Incriminati 92 fra comandanti e subordinati, altri 96 ricercati. Il responsabile di una commissione investigativa russa sostiene che dovrebbe essere istituito un tribunale internazionale con Siria, Iran e Bolivia

 

epa10089561 Russian Foreign Minister Sergei Lavrov attends a press conference after a meeting with his Egyptian counterpart Shoukry, in Cairo, Egypt, 24 July 2022. Lavrov is on an official visit to Egypt. EPA/MOHAMED HOSSAM

 

Mosca ha accusato 92 membri delle forze armate ucraine di crimini contro l’umanità e ha proposto un tribunale internazionale sostenuto da Paesi come Bolivia, Iran e Siria.Lo afferma il capo della commissione investigativa russa, scrive la Bbc online.Alexander Bastrykin ha dichiarato al sito governativo Rossiiskaya Gazeta che sono state avviate più di 1.300 indagini penali.

Gli ucraini sono stati coinvolti in “crimini contro la pace e la sicurezza dell’umanità, che non vanno in prescrizione”, ha detto. Bastrykin ha aggiunto che sono stati incriminati 92 comandanti e i loro subordinati mentre 96 persone, tra cui 51 comandanti delle forze armate, sono attualmente ricercate. La Bbc non ha potuto verificare le informazioni contenute nell’intervista, mentre Kiev non ha rilasciato commenti in merito.

Bastrykin ha poi accusato l’Occidente di sponsorizzare apertamente il “nazionalismo ucraino”, per cui un processo sostenuto dalle Nazioni Unite “è estremamente dubbio”. Ha quindi proposto di istituire un tribunale internazionale con i Paesi che hanno “una posizione indipendente sulla questione ucraina”, in particolare Siria, Iran e Bolivia.

Anche l’Ucraina sta conducendo le proprie indagini e ha già affermato che sta esaminando 21mila crimini di guerra e di aggressione presumibilmente commessi dalle forze russe dall’inizio dell’invasione, lo scorso febbraio.

 

epa10086292 Russian President Vladimir Putin chairs a meeting with members of the Russian Security Council via teleconference call at the Novo-Ogaryovo state residence outside Moscow, Russia, 22 July 2022. EPA/MIKHAEL KLIMENTYEV / SPUTNIK / KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

 

La Russia manterrà i suoi impegni sull’export dei prodotti agricoli, a prescindere dalla revoca o meno delle restrizioni applicate a Mosca. Lo ha detto il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov in colloqui al Cairo, aggiungendo che  “Non abbiamo pregiudizi riguardo ad una ripresa di colloqui con Kiev su un ampio spettro di temi che vadano oltre il grano, dipende dagli ucraini”. La marina russa e quella turca garantiranno la sicurezza delle navi col grano nel Mar Nero, ha spiegato Lavrov, che ha lanciato anche l’ennesimo affondo contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Mosca aiuterà il popolo ucraino a sbarazzarsi del regime antipopolare e antistorico di Kiev”, ha detto. “Siamo solidali con il popolo ucraino, che merita una vita migliore. Ci dispiace che la storia ucraina venga rovinata sotto i nostri occhi e ci dispiace per coloro che hanno ceduto alla propaganda di stato del regime di Kiev e per coloro che sostengono questo regime, che vuole che l’Ucraina sia l’eterno nemico della Russia”, ha precisato Lavrov . “I popoli russo e ucraino continueranno a vivere insieme. Aiuteremo il popolo ucraino a sbarazzarsi del regime assolutamente antipopolare e antistorico”, ha promesso il capo della diplomazia di Mosca.

L’Occidente deve rimuovere gli ostacoli che ha posto alle esportazioni di cibo e fertilizzanti russi, se vuole risolvere la crisi alimentare, ha anche detto Lavrov al termine dei colloqui con il suo omologo egiziano. “Per quanto riguarda il cibo, i nostri co
lleghi occidentali sono molto preoccupati per questa situazione. Devono rimuovere gli ostacoli che si sono creati da soli”, ha spiegato Lavrov sottolineando che, anche se non sono state imposte sanzioni contro generi alimentari e fertilizzanti russi, “sono state imposte sanzioni contro le aziende che assicurano le forniture alimentari, contro le aziende che assicurano i pagamenti per il cibo”.

Sempre Lavrov ha spiegato che sarà una terza parte a garantire la sicurezza delle navi che trasportano il grano ucraino insieme alla Russia e alla Turchia. “Siamo riusciti a raggiungere un accordo a Istanbul: l’Ucraina sminerà i porti e lascerà che le navi prendano il mare, mentre Russia, Turchia e un’altra parte, che sarà determinata in seguito, scorteranno le navi verso il Bosforo”, ha doichiarato il ministro russo.

Kiev intanto assicura che “continueranno i preparativi tecnici per l’avvio delle esportazioni di prodotti agricoli dai nostri porti” nonostante gli attacchi. A dirlo su Facebook è il ministro delle Infrastrutture ucraino Oleksandr Kubrakov, che venerdì ha firmato gli accordi a Istanbul per lo sblocco del grano dai porti ucraini.

Nel raid russo sul porto di Odessa “sono stati distrutti una nave da guerra ucraina e un deposito di missili Harpoon forniti dagli Stati Uniti a Kiev”. Lo ha precisato il ministero della Difesa di Mosca che ammette l’attacco. Secondo il portavoce, i missili a lungo raggio hanno colpito “un cantiere navale” nel porto e le capacità di produzione dell’impianto di riparazione e ammodernamento delle navi della Marina ucraina sarebbero state messe fuori servizio. Precedentemente, la Russia aveva negato tramite il governo turco di aver compiuto un attacco sul porto, che è cruciale per l’intesa sull’export di grano ucraino siglata giorni fa a Istanbul.

 

Lancio di razzi russi

 

     

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