Prima alla Casa Bianca, poi il premio dell’Atlantic Council

 

epa09847067 A handout picture made available by the Chigi Palace (Palazzo Chigi) Press Office shows US President Joe Biden (C) with Italian Prime Minister Mario Draghi (R) during the Group of Seven (G7) Leaders meeting in Brussels, Belgium, 24 March 2022. EPA/FILIPPO ATTILI/CHIGI PALACE PRESS OFFICE HANDOUT 

 

 

Altolà di Matteo Salvini alla vigilia del viaggio di Mario Draghi negli Stati Uniti.

“Spero che il viaggio di Draghi in America – dice il leader della Lega, Matteo Salvini partecipando alla presentazione del libro ‘Il fatto non sussiste’ nella sede del partito radicale –  porti pace e non altre armi: i due contendenti vogliono sedersi al tavolo della pace, non vorrei che altri non lo volessero…”.

Alla sua “‘prima” alla Casa Bianca il presidente del Consiglio si presenta forte di una “leadership” riconosciuta da Biden alla vigilia del suo arrivo, per le scelte “dure” assunte contro la Russia, in cui l’Italia si è posta in prima fila.

E in alcuni casi, come per le sanzioni contro la Banca centrale di Mosca, ne è stata ispiratrice. Un deciso cambio di rotta rispetto agli anni del filo-putinismo, osservato con favore dalle cancellerie europee e internazionali, nonostante i distinguo che stanno emergendo nella larga maggioranza che sostiene Draghi a Roma.

Per i due si tratterà comunque del terzo bilaterale in poco più di un anno, dopo l’incontro in Cornovaglia al G7 e la visita di Biden a Palazzo Chigi a margine del G20 di Roma. Draghi e Biden hanno avuto occasione di uno scambio anche a Bruxelles a fine marzo, quando il presidente Usa ha partecipato al vertice Nato e all’ultimo Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio arriverà a Washington martedì per il colloquio faccia a faccia dopo il vertice virtuale tra i leader del G7 e il presidente ucraino Volodymiyr Zelensky e il giorno dopo quel 9 maggio che per la Ue è la giornata della pace e per Mosca è la giornata della Parata della vittoria sui nazisti in Germania.

L’andamento della guerra sul campo, le azioni per sostenere l’Ucraina, compreso l’invio di armi, l’inasprimento delle sanzioni saranno i temi principali sul tavolo, insieme alle ripercussioni della guerra sull’economia e sugli approvvigionamenti energetici ma anche del grano, che rischiano di innescare una crisi alimentare nei paesi più poveri dell’Africa e del Medio Oriente. Ma sul tavolo ci saranno anche altre questioni globali come l’onda lunga della pandemia e la questione climatica, oltre ai rapporti con la Cina. Prima della bilaterale i due leader rilasceranno brevi dichiarazioni alla stampa nello studio Ovale. Durante l’incontro saranno discusse anche le eccellenti relazioni tra i due paesi nel quadro di una riaffermata solidità del legame transatlantico. Tra i temi anche il coordinamento con gli alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione della Russia. Un coordinamento che è costante , in continuità con i regolari contatti mantenuti anche in ambito Quint. L’incontro potrà offrire anche l’occasione per uno scambio di vedute sulle sfide globali di interesse comune, sui preparativi dei vertici G7 e Nato in programma a giugno, nonchè sulla cooperazione in materia di sicurezza energetica, digitale, alimentare e di cambiamento climatico.

Il viaggio a Washington per Draghi sarà l’occasione per una visita al Congresso Usa, il giorno 11, con un incontro bipartisan con i parlamentari e un saluto alla speaker della Camera Nancy Pelosi, che aveva già incontrato lo scorso ottobre a Roma. In giornata l’incontro con la stampa presso l’ambasciata italiana, mentre in serata, prima di rientrare in Italia, il premier sarà all’Atlantic Council dove riceverà il Distinguished Leadership Award. Il capo del governo italiano lo riceverà per la sua leadership internazionale, dopo essere già stato premiato dal think tank nel 2015 quando era presidente della Bce. Insieme a lui, l’11 maggio, saranno premiati l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi (per la leadership imprenditoriale) e due rappresentanti dell’Ucraina: l’ambasciatrice di Kiev a Washington Oksana Markarova e la cantante Jamala, vincitrice del concorso Eurovision nel 2016, che ha accettato il riconoscimento (per la leadership artistica) per conto di tutti i colleghi del suo Paese.

     

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