CONGIUNTURA IN EMILIA-ROMAGNA

 

Unioncamere Emilia-Romagna: I dati confermano la ripresa, sulla cui durata e intensità pesano forti elementi esterni di preoccupazione come il conflitto in Ucraina, le difficoltà di approvvigionamento, il rincaro delle materie prime, l’incremento dell’inflazione.

 

Intesa Sanpaolo: Nel primo trimestre dell’anno prestiti alle imprese industriali regionali in crescita superiore alla media nazionale, portando i volumi dei prestiti bancari all’industria ai massimi dal 2012. Riprende vigore il trend dei depositi delle aziende, a causa delle incertezze geopolitiche

 

Confindustria Emilia-Romagna: Segnali positivi dall’export regionale, ma peggiora il clima di fiducia delle imprese a fronte di un quadro macroeconomico fortemente incerto. Accelerare interventi di supporto e politiche industriali per gli investimenti

 

 

In un contesto di crescenti criticità esterne e pieno di incognite, il 2022 è iniziato con il piede giusto. La ripresa è proseguita a un ritmo sostenuto con un nuovo notevole recupero rispetto allo stesso periodo del 2021, in cui si era già invertita la tendenza negativa.

I segni positivi di produzionefatturato e ordinativi compongono un quadro di dinamicità che è ora messa in discussione: la difficile congiuntura a livello internazionale, l’inflazione – con l’aumento dei prezzi di materie prime ed energia – e la crisi geopolitica rappresentano dei fattori di freno.

Questo emerge dall’indagine congiunturale sul primo trimestre 2022 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-RomagnaConfindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

Il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna ha messo a segno un nuovo notevole recupero (+8,0 per cento) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. La produzione ha sostanzialmente raggiunto il livello dello stesso trimestre del 2018 (-0,3 per cento), l’ultimo anno di crescita dell’attività prima della recessione nel 2019 e dell’inizio della pandemia nel 2020.

C’è la sensazione che l’attività produttiva avrebbe potuto procedere a un ritmo più intenso, ma che le restrizioni dal lato dell’offerta, per l’insufficiente disponibilità e irregolarità delle forniture, più ancora che per i forti incrementi dei prezzi degli input produttivi, ne abbia limitato il passo.

Al contempo, il saldo positivo tra le quote delle imprese che hanno rilevato un aumento e quelle che hanno riferito una riduzione della produzione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è sceso a +35,8 da +50,6 punti, pur rimanendo molto elevato rispetto al passato.

Sotto la pressione dell’aumento dei prezzi industriali derivante dalle quotazioni delle materie prime, di semilavorati e componenti, la crescita del fatturato sullo stesso periodo del 2021 (+11,0 per cento) è risultata più elevata rispetto all’andamento della produzione. Il fatturato estero ha avuto un andamento più contenuto (+9,6 per cento).

Un ulteriore dato positivo da considerare è costituito dall’andamento del processo di acquisizione degli ordini, che ha confermato una solida tendenza positiva (+9,4 per cento), tale da prospettare un valido effetto volano per il proseguimento della fase di recupero dell’attività.

Il grado di utilizzo degli impianti è salito ancora, giungendo fino al 79,7 per cento, un dato superiore a quello dello stesso trimestre 2021 (75,1 per cento): è il valore più elevato da fine 2014.

Anche il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini si è decisamente allungato andando ben oltre le 13 settimane, un valore che non era stato più registrato dalla fine del 2008.

Nonostante i timori legati alle conseguenze dell’inflazione e del conflitto, l’attività è risultata in forte ripresa, ma tra i settori variano l’intensità e l’andamento nel lungo periodo.

In dettaglio, il ritmo della ripresa del fatturato dell’industria alimentare si è mantenuto invariato rispetto al trimestre precedente (+8,0 per cento), sostenuto anche dalla pressione dell’aumento dei prezzi, con la crescita delle vendite sui mercati esteri ha avuto un’ulteriore accelerazione (+15,9 per cento). In aumento la produzione (+5,2 per cento) e gli ordini (+5,8 per cento).

La ripresa congiunturale del sistema moda è proseguita con un ritmo notevole, ma è lunga la risalita dalla recessione conseguente alla pandemia. Bene il fatturato complessivo (+12,2 per cento), trainato dal mercato interno mentre l’estero è meno dinamico (+10,8 per cento). In salita la produzione (+10,6 per cento).

La piccola industria del legno e del mobile ha messo a segno un ulteriore consistente recupero del fatturato (+11,7 per cento), guidata sia dal mercato interno, sia da quello estero (+11,1 per cento) e della produzione seppur più contenuta (+7,0 per cento).

La ripresa è evidente per l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche ormai al livello del 2018: notevole l’incremento del fatturato (+11,4 per cento), meno brillante la produzione (+8,0 per cento), forse per il sensibile aumento dei prezzi dei metalli, bene gli ordini (+8,3 per cento).

Notevole fiducia anche per le industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto che vivendo una fase positiva tanto che il livello dell’attività dell’aggregato ha superato sensibilmente quello dello stesso trimestre del 2018 (+4,4 per cento). In miglioramento tutti gli indici (fatturato + 12,3 per cento, produzione +9,6 per cento e ordini +11,6 per cento).

Anche l’evoluzione congiunturale del gruppo eterogeneo delle “altre industrie” (che comprende chimica, farmaceutica, plastica, gomma e trasformazione dei minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro) evidenzia la fase di espansione in atto. Il fatturato è salito (+9,5 per cento) dalla tendenza dei prezzi progressivamente orientatisi al rialzo. e quello estero ha avuto un analogo andamento (+8,0 per cento). La ripresa registrata dalla produzione è stata più contenuta (+5,9 per cento). La dinamica degli ordini (+8,2 per cento) è in rallentamento, ma comunque elevata.

Dimensione delle imprese

Nel primo trimestre 2022 si è indebolita la tendenza positiva per tutte le classi dimensionali delle imprese, ma è stata caratterizzata da un chiaro effetto legato al numero degli addetti.

In particolare, per le piccole imprese la produzione è salita (+5,3 per cento) in misura ridotta per cento. Incremento superiore per il fatturato (+6,7 per cento), e gli ordini (+5,6 per cento).

Migliore la dinamica per le imprese medie con numero di addetti compreso tra 10 e 49 (produzione +7,6 per cento, fatturato +8,9 per cento, sostenuto dall’andamento dei prezzi, ordini +7,1 per cento) e le imprese medio-grandi (produzione + 9,2 per cento, fatturato +14,0 per cento, acquisizione degli ordini +12,2 per cento).

In sintesi, il livello di attività delle grandi imprese è risultato superiore rispetto a quello dello stesso trimestre del 2018, le medie imprese lo hanno sostanzialmente raggiunto, ma per le piccole imprese il recupero resta un obiettivo lontano.

Esportazioni

Dai dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane risulta che le vendite all’estero del manifatturiero emiliano-romagnolo hanno accelerato decisamente la loro corsa nel primo trimestre 2022.

Le esportazioni manifatturiere emiliano-romagnole sono risultate pari a quasi 20.072 milioni di euro, corrispondenti al 14,6 per cento dell’export nazionale, e hanno fatto segnare un incremento del 24,7 per cento rispetto al primo trimestre del 2021 e sono risultate superiori del 28,0 per cento alle vendite estere dello stesso periodo del 2019. Alla ripresa dei valori delle esportazioni rilevate a prezzi correnti ha contribuito in buona parte anche il forte aumento delle materie prime e dei semilavorati importati che si sono riflessi, ma non nella stessa misura, sui prezzi alla produzione dei prodotti esportati. Nel trimestre l’andamento regionale è risultato migliore di quello riferito al complesso delle vendite all’estero nazionali, che hanno registrato una ripresa tendenziale leggermente più contenuta (+22,5 per cento).

Sulla base dei dati del Registro delle imprese, le attive dell’industria in senso stretto, a fine marzo 2022 risultavano 43.373 (pari all’10,8 per cento delle aziende della regione), con una leggera diminuzione corrispondente a 170 imprese (-0,4 per cento) rispetto all’anno precedente.

«Della pandemia resta il danno derivante dall’attività perduta e dalla mancata crescita del tessuto produttivo dell’industria regionale che oggi deve affrontare un contesto difficile. I forti rischi geopolitici derivanti dal conflitto in Ucraina, la carenza e la difficoltà di approvvigionamento di materiali e componenti, il rincaro delle materie prime, in particolare il costo dell’energia, l’incremento dell’inflazione sono i fattori di preoccupazione che possono ostacolare la diffusione e l’intensità della ripresa. – dichiara Alberto Zambianchi, Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna – La situazione è molto complessa ed evidenzia la necessità di interventi a favore delle imprese e per sostenere il potere di acquisto che dovranno essere decisi a livello nazionale ed europeo. Il Sistema Camerale farà la sua parte come sempre con iniziative a supporto delle imprese».

 

In Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 1° trimestre 2022 si è registrato un trend di progressiva ripresa dei prestiti bancari all’industria, che hanno segnato una crescita del 2,4% a/a a marzo, superiore a quella osservata a livello nazionale (+1,9%; i dati qui commentati sono riferiti ai prestiti escluse le sofferenze). La svolta segue il fisiologico rallentamento delineatosi nel 2021 dopo l’eccezionale dinamica del 2020 sostenuta dalle misure a supporto della liquidità e del credito. Questa evoluzione ha portato il volume dei prestiti bancari all’industria ai massimi dal 2012. Diversamente, nei primi mesi del 2022 i prestiti ai servizi sono rimasti in calo, che si è accentuato a -3,2% a/a a marzo, dal -2,3% di fine 2021. Ciò appare coerente con lo sfasamento temporale del trend mostrato nel 2020-inizio 2021 dai prestiti a questo settore, che in Emilia-Romagna sembrano muoversi con un ritardo di qualche mese rispetto ai finanziamenti all’industria e risultano più deboli della media nazionale. La ripresa dei consumi di servizi, in particolare del turismo, potrebbe determinare una svolta del credito al settore nel corso del 2022.

Anche i prestiti alle costruzioni sono rimasti deboli nel 1° trimestre, in riduzione del 5,5% a/a a marzo in Regione rispetto al -1,7% a livello Italia. Pertanto, dato il peso elevato dei prestiti ai servizi sul totale del credito bancario alle imprese, quest’ultimo ha segnato un lieve calo in Emilia-Romagna (del -1,1% a/a a marzo) rispetto a una crescita molto modesta osservata a livello nazionale (+0,5%). Il volume del complesso dei prestiti alle imprese dell’Emilia-Romagna è comunque rimasto anche nel 1° trimestre all’incirca sul livello raggiunto a fine 2020 dopo la fase di rapida ripresa sostenuta dall’erogazione di prestiti con garanzia pubblica e dalle moratorie.

Per quanto riguarda i prestiti per dimensione d’impresa, i dati del 1° trimestre mostrano dinamiche pressoché allineate. Rispecchiando il trend del totale dei prestiti alle imprese, in Regione sono risultati in lieve calo sia i prestiti alle piccole imprese, sia quelli alle aziende più grandi (nell’ordine -2% a/a per le imprese fino a 20 addetti e -1% per le società con almeno 20 addetti a marzo), benché meno marcato a marzo per quest’ultimi. Nel confronto nazionale (-1,4% a/a le piccole a marzo 2022 e +0,9% le imprese più grandi), in regione si conferma un andamento leggermente più debole.

Prima del nuovo shock innescato dall’invasione russa dell’Ucraina, con la graduale normalizzazione delle esigenze di liquidità e in parallelo alla minore domanda di credito, si era assistito a un rallentamento della crescita dei depositi delle imprese, culminato con significativi deflussi nel primo bimestre 2022. Diversamente, da marzo si è assistito ad una svolta del trend, con la ripresa dei depositi delle imprese, nel segno di una rinnovata preferenza per la liquidità stante il clima di incertezza dovuto alla crisi geopolitica in corso. In dettaglio, a marzo i depositi delle imprese dell’Emilia-Romagna sono tornati ad aumentare, del +2,3% a/a, dopo l’arresto della crescita a febbraio. L’andamento è in linea col trend nazionale, anche se più moderato in regione nel 1° trimestre 2022. In termini di flussi, dopo il significativo utilizzo di liquidità nel 1° bimestre, marzo ha visto un nuovo afflusso sui depositi per 1,65mld in Emilia-Romagna. Il saldo netto del 1° trimestre è stato comunque negativo per 3,5mld. Analoga evoluzione si è osservata a livello Italia.

«Il sistema imprenditoriale dell’Emilia-Romagna conferma la sua grande vocazione all’export e la forte propensione ad innovare, elementi strategici nell’impegno che ci vede tutti coinvolti per assicurare il sostegno necessario per superare le difficoltà generate dal conflitto russo-ucraino, continuando al contempo il fondamentale percorso intrapreso con investimenti strategici in efficientamento energetico, digitalizzazione, valorizzazione del capitale umano e dei rapporti di filiera – sottolinea Alessandra FlorioDirettrice Regionale Emilia-Romagna e Marche  di Intesa Sanpaolo -. Per questo abbiamo messo a disposizione una serie di misure finanziarie ad hoc per supportare gli investimenti in tal senso nel medio-lungo periodo e supportare le esigenze immediate delle imprese legate all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, permettendo loro di non frenare gli investimenti. Nei primi tre mesi dell’anno abbiamo erogato oltre 560 milioni di euro di nuovo credito a medio-lungo termine alle imprese regionali, con una importante quota in ambito S-Loan, una linea specifica di finanziamenti creata per supportare le imprese verso la transizione sostenibile che prevede anche un meccanismo di premialità al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità».

Nel primo trimestre 2022 è proseguita la crescita dell’industria dell’Emilia-Romagna, sulla scia di un 2021 che si è chiuso con un aumento del PIL molto positivo: Prometeia stima per il 2021 un incremento del PIL del +7,3%.

L’andamento della produzione industriale a livello nazionale, anche se estremamente volatile a causa della forte incertezza, ha tenuto: in aprile l’ISTAT stima un aumento dell’indice della produzione industriale del +1,6% su marzo.

«L’economia regionale ha registrato una buona capacità di ripartenza dopo la pandemia – dichiara la Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Annalisa Sassi – ma il clima di fiducia delle imprese è in peggioramento, soprattutto a causa dei pesanti costi energetici, delle difficoltà di approvvigionamento di molte materie prime e degli effetti diretti e indiretti del conflitto russo ucraino. Il PMI manifatturiero è sceso a maggio da 54,5 a 51,9».

Sul fronte del commercio estero i segnali sono ancora favorevoli. La crescita del 24% dell’export regionale nel primo trimestre è un dato positivo che fa sperare nella tenuta del sistema produttivo dell’Emilia-Romagna. Continuano però le preoccupazioni per l’incertezza del quadro macroeconomico globale, che incidono sulle decisioni di investimento insieme ad altri fattori come la dipendenza dalla Russia per una quota rilevante del fabbisogno energetico, l’aumento dell’inflazione e le difficoltà legate alla scarsità di manodopera qualificata.

«In questa fase in cui diminuisce la capacità delle imprese di autofinanziarsi – sottolinea Confindustria Emilia-Romagna – dobbiamo accelerare gli interventi di supporto e le politiche industriali per accompagnare gli investimenti, a partire dall’attuazione in tempi brevi di una strategia energetica fondata su un mix di fonti e dalla semplificazione delle autorizzazioni. La nomina del Presidente Bonaccini a Commissario straordinario per il rigassificatore di Ravenna va certamente in questa direzione, confermando anche l’impegno a realizzare uno dei più grandi investimenti europei nel campo dell’eolico e del fotovoltaico».

 

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