Festa per 40 anni di Emporio con sfilata e mostra a Milano

“Non penso di dover retrocedere dalle mie idee e dal mio modo di pensare, non voglio retrocedere di un passo” dice Giorgio Armani al termine della sfilata con cui a Milano Emporio Armani festeggia in passerella i suoi primi 40 anni.
Una celebrazione accompagnata da un video proiettato all’inizio della sfilata, da una mostra all’Armani Silos, dall’uscita in passerella dei collaboratori storici Silvana Armani e Leo Dell’Orco, direttori degli uffici stile donna e uomo dell’Emporio, da una puntata speciale del magazine che porta il nome della linea, e anche da qualche riflessione.

Giorgio Armani (c) and Emporio Armani and Sergio Galeotti (R) poses with models at the endof Emporio Armani Spring Summer 2022 collection during Milan Fashion Week, Milan, Italy, 23 September 2021. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

“Sono stati 40 anni duri, durissimi ma anche belli, bellissimi, nonostante 40 anni di fantasie strane, proposte anche assurde, vedere dei ragazzi così semplici, puliti e carini – riflette Armani – mi ha fatto molto piacere, tengo duro per quello, perché ritengo il mio modo di pensare trovi poi un riscontro notevole”. E se in 4 decenni Emporio trova ancora la via per arrivare ai giovani e rimanere nuovo un motivo c’è: “ci sono le cure termali e i lifting” scherza Armani, spiegando poi che “ci si rinnova guardandosi intorno e non facendo ciò che ti viene proposto”.

Seguire la propria strada, in maniera chiara, come fece nel 1981, quando nacque l’Emporio. “Disegnai un aquilotto al telefono e Sergio (Galeotti, ndr) mi chiese ‘troviamo anche noi una Lacoste?’ e io dissi, ‘cosa volta alto?’. ‘L’aquila’ rispose lui e allora facemmo l’aquila”. Un simbolo conosciuto in tutto il mondo e nato a Milano, città tanto legata al nome Armani che “da quando ho fatto il murales in Broletto – racconta lui – i tassisti chiedono ai passeggeri ‘la porto da Armani?'”. Di questo e di molto altro – la parità tra uomo e donna, l’erotismo, i viaggi – parla la mostra ‘The way we are’: “Emporio Armani nasce nel 1981 – in anticipo sui tempi. L’ho immaginato – racconta Armani – come una linea con cui sperimentare, catturando le nuove tendenze e proponendo una moda democratica, un contenitore nel quale ciascuno può trovare qualcosa e farlo proprio, interpretandolo in modo personale.
Oggi rappresenta la declinazione trasversale e dinamica del mio concetto di stile e non ha perso lo spirito iniziale di individualità e aggregazione, di ricerca e libertà”.
Lo spirito di Emporio pervade la mostra, curata personalmente da Giorgio Armani, che andrà a sostenere i progetti volti a contrastare l’abbandono scolastico di Save the Children. Anche la moda, riflette Armani, può educare: “mi sono proposto di diventare maestro e infatti mi ci chiamano” scherza, per poi spiegare che anche grazie a una cultura dell’abito “puoi riconoscere te stesso e quello che puoi essere, in un modo o in un altro, e io preferisco altro”.
Un altro che per la prossima primavera estate si traduce in una collezione che ha il suo centro nella leggerezza, nella fluidità dei tagli e nel colore: “l’ottimismo – spiega Armani – sta nel fatto che chi veste questi abiti si sente più sicuro e rasserenato“. Sono colori che partono dai toni del deserto per arrivare ai pastello e divampare in un’esplosione finale di rossi, verdi, blu saturi, per abitini di frange di paillettesper lei e completi bermuda-casacca in scintillante shantung per lui. Sono colori “un po’ fuori tema nel panorama Armani ma mi sembrava necessario – racconta lo stilista – dare un colpo di allegria e questi colori mi fanno gioire”. Così come le collane da uomo grandi e colorate, uguali a quelle di lei, in un interscambio continuo di mondo maschile e femminile. Per lei sfilano abiti sottili e segnati in vita, blouson e pantaloni fluidi proposti come nuovo suit, blazer leggeri come camicie, fantasie e linee che sono echi di viaggi. Lui condivide la stessa idea di morbida eleganza, fatta di giacche-camicia, casacche ampie e pantaloni pigiama, maglie stampate effetto tatuaggio e denim sartoriale, ma anche bermuda in shantung con bluse in seta e slipper in pelle.

fonte Ansa

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