Published On: Mer, Nov 11th, 2020

Il “becco di ferro” di Pizzarotti: il sindaco in preda alla sindrome del bugiardo

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La sindrome del bugiardo caratterizza chi è abituato a raccontare balle per voler aver sempre ragione e consiste nel coprire una precedente menzogna con un’altra, ancor più forte. S’innesca così una spirale che prima o poi porta allo svelamento totale, un maghetto di Oz che viene scoperto.

Il nostro sindaco ha veramente un becco di ferro, continua raccontar balle anche quando gli si dimostra che tali sono e non verità. I casi si sprecano ma lui se ne infischia forse conosce il vecchio furbetto detto popolare “Una menzogna ripetuta più volte diventa verità”.

Non si contano le occasioni in cui ha sventolato a mari e monti che ha salvato Parma dal default in cui l’aveva lasciata la Giunta Vignali. Lo ha detto persino di fronte al Capo dello Stato venuto a Parma per inaugurare l’anno della capitale italiana della cultura. Subito sulla stampa cittadina sono piovute lettere di smentita e contestazione. Come nulla fosse ha continuato su questa strada, anzi, ha calcato la mano affermando che chi negava l’esistenza del deficit era un “terrapiattista”: un’affermazione che ha fatto ridere non poco quando è stato ricordato che, in occasione di una seduta del consiglio comunale del dicembre 2016, Pizzarotti affermò categoricamente che nel 2012, quando assunse l’incarico di sindaco, non esisteva alcun default. Morale: il terrapiattista era lui. Può un sindaco che si rispetti continuare a mentire su un argomento che egli stesso negò? Eppure…

Altra balla riguarda il patteggiamento che l’ex sindaco Vignali fece per chiudere la vicenda “Public Money”. Anche i sassi sanno che quel patteggiamento fu indotto da chi aveva intenzione di chiudere la vicenda e contemporaneamente salvare la faccia. Cioè il Pm che aveva condotto le indagini che si accordò con gli avvocati dell’ex sindaco per fare il patteggiamento legato alla cessione al Comune della sua casa. Il sindaco Pizzarotti aveva citato il suo predecessore per danni, non dimostrati e difficilmente dimostrabili mentre erano certezze i 71 milioni che Vignali ottenne dal governo per aver rinunciato al metrò e che il nuovo sindaco usò per finire i lavori in stazione. Pizzarotti disse che se Vignali aveva offerto la casa qualche macchia doveva averla avuta. Le accuse si dimostrano altrimenti, come in questo caso, diventano balle. Questo è un caso di cui si parlerà.

Altro colpo da maestro nel mentire. Denunciato per danno erariale per l’inerzia dimostrata dopo l’ottenimento dell’agibilità del ponte Nord (grazie com’è noto al senatore Campari della Lega) disse, forse indispettito di non esser stato in grado di arrivare ove sono arrivati altri, che aveva lavorato sodo per il buon fine della vicenda; balla non fece nulla anzi lasciò il tutto come lo  trovò presumibilmente per calcolo politico ed avere un argomento per attaccare i predecessori, cosa che ha fatto anche di recente descrivendo il ponte come “Una delle ultimissime e pesanti eredità delle passate Giunte” e ancora: “un’operazione che ha richiesto diversi anni di lavoro”! Ma che anni di lavoro del piffero! Non è venuto in mente al sindaco che se il governo ti finanzia un ponte da abitare non potrà non dare il nulla osta al suo utilizzo? Bastava chiederlo e lui, semplicemente, non c’è arrivato.

Altro silenzio riguarda il programma che imponeva all’impresa vincitrice della gara (Pizzarotti e Codelfa) opere di completamento. Infatti dovevano sorgere edifici e parcheggi sia pubblici che privati. Cosa ha fatto il sindaco per richiamare l’impresa ai suoi impegni? Impegni fra l’altro essenziali al funzionamento degli uffici che si instaureranno nel ponte che senza parcheggi sarà un’anitra zoppa? Ce lo dirà forse un giorno.

Se è permesso aprire una parenesi, si è saputo che l’impresa, visto il non brillante mercato delle costruzioni, abbia posto dei paletti e chiesto, per proseguire i lavori, altri soldi oltre quelli pattuiti. Qui balla un occhio; non fu la stessa cosa per le famose “case della Polizia” in via Budellungo che la stessa impresa doveva gestire come concessionaria e, da urgentissime che erano videro la luce, con ulteriori finanziamenti, dopo una decina d’anni? Su questo frangente perché la stampa locale tace? Inutile spiegarlo, basta vedere i protagonisti. Così la nostra città resta con cattedrali nel deserto nella non curanza generale, vedasi pure il teatro dei dialetti in via tra viale Tanara e viale Mentana.

Altro silenzio colpevole riguarda la vicenda Parma Abitare-Acer, di cui il settimanale ha ampiamente parlato e vedeva, sotto gli occhi del Comune, impresari consorziati per acquisire appalti di case popolari evitando gare. Il sindaco ha applicato un altro principio furbetto: una cosa non conosciuta è come non esistesse.

Il sindaco Pizzarotti, beccato su questi argomenti, ha detto che le opere incompiute saranno completate, ha dimenticato di indicare l’anno.

Di fronte a tutte questa affermazioni mendaci del sindaco vien voglia di fare una nota citazione, molto in tema: “Fino a quando, sindaco, abuserai della nostra pazienza?” (Quousque tandem abutere Pizzarotti patientia nostra?). Domanda inutile; il Pizzarotti pensa solo a trovare chi lo coinvolga a restare, dopo la fine del mandato di sindaco, in politica e non tornare a fare il bancario, con Parma è ormai agli sgoccioli e non ha lasciato nemmeno un’opera qualificante per la città, ha solo spacciato per suo ciò che avevano lasciato i suoi predecessori e, spesso, non è nemmeno riuscito a copiare per bene l’originale.

Mi spiace dover dire tutto questo di chi è il sindaco della mia città, ma penso di non svelare segreti, è tutto alla luce del sole, purtroppo.

Luigi Derlindati

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