Fino ad un paio di anni fa pensavo, e con me moltissimi cittadini, che il peggior governo che abbia avuto l’Italia da quando è Repubblica, fosse quello presieduto dal “tecnico” Mario Monti. Una scelta, quello del governo dei tecnici, esiziale; lo diceva pure il Generale de Gaulle, che di queste cose se ne intendeva: “Vi sono tre modi per rovinarsi: le donne, il più piacevole; il gioco, il più stupido; i tecnici, il più sicuro”.
Questo traguardo ora è stato abbondantemente superato, siamo al governo dei bugiardi. Basta fare un piccolo raffronto ufficiale. Nel programma del Movimento pentastellato per le elezioni del 2018 si leggeva categoricamente: “Il Movimento Cinque stelle si opporrà in ogni modo a tutti quei ricatti dei mercati e della finanza internazionale travestiti da “riforme”. In particolare, si impegnerà allo smantellamento del Mes (Fondo Salva Stati) e della cosiddetta “Troika”, organismi sovranazionali che hanno appaltato la democrazia delle popolazioni, senza nessun mandato popolare, le famigerate “rigorose condizionalità”.
Questo testo apparve sul sito ufficiale del grillismo, quello cioè su cui vengono pubblicate tutte le cose benedette dall’”Elevato”. Del resto anche di recente il comico genovese si è schierato contro il Mes, così come contro il fondo Salvastati negli ultimi due anni si sono pronunciati tutti i parlamentari grillini.
Così il Mes, come la Tav, come il Tap e tante altre cose perse per strada in nome della realpolitik, ossia per evitate le elezioni ed andare a casa, è stato quasi approvato, sotto anche la spinta del Pd, ormai allineato alla Germania, col ministro “tecnico” Gualtieri, Marxista doc, dalemiano, ammiratore e studioso di Togliatti. Così quella che era una questione irrinunciabile del programma è diventata rinunciabilissima. E pensare che alle Camere si votarono delle risoluzioni per legare le mani al governo ed impedirgli di firmare la riforma. Un ribaltamento dei ruoli che, se non ci andassero di mezzo i soldi ed il futuro degli italiani, susciterebbe ilarità.
Così è molto probabile che i giallorossi, nonostante le schermaglie amene di Renzi, arrivino al famoso semestre bianco, cioè all’elezione del Presidente della Repubblica e scegliersi un Capo dello Stato su Misura. Conclusione inevitabile: c’è chi, per non perdere la poltrona, è pronto a perdere faccia e dignità, e a beccarsi ancora poco meno di due anni di emolumenti da nababbi.
Ma non è ancora finita, perché il Mes è deleterio anche se non si usa. Innanzitutto serve ora più di prima a regalare un po’ di miliardi alle banche straniere oltre ad indebitarci di più. Questa volta non si parla solo dei 36 miliardi (il nostro Paese ha già versato nella cassa comune del Mes 14 miliardi) che dovremmo prendere a prestito per utilizzarli nel settore della sanità. Si parla di una cosa assai più grave e rischiosa, cioè la riforma che l’eurogruppo ha già approvato, presente il ministro Gualtieri. Il nuovo articolo 3 del Mes riformato recita: “Il Mes e la Commissione europea, in collaborazione con la Bce, avranno il compito di monitorare e valutare il quadro macroeconomico e la situazione finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del debito pubblico”. Spiegazione: Il Mes e il suo direttore, il tedesco Klaus Regling, senza nemmeno l’obbligo di riferire al Parlamento europeo, come avviene; sarà minata la sovranità esclusiva degli stai, cioè le politiche economiche e fiscali.
Con questa riforma sarà più facile chiedere una ristrutturazione del debito ai singoli Paese che ne hanno usufruito. La Grecia docet, intervenne la Troika (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca centrale europea), ora avremmo la quattroika, quella di prima più il Mes. Ogni altra pagella per l’Italia come quelle della Commissione europea o del F.M.I. sarebbero scavalcate dalla nuova situazione. E che dire della nuova stretta sulle banche che renderà più difficile avere prestiti e punirà in modo spietato gli sconfinamenti, che in questo periodo di crisi saranno non pochi?
Dopo l’approvazione del Mes pare che arrivino i soldi dall’Europa Parte a fondo perduto, parte a credito, e qui nuova contesa che prevede la divisione dei fatidici 209 miliardi in più rivoli. Il pezzo più grosso, 74,3 miliardi, andrà, se non cambiano idea, all’ecologia; 40 all’efficienza energetica; 27,7 ad investimenti come infrastrutture; ecc. Interessante notare che la spesa ecologica interessi principalmente al sostegno dell’industria automobilistica tedesca, un piano sostanzialmente dettato dall’Europa (a guida tedesca). Nell’ultimo Consiglio dei Ministri queste proporzioni hanno subito un ritocco.
E questi sarebbero i governanti che volevano cambiare l’Italia? I capitani coraggiosi che dovevano aprire Montecitorio e Palazzo Madama come fossero lattine di tonno? Sono quelli vogliono rilanciare l’economia? Le ricette per questo rilancio sono praticamente due: quella keynesiana (lavori pubblici per generare occupazione e quindi reddito) e quella liberale (abbassare le tasse perché i soldi affidati al mercato producono più e meglio di quelli affidati allo Stato). Ricordando che se si fanno i lavori pubblici occorre farne tanti (i citati pochi miliardi sono un palliativo); se si diminuiscono le tasse, occorre diminuirle in quantità. L’economia ha bisogno di frustate, di terapie d’urto, non di carezze, altrimenti delle “misurine” nemmeno se ne accorge.
Ci troviamo invece di fronte a poche idee di come si faccia a far riprendere un’economia in crisi, mentre molte sono le idee per mantenere sino a fine legislatura il posto in parlamento o al ministero.
Quante balle si sono udite ultimamente: Renzi che spergiurava ”Mai al governo coi grillini”; stessa cosa la diceva i Pd. Le invettive contro il Mes finite nel cestino per non dire in altro luogo. Però nel frattempo si fanno alcuni affari: il quotidiano ”Il Riformista” ha rivelato recentemente che in circa due anni il colosso Usa del tabacco Philip Morris avrebbe versato 2,4 miliardi alla società di Davide Casaleggio. Una cifra importante, circa un quarto dell’intero fatturato della Casaleggio Associati. A questa notizia si è pure affiancata quella delle normative che hanno favorito la tassazione del tabacco riscaldato, il cui prodotto di punta è della Philip Morris, leader del mercato. Vuoi vedere che l’unico a gudagnarci e bene è il Casaleggio, non parlamentare eppure voce in capitolo delle decisioni grilline?
E che dire del ministro grillino del Lavoro, Nunzia Catalfo, detta la ministra invisibile perché di lei non si vede alcuna decisione su casi impellenti. E la crisi Alitalia? Al dicastero non risulta essersi alzato in volo alcun piano di salvataggio e mentre l’Ilva sta bruciando negli altiforni le ultime speranze di salvarsi, al ministero si augurano che la temperatura scenda. La Whirlpool minaccia di chiudere e lasciare l’Itala? Anche in questo caso la crisi viene messa in freezer, in attesa di tempi migliori. Non parliamo poi del caso Autostrade e della diatriba coi Benetton che si trascina ormai da tre anni. Ecco i grillini al governo, che non sapendo cosa fare, rimandano.
Ed ora, mentre scrivo quest’articolo, stiamo assistendo alla manfrina tra Conte e Renzi per una soluzione gattopardesca in cui non cambierà praticamente nulla. Vedere però un Presidente della Repubblica che assiste a questi giochi di sottopotere è veramente deludente.

Luigi Derlindati

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