi di reato non si aggravasse.
L’ ultimo interessante articolo pubblicato da La Voce si pone la domanda di come mai sia stato possibile creare una società del genere, alla quale si cerca di dare una risposta scaricando la responsabilità su quei Dirigenti pubblici “facilitatori” di meccanismi borderline, ma questa unica lettura sarebbe troppo facile e banale.
Questa storia è emblematica e mette in luce uno stretto rapporto tra imprenditoria, politica e Dirigenza pubblica ossequiosa. Un’organizzazione spartitoria e consociativa che appare pilotata e ancora una volta evidenzia il lato perverso del connubio avvenuto dietro le quinte. Non si può infatti immaginare che le imprese edili socie di ParmAbitare non fossero a conoscenza di nulla. Tra le sei “fortunate” imprese socie, troviamo le più importanti imprese edili parmensi, da Pizzarotti, all’impresa Buia il cui titolare è il Presidente Nazionale di ANCE, alle maggiori cooperative edili di Parma, i cui titolari li ritroviamo tra i componenti della consulta degli industriali edili in seno all’Associazione degli Industriali.
L’ANAC ha avviato un procedimento di vigilanza su un esposto anonimo; ci pare incomprensibile che le importanti imprese coinvolte non ci avessero pensato loro, per prime, a chiedere all’Autorità Anticorruzione se il procedimento di affidamento a rotazione fosse corretto o meno, come se fosse corretto o meno il sofisticato sistema messo in atto da ParmAbitare.
Le menti fini dell’ingegnerizzazione di questo meccanismo avevano inserito tra la mission sociale di ParmAbitare l’inciso “società non a scopo di lucro”; tale messaggio voleva forse “oscurare” i meccanismi di affidamento lavori “brevi manu” ed era sempre, anche se non necessario, messo in evidenza in ogni atto affinché non sorgessero dubbi ad alcuno sulla correttezza sociale delle operazioni.
Queste importanti Imprese edili parmensi oggi si chiamano fuori e appena scoppiato il caso hanno approvato la messa in liquidazione della società benché quest’ultima avesse raggiunto solo il 50% dell’obiettivo prefissato. Eppure questi imprenditori posseggono uffici legali, uffici studi; le loro associazioni industriali ed ANCE pubblicano risoluzioni sulle problematiche degli appalti pubblici. Come mai a suo tempo non avranno ritenuto necessario incaricare i loro uffici per verificare se la società di scopo ParmAbitare operava nel limite delle norme?
Nessun dubbio? Nessuna perplessità? Eppure al Presidente di Ance Gabriele Buia, quando era presidente regionale dell’associazione, era venuto il dubbio che le società di scopo delle Acer potessero non essere regolari e si dichiarò contrario alla loro costituzione, dimenticandosi però di far parte con la sua impresa dell’unica società di scopo costituita in Emilia Romagna.
I dubbi ai nostri imprenditori sono sorti solo quando si è trattato di suddividere l’ultimo affidamento tra due imprese socie per equiparare gli importi degli appalti e quindi gli utili, costituendo addirittura un’associazione di imprese, neppure prevista da quei patti parasociali che prevedevano la semplice rotazione negli affidamenti.
Parafrasando l’ex ministro Scaiola nell’acquisto della casa romana, i nostri imprenditori non si spingerebbero neppure a dire: “non ci siamo accorti di essere stati favoriti, ma se dovessimo acclarare che qualcuno ci ha favoriti a scapito della libera concorrenza violando il codice degli appalti, provvederemo subito a recedere dai contratti”
Quel mondo imprenditoriale cui tutti guardiamo con rispetto e ammirazione perché oltre al profitto è creatore di lavoro e redistribuzione di reddito in questa vicenda perde l’ennesima occasione per mostrare la propria faccia sana.
Quello che proprio non si comprende è come mai quel mondo imprenditoriale sano, che ancora c’è, non abbia sollevato critiche ed osservazioni. Oggi con amarezza dobbiamo constatare che anche nel mondo imprenditoriale non si riesce più a comprendere la differenza di quello che è giusto ed etico da quello che è scorretto e irrispettoso dei principi della libera imprenditoria e delle leggi.
Con questo metodo creativo, ParmAbitare e le sue fortunate imprese evitavano la concorrenza, quel meccanismo di base che muove l’imprenditoria in un mondo di economia liberale. Principio senza il quale si crea un danno oltre che economico anche sociale perché in senso lato si dà liceità alla ricerca di strade alternative e non ortodosse per ottenere appalti pubblici e favori.
Ci saremmo aspettati che gli industriali e le loro associazioni imprenditoriali, se avessero ritenuto corretto tale tipo di affidamenti, ne promuovessero il metodo tramite proposte di legge, favorendo così la possibilità di creazione di altre società simili a ParmAbitare e convincessero anche l’Europa liberale che tutela invece principi di concorrenza e pari opportunità per gli imprenditori.
Ci saremmo aspettati che la Gazzetta di Parma, maggior giornale cittadino, vigilasse sugli aspetti che coinvolgono la politica e la città anche se vedono coinvolti i loro maggiorenti imprenditoriali e pubblicasse notizie al riguardo (Il fatto in questione non è di poco conto visto che si sono realizzati 260 alloggi bypassando le pubbliche gare).
Anche la politica per ora non ha risposto, né Sindaco né Assessori hanno dato cenno di vita, eppure sono stati ampiamente sollecitati dalla stampa libera, ma neppure le opposizioni appaiono vitali e non hanno recepito l’assist ricevuto da la Voce di Parma. Purtroppo mancando la politica di maggioranza ed opposizione, gli spazi vuoti vengono occupati dal Tribunale, che siamo convinti, ne farebbe volentieri a meno.
Un cenno merita anche l’Assessore alle partecipate del comune di Parma dr. Marco Ferretti, luminare di Amministrazione pubblica della nostra Università degli Studi, prestato alla politica per dare lustro all’Amministrazione Pizzarotti: l’unica presa di posizione del nostro Assessore nei confronti di ParmAbitare è quella espressa nel verbale di messa in liquidazione della società nel quale avremmo volentieri fatto a meno di leggere il ringraziamento ed apprezzamento (unico tra i presenti) dell’Assessore comunale all’Acer e a ParmAbitare, “ …..ricordando anche l’attività svolta da ParmAbitare per i finanziamenti ottenuti per la costruzione di questi ultimi interventi.”
Se vivessimo in un paese normale questi finanziamenti statali sarebbero ritirati e a farne le spese sarebbero stati i cittadini che aspettavano una casa, vi sarebbero le proteste di sindacati, l’opposizione politica di partiti ed associazioni e forse manifestazioni in piazza della sinistra “pura”, vedremmo scuse del Sindaco, dimissioni di Assessori, avvicendamento dei Dirigenti Pubblici coinvolti.
Vedremo se la spunterà la voglia di un paese normale o il solito proverbio italico “Franza o Spagna purché se magna”.

 

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