Le motivazioni della Cassazione: ‘Militari consapevoli della conseguenze delle percosse’

 

Ilaria Cucchi all’esterno della Procura di Roma per incontrare il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, 3 novembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

 

Il “pestaggio” di Stefano Cucchi avvenuto nella caserma dei carabinieri di Roma Casilina – la notte del 16 ottobre 2009 – è stata la “causa primigenia” di una serie di “fattori sopravvenuti'”, tra i quali le “negligenti omissioni dei sanitari”, che ha causato la morte del geometra romano.

Lo afferma la Cassazione nella motivazioni del verdetto che ha condannato a 12 anni di reclusione i cc Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

“La questione della prevedibilità dell’evento” delle lesioni e poi della morte, nel caso del pestaggio subito da Stefano Cucchi ad opera dei Cc, “è certamente fuori discussione, date le modalità con le quali gli imputati hanno percosso la vittima, con colpi violenti al volto e in zona sacrale, ossia in modo idoneo a generare lesioni interne che chiunque è in grado di rappresentarsi come prevedibile conseguenza di tale azione”.

Lo sottolinea la Cassazione respingendo i ricorsi dei Cc autori del pestaggio di Cucchi che sostenevano il “decorso anomalo” della sua morte.

 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.