“Nonostante il Covid a Reggio Emilia abbia ridotto le aspettative di vita, di 1 anno per le donne e di 1,4 anni per gli uomini, le previsioni demografiche prevedono una riduzione della popolazione in età lavorativa rispetto a quella più anziana. Tornerà a salire la speranza di vita e a fronte del rallentamento delle nascite già in atto la popolazione nel suo complesso invecchierà rapidamente”. Adelmo Lasagni, segretario Fnp Cisl Emilia Centrale interviene sul tema dell’invecchiamento della popolazione e gli scenari sociali connessi: “che ci obbligano a riprogrammare il futuro e ad adeguare le politiche pubbliche ed economiche del nostro Paese e della nostra provincia”.
In Emilia-Romagna, secondo la ricerca ‘La situazione demografica dell’Emilia-Romagna e le proiezioni al 2050’, realizzata dall’associazione Neodemos per conto della Fnp Cisl, si stima che nel 2035, la popolazione di età 0-14 scenderà dall’attuale 13% all’11%, per rimanere su questo livello anche nel 2050, mentre gli over 65, che oggi sono meno di un quarto della popolazione complessiva, diventeranno oltre un terzo nel 2050. Sempre nel 2050, una persona di 65 anni su quattro vivrà sola e così anche quasi i due terzi degli anziani che avranno superato gli 85 anni. Inoltre, più di un milione di persone con più di 65 anni soffrirà di almeno una malattia cronica, di cui un quarto avrà più di 85 anni.
“La salute non è solo il risultato di fattori biologici – continua Lasagni – , ma s’interseca con fattori psicologici e sociali, per questo come sindacato dei pensionati lavoriamo e poniamo attenzione sulla tutela della non autosufficienza, della prevenzione, del mantenimento dell’autosufficienza e della qualità della vita dei nostri anziani, oggi e nel futuro prossimo. L’emergenza pandemica purtroppo ha accelerato le dinamiche legate alla fragilità dell’invecchiamento”.
Da qui le rivendicazioni dei pensionati cislini di Reggio e Modena: “a partire dalla messa a punto delle cure territoriali, con un servizio sociale territoriale potenziato per facilitare l’accesso ai servizi e una presa in carico sempre più personalizzata. In tutta la rete delle Case della Salute chiediamo la presenza dei medici di medicina generale a favore della medicina d’iniziativa; quindi una rete dei servizi sanitari di cure intermedie rafforzati, con la presenza dell’infermiere di comunità 24 ore su 24”.
“La domiciliarità – prosegue Lasagni – necessita essere il perno dell’intera filiera dei servizi socio-sanitari, supportati da interventi complementari per mantenere l’autonomia dell’anziano: caregiver, assistenti famigliari regolarizzate e formate, trasporti pubblici locali efficienti, contesti sociali ed ambientali sicuri e vivibili per le persone anziane, assenza di barriere architettoniche e domotica nelle case degli anziani. Senza dimenticare la qualificazione certificata dei servizi residenziali per gli anziani più fragili”.
Per Lasagni, se gli anziani saranno sempre più e tali per lungo tempo, occorrono politiche di invecchiamento attivo, ossia un insieme di ‘tutele’ che accompagnino l’anziano a vivere al meglio questa fase della vita. “Come sindacato ci impegniamo a una formazione permanente per la crescita del bagaglio formativo finalizzato all’adozione di stili di vita più salutari, a una maggiore partecipazione alla vita sociale e all’allargamento delle reti di relazioni”.
L’analisi condotta da Neodomos prospetta anche cambiamenti che interessano il mercato del lavoro. Infatti, la crescente scolarizzazione con il conseguente innalzamento dell’età media in cui si terminano gli studi, e il ritardo nei processi di transizione allo stato adulto, compreso quindi l’ingresso nel mercato del lavoro, provocano un’ulteriore erosione delle forze di lavoro giovane.

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