Vani gli sforzi di associazioni ambientaliste e cittadini che dalle 6 am del 15 Giugno si sono recati sul luogo del cantiere della nuova struttura scolastica prevista in Piazzale Sicilia dove si sta consumando l’ennesimo scempio contro il patrimonio arboreo della nostra città.

Sette platani secolari in perfetta salute sono in fase di abbattimento per far posto ad un progetto anacronistico che non ha minimamente  tenuto conto del valore di alberi centenari e degli spazi verdi, in un’epoca dove mai prima d’ora si è discusso così  tanto di cambiamenti climatici e di quanto gli alberi, e in generale gli ecosistemi naturali, siano importanti per mitigarli e per preservare la salute umana.

Docenti e staff amministrativo delle scuole adiacenti in lacrime davanti alle scene di abbattimento. A seguito delle insistenze dei cittadini presenti si è ottenuto un fermo temporaneo dei lavori al quale ha fatto seguito un primo incontro svoltosi in mattinata con il Presidente della Provincia Diego Rossi, durante il quale si è accordato un secondo incontro, nel pomeriggio, con i tecnici responsabili del progetto al fine di discutere con loro eventuali proposte alternative per salvare ciò che resta dei platani di Piazzale Sicilia. Purtroppo all’incontro del pomeriggio era presente solo l’ingegnere che ha firmato ma non redatto il progetto e dunque poco informata sui dettagli e non in grado di rispondere alle pertinenti domande dei presenti né dare giustificazioni su alcune scelte incomprensibili del progetto.

Considerando la situazione di emergenza scolastica in cui versa da anni la città e la previsione di ulteriore aumento della popolazione scolastica nel prossimo decennio ci si chiede perché la Provincia (in accordo col Comune) non abbia preferito un approccio più organico e lungimirante alla penuria di spazi scolastici? Perché, in un’era in cui il consumo di suolo zero dovrebbe essere criterio prioritario e contro ogni logica di sostenibilità, si decide ancora di costruire nuovi edifici invece di rigenerare quelli già esistenti?

Perchè non sono state prese in considerazione alternative quali l’acquisto e rigenerazione di edifici già esistenti? Perché non sono state fatte altre proposte progettuali che considerassero il verde pubblico come una risorsa da preservare e non come mera superficie da consumare? Nel 2021 il valore di un’area verde dovrebbe essere equivalente a quello di una palestra, una biblioteca o altre strutture di utilità pubblica. Così come sembrerebbe folle abbattere una palestra in buone condizioni e fruita per realizzarvi un’area verde lo stesso dovrebbe valere al contrario.

Oltre a non ottenere risposte, i presenti, durante il colloquio, sono stati informati che l’oggetto del progetto non deve essere considerato una palestra annessa all’adiacente plesso scolastico esistente, ma bensì è da considerarsi una “nuova scuola” a se stante tanto è che è stata esclusa la possibilità di eliminare la recinzione tra l’IPSIA e la nuova struttura per ampliare lo spazio disponibile a Est. Questo aggrava ancor più la scelta di localizzare l’intervento sull’area verde in esame.

La scelta della rimozione dei platani centenari infine è stata giustificata sulla base di una legge che prevederebbe una distanza minima di 30 metri delle nuove edificazioni dalla ferrovia. La legge 753/1980 prevede che la distanza minima di 30 metri sia misurata dalla rotaia più vicina. Rispettando tale distanza  ci sarebbe stato abbastanza spazio sia per gli alberi che per la nuova palestra con aule annesse. La responsabile fa in seguito riferimento ad un ambiguo articolo del RUE del Comune di Parma che recita “La fascia di m. 30, misurata dal ciglio o dal piede della scarpata, sia o non sia disegnata dal RUE, equivale al limite di edificazione.” confermando che una misurazione dal ciglio avrebbe permesso di preservare gli alberi.

Errata inoltre l’affermazione del Presidente Rossi che questi platani centenari saranno “compensati” con 7 nuove piante e ridicolo fare riferimento ad altri progetti che hanno di recente piantato piante in altre zone della città.

Le 7 nuove piante, se tutto va bene, raggiungeranno il valore ecologico di quelle abbattute tra un secolo quando gli studenti e i cittadini che vivono ora in quell’area non potranno più goderne, a causa di scelte politiche miopi e conseguenti implementazioni tecniche.

Eh no caro Presidente Rossi! Non ci sentiamo per nulla rassicurati dal confronto avuto, come da Lei affermato in un suo comunicato stampa. Ha avuto la possibilità di correggere il tiro di una scelta sbagliata ma non lo ha fatto ribadendo punti di vista anacronistici e dannosi per lo sviluppo della nostra città.

Ci appelliamo ora all’opzione, seppure tutt’altro che ottimale dati i negativi effetti sulla longevità della pianta e le probabilità di attecchimento, dello spostamento dei due alberi ancora non abbattuti così com’è stato fatto per un caso analogo dal Comune di Parma nella scuola Anna Frank. Restiamo speranzosi che voglia accogliere almeno questa richiesta.

 

 

Parma Dimensione Umana

parmadimensioneumana@gmail.com

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