Con l’accusa di ostacolare illegalmente la transizione

Esattamente quattro anni fa, il 10 novembre 2016, Donald Trump e Mike Pence erano già alla Casa Bianca, ricevuti da Barack Obama e dall’allora vicepresidente Joe Biden. A soli due giorni dall’Election Day si avviava così la transizione con il passaggio di poteri da un’amministrazione all’altra. Oggi, passata una settimana dal voto, di tutto ciò non c’è traccia, con il presidente uscente, appoggiato da gran parte del partito repubblicano, che si rifiuta di concedere la vittoria a Biden continuando ad agitare lo spettro di brogli. “Le elezioni non sono finite”, ha detto con estrema chiarezza la portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, ipotizzando alla fine un ribaltamento del risultato elettorale. Il rifiuto di Trump di riconoscere la sconfitta “è imbarazzante”, ha attaccato Biden, ostentando però sicurezza sulle sorti del processo di transizione: “E’ già in corso, nulla ci può fermare. Il rifiuto del presidente non avrà molte conseguenze, possiamo andare avanti anche senza fondi e senza briefing. E comunque – ha aggiunto Biden – non vedo l’ora di parlare con lui”. Il fatto è però che di ora in ora diventa sempre più difficile per Biden e la sua squadra svolgere il proprio compito, tanto che gli avvocati stanno già valutando di intraprendere un’azione legale contro l’amministrazione Trump, accusandola di ostacolare illegalmente il normale corso degli eventi.

Per ora infatti gli uffici che dovrebbero riconoscere formalmente la presenza di un presidente eletto, sbloccando anche i fondi per la transizione, si sono rifiutati di farlo. Tutto dipende dal numero uno della General Services Administration, Emily Murphy, nominata da Trump: la sua posizione è che siamo di fronte allo stesso scenario del 2000, quando la vittoria tra Al Gore e George W. Bush fu in dubbio per settimane. Intanto la squadra di legali di Trump ha fatto causa alla Pennsylvania, lo Stato che ha dato la vittoria a Joe Biden, denunciando una presunta violazione della Costituzione: durante lo spoglio si sarebbe ricorso a un “doppio standard” per valutare i voti in persona e quelli per posta, usando meno rigore nell’accertare la validità di questi ultimi. L’accusa di violazione costituzionale lascia presagire l’intenzione della campagna di Trump di arrivare in fondo alla questione, fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema. Ma l’offensiva legale scatenata da Trump riguarda tutti gli Stati che gli sono stati strappati da Biden, o dove Biden è in testa: dunque non solo la Pennsylvania, ma anche il Wisconsin, il Michigan, il Nevada, l’Arizona e la Georgia. “Vinceremo alla grande”, ha twittato il presidente, parlando di “risultati che cominceranno ad arrivare la prossima settimana”. Mentre il segretario di Stato Mike Pompeo ha promesso sì una “fluida transizione”, ma verso una seconda amministrazione Trump. E anche il ministro della Giustizia William Barr ha dato il via libera per avviare tutte le indagini del caso di fronte ad “accuse rilevanti” di frode elettorale.

fonte ansa

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: