Forzata a rito purificazione e anziani le chiedono danni

 

 

Una donna di 24 anni, già vittima di uno stupro, è stata costretta a un test di verginità “kukadi pratha” la prima notte di matrimonio e poi indotta con la forza dal consiglio degli anziani a sottoporsi a un rito di purificazione nel tempio; gli anziani del villaggio hanno anche chiesto alla sua famiglia di pagare un milione di rupie, (circa 12.500 euro), come risarcimento per l’offesa.

L’orrenda catena di umiliazioni ha avuto luogo in un remoto villaggio del Rajasthan, nel nord del Paese.

La donna aveva denunciato alla Polizia la violenza sessuale subita poche settimane prima delle nozze, e afferma di averne informato la famiglia del futuro sposo. Ma il suo coraggio non l’ha salvata dalle costrizioni e dal rifiuto da parte dei parenti dell’uomo che l’aveva sposata.

La vicenda risale allo scorso maggio, ma solo nei giorni scorsi la donna è andata alla Polizia a denunciare i parenti del marito e i rappresentanti del villaggio che continuano ad angariare la sua famiglia pretendendo che paghi la cifra richiesta “per la purificazione”.

Il Commissario di Polizia locale ha ricordato che il “kukali prashad”, il test di verginità tradizionale, è proibito in India, e che il consiglio degli anziani del villaggio non solo non ha alcun potere istituzionale, ma non avrebbe nemmeno dovuto rendere pubblica l’identità di una vittima di stupro.

La vicenda ha portato alla luce un triste retroscena: due anni fa, nella famiglia dello sposo, una figlia si è suicidata dopo essere stata forzata anche lei al test, senza averlo superato.

     

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