Cento giorni tra bombe e distruzione, oltre 4 mila civili uccisi

 

Numeri che fotografano i 100 giorni di guerra di Vladimir Putin all’Ucraina.

Ecco le principali tappe:

* 24 FEBBRAIO.

Alle 3,55 del mattino (le 5,55 a Mosca) la tv Rossija 24 manda in onda un video preregistrato in cui il presidente russo annuncia ‘un’operazione militare per proteggere il Donbass, smilitarizzare e denazificare l’Ucraina. Poco dopo arrivano le prime notizie di esplosioni a Kiev, Odessa, Kharkiv, Mariupol. L’invasione è iniziata.

* 25 FEBBRAIO. Il presidente Zelensky posta un video sui social, in tuta militare annuncia: “Siamo qui, siamo a Kiev, stiamo difendendo l’Ucraina”. Segno che non ha nessuna intenzione di lasciare il suo Paese. Ma sa di essere nel mirino di Mosca: “Potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete vivo”. Il sito nucleare di Chernobyl cade sotto il controllo delle forze russe.

* 27 FEBBRAIO. Il sindaco di Berdyansk, città sulla costa sud dell’Ucraina riferisce i russi hanno preso il controllo. Tra mille stop and go, le delegazioni ucraina e russa decidono d’incontrarsi al confine con la Bielorussia.

* 2 MARZO. Nel settimo giorno di guerra cade in mano dei russi la prima grande città, Kherson, nel Sud.

* 4 MARZO. Le forze militari russe prendono il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la piu’ grande d’Europa.

* 8 MARZO. McDonald’s chiude 850 fast food in Russia.

* 9 MARZO. Le bombe russe colpiscono la maternità di un ospedale a Mariupol. La foto di Marianna Podgurskaya, giovane blogger incinta al nono mese, con ferite in viso, che esce dopo le esplosioni fa il giro del mondo. E un’altra, portata via in barella, muore col suo bambino. Ma Mosca parla di ‘messinscena’

* 11 MARZO. L’Onu denuncia che i russi usano bombe a grappolo. Rapito e portato via con un sacco in testa il sindaco della città sud-orientale di Melitopol, Ivan Fedorov.

* 13 MARZO. Brent Renaud, pluripremiato regista e produttore Usa di documentari e reporter di guerra, resta ucciso a Irpin.

* 15 MARZO. Vicino Kiev rimangono uccisi la giornalista ucraina Alexandra Kuvshinova e il cameraman della Fox Pierre Zakrewski.

* 16 MARZO. L’esercito russo bombarda il teatro di Mariupol dove si erano rifugiati centinaia di civili. Impossibile stabilire il numero delle vittime.

* 29 MARZO. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan accoglie le delegazioni di Russia e Ucraina a Istanbul per colloqui di pace.

* 3 APRILE. A Bucha, nell’hinterland di Kiev i russi si ritirano lasciando distruzione e morte: i soccorsi trovano strade disseminate di cadaveri, molti con i polsi legati, vittime di esecuzioni. Si scoprono con il passare dei giorni fosse comuni. Davanti all’orrore Zelensky dice: ‘Non riesco più a piangere’.

* 8 APRILE. Due missili russi piombano sulla stazione di Kramatorsk, in Donbass, mentre migliaia di persone – donne, bambini e anziani – aspettano i treni per evacuare. Le vittime solo più di 50, decine i feriti. Mosca contraccusa gli ucraini.

* 29 aprile. Missili russi colpiscono il centro di Kiev durante la visita del segretario generale Onu Antonio Guterres. Nel bombardamento perde la vita una giornalista ucraina.

* 3 MAGGIO. A Irpin dopo il ritiro delle truppe russe, vengono trovati 290 cadaveri di civili. La maggior parte uccisi con colpi di arma da fuoco, giustiziati.

* 20 MAGGIO. Dopo 86 giorni di resistenza i combattenti ucraini asserragliati dentro l’acciaieria Azovstal di Mariupol si consegnano all’esercito russo eseguendo gli ordini di Kiev. La città di Mariupol è presa dai russi.

* 2 GIUGNO. Le forze russe avanzano nel Donbass e controllano l’80% di Severodonetsk, dopo giorni di avanzata con Kiev che ricosce le “difficoltà” della resistenza. Circa 800 persone sono rifugiare in diversi bunker antiaerei nei sotterranei della fabbrica chimica Azot mentre la morsa si stringe su tutte le città della regione.

 

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