Published On: Mer, Nov 11th, 2020

Dopo un incontro al bar. Come nacque il discusso “Ponte Nord”

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PONTE NORD, NUOVO ESPOSTO CONTRO IL SINDACO

Dopo la denuncia per danno erariale contro il sindaco Pizzarotti per l’inerzia dimostrata nell’utilizzo del Ponte Nord, dopo che ne era stata concessa l’agibilità, il dr. Derlindati ha presentato nei giorni scorsi in procura un Esposto relativo ad un’altra inerzia: lo stop ai lavori relativi alle infrastrutture di complemento del ponte, come i parcheggi, senza le quali verrebbero a mancare i necessari servizi all’uso del ponte stesso. Del ponte Nord, dopo le sollecitazioni al sindaco con due interventi in procura, se ne è parlato a fondo. Completiamo l’argomento col nuovo esposto e con l’idea che fu alla base del progetto.

 

Dopo un incontro al bar. Come nacque il discusso “Ponte Nord”

Siccome da oltre sette anni il Ponte Nord, a parte un cena di gala e una mostra non fu mai utilizzato, qualche bontempone lo definì il “ponte dei fantasmi” e divenne una specie di barzelletta parmigiana.

Infatti della barzelletta sin dalla sua intuizione ne aveva tutta l’aria: questo ponte ebbe origine da chiacchiere da bar: trovandosi seduti a prendere un caffè l’allora sindaco Ubaldi e l’architetto spagnolo Bohigas (progettista della nuova stazione ferroviaria e del progetto Pasubio), quest’ultimo avendo udito Ubaldi parlare di  un ponte a Nord che però doveva avere un immagine più interessante dei soliti ponti anche alla luce anche dell’insediamento a Parma dell’EFSA , il Bohigas schizzò su  un tovagliolo di carta un ponte abitato. Ubaldi si innamorò dell’idea e trasformò l’idea iniziale, elaborata dall’Assessorato viabilità di un normale ponte viabilistico, in un ponte con superfici coperte.

Siamo alla metà della seconda Giunta Ubaldi (2005). Il progetto (firmato dall’allora direttore Generale del Comune l’ingegnere Frateschi) che recepiva lo studio di fattibilità redatto da Bohigas (che passo con il nome del “ponte degli scatoloni” in quanto aveva delle vere e proprie costruzioni chiuse sopra il ponte) prevedeva, a seguito poi di modifiche: oltre al ponte anche attigui spazi per superfici pubbliche (con destinazione museale); 8000 mq di superficie ricettiva su 14 piani in una edificio sulla sponda ovest; 4000 mq di spazi commerciali e due parcheggi interrati. Il Consiglio Comunale (pur con mille polemiche e la defezione di due consiglieri comunali di maggioranza che furono poi pubblicamente “defenestrati” da Ubaldi) espresse nel 2006 parere favorevole per l’esecuzione.

La Giunta sempre nel 2006 decise che fosse pubblicato il bando per la concessione di costruzione e gestione e approvò il disciplinare di gara, gara che fu vinta dall’Associazione Temporanea d’Impresa Pizzarotti-Codelfa, inizio previsto nel 2007. All’inizio del 2007 venne sottoscritta con l’ATI la convenzione disciplinante il rapporto concessorio. In base alla convenzione fu concesso di gestire per 29 anni 356 posti auto, 4000 mq di superficie a destinazione commerciale e direzionale nonché di realizzare un complesso ricettivo di 7000 mq realizzato fuori dall’area del ponte. In cambio il concessionario realizzava e cedeva al Comune il ponte con uno spazio pubblico su due piani coperto di complessivi 2660 mq di superficie oltre alle opere stradali. Inoltre veniva riconosciuto al concessionario un prezzo per l’equilibrio economico di 18 milioni. Sempre all’inizio 2007 qualche mese prima delle elezioni che avevano portato all’insediamento di Vignali il consiglio comunale approvò il progetto dichiarandolo conforme al piano strutturale comunale.

Presentando il progetto Ubaldi parlò della necessità un intervento viabilistico per lo smaltimento del traffico nella zona dell’uscita autostradale A1, nelle previsioni di prossima apertura della nuova sede operativa Efsa. Da qui l’idea di un ponte che alleggerisse la viabilità, di una struttura che contenesse più funzioni, non solo di transito. Un ponte moderno, che voleva dare una valenza culturale e commerciale a una struttura di transito viabilistico. A chi gli chiedeva come avrebbe fatto a superare il problema dell’autorizzazione paesaggistica e del vincolo della possibilità di avere costruzioni permanenti su un ponte Ubaldi rispondeva che aveva avuto rassicurazione dal Governo sulla possibilità di ottenere la agognata deroga. Ma tutto tacque.

Il progetto di Ubaldi era venuto alla luce frettolosamente e con molte lacune per criticità urbanistiche e autorizzative. Si era aperto un conflitto con Provincia, Regione ed Enti idraulici, nonché sovrintendenza paesaggistica. Inoltre anche il PSC varato da Ubaldi contrastava con la variante di Piano Operativo Comunale, approvata da Ubaldi stesso. Toccò al nuovo sindaco Vignali rifare il progetto e risolvere le incongruenze urbanistiche, fu costruita una nuova struttura di ferro, su progetto dell’architetto Guasti, ex vice sindaco nel primo mandato di Ubaldi.

l.d.

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